Osservatorio del Lavoro agile nelle PA

Si è insediato l'Osservatorio ministeriale del lavoro agile e vedendo i componenti non c'è da dormire sonni tranquilli. Dirigenti di aziende pubbliche e private, consulenti, docenti universitari,  tutti nomi prestigiosi ma siamo certi che guarderanno al problema nell'interesse dei lavoratori?

Il compito della Commissione sarà quello di spingere le amministrazioni pubbliche a redire i Piani organizzativi del lavoro agile (Pola) che ad oggi sono presenti solo in 54 amministrazioni su 162 tra quelle monitorate dal Dipartimento della Funzione pubblica. E quando si tratterà di redigre il Pola negli Enti locali la situazione diventerà ancora piu' problematica per i problemi piu' volte denunciati, ossia la incapacità di gestire innumerevoli servizi con il lavoro agile all'interno di una macchina organizzativa arretrata e mai ripensata alla luce della pandemia.

Ci preoccupa, e non poco,  che spetti proprio all'Osservatorio il compito di avanzare proposte e soluzioni in materia di lavoro agile intervenendo su questioni  di carattere normativo, organizzativo e tecnologico.

Ad oggi i lavoratori in smart hanno subito una forte decurtazione economica e il lavoro agile ha permesso alle amministrazioni di risparmiare soldi senza neppure corrispondere il buono pasto. E l'idea che il lavoro a progetto diventi in prospettiva una modalità dominante negli uffici e nei servizi è ancora piu' preoccupante perchè fa intendere che accresceranno i carichi di lavoro, le mansioni esigibili imponendo di fatto la riscrittura dei profili professionali.

E' arrivato il momento di uscire dall'ubriacatura dello smart e analizzare obiettivamente questa modalità di lavoro soprattutto in prospettiva futura. L'idea, di cgil cisl uil, di normare lo smart all'interno dei contratti nazionali, potrebbe essere un'arma a doppio taglio soprattutto se le normative verranno dettate da esperti che guardano ben poco , vista la nomina Governativa, alle istanze dei lavoratori e delle lavoratrici

Ps il lavoro agile fino al 30 aprile dovrebbe riguardare il 50 per cento del personale della Pa.e  se pensiamo ai dati relativi ai contagi , con sempre piu' province destinate alla zona rossa, il termine è fin troppo ravvicinato

 

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