La crisi del Pd e la crisi dei partiti
Le dimissioni di Zingaretti sono un fatto clamoroso soprattutto per le modalità con cui sono avvenute, con tanto di denuncia pubblica delle logiche di potere dominanti nel partito.
Perchè interessarsi alla crisi del Pd? Non crediamo, come Del Rio, che il Pd sia "indissolubile come l'euro", partiti con grandi consensi e militanti ancor piu' numerosi si sono sfaldati nell'arco di poche settimane, oppure è bastata una trasmissione televisiva per sciogliere come neve al sole raggruppamenti con consensi pari all'8 per cento. Pensate a Renzi che sembrava dominatore assoluto nella scena politica e oggi si trova alla Guida di un partitino sotto il 5 per cento.
L'arrivo del Governo Draghi e l'aggravarsi della pandemia determinano un cambiamento di prospettiva e aprono nuove contraddizioni.
Salvini è salito sul carro del Governo e in una settimana ha indossato giacca e cravatta presentandosi come alfiere dell'Ue, degli interessi industriali e delle partite iva, era questa la richiesta vibrante dall'elettorato che conta nella Lega, un elettorato disposto a puntare tutto sul Bocconiano Giorgetti e decisivo per il repentino cambio di prospettiva a favore di Draghi e Confindustria. Nel frattempo dei no Euro leghisti Bagnai (dovrebbe rileggersi i suoi libri tanto per recuperare la memoria) e Borghi si è persa traccia tanto che hanno votato la fiducia al Governo.
L'arrivo di Draghi ha frantumato quel poco che resta di Leu dimostrando che gli ex Pd restano indisponibili all'opposizione, fanno loro la massima andreottiana che il potere logora quanti non lo possiedono, le prossime elezioni per loro saranno le ultime a meno che non vadano alla questua dal Pd per qualche seggio in Parlamento ma di certo la loro esperienza politica è al capolinea.
I grillini hanno subito una feroce implosione interna, di certo andranno a recuperare parte degli espulsi ma la gran parte degli stessi finirà in un nuovo gruppo parlamentare e non si sa con quale prospettiva futura. La realtà parla di un partito che ha tradito il suo stesso elettorato promettendo una radicale rottura con i tradizionali assetti di potere salvo poi restare nel Governo con tre maggioranze diverse in una stessa legislatura.
Fratelli d'Italia ha scelto di stare all'opposizione e rompere l'asse con Salvini, negli ultimi giorni si leggono sui giornali notizie di cronaca su presunti (la Magistratura farà il suo corso ) collegamenti tra malavita organizzata ed esponenti del partito, fatto sta che la trasmissione Report , andata in onda a fine 2020, ha documentato innumerevoli arresti e guai giudiziari di amministratori locali del partito di Giorgia Meloni.
Ma torniamo al Pd, un partito nato con vocazione maggioritaria nella classica logica anglosassone della contrapposizione tra laburisti e conservatori. Ma l'Italia di fine novecento è ben diversa da quella attuale, il Partito democratico è dilaniato da conflitti e correnti interni, i suoi leaders del recente passato sono o transitati ad altri partiti (vedi Leu) o hanno scelto altre carriere. Insomma un partito dilaniato da lotte interne a livello nazionale e locale che alla fine si ritrova al Governo con la Lega e Berlusconi dopo anni di sventolata alternativa alle destre e cosi' facendo disorienta quel che resta della sua base militante.
Il Governo Draghi segna una svolta per tutto il sistema parlamentare, chi pensava di salvare la propria esperienza politica con l'arrivo di un tecnico alla presidenza del Consiglio presto si accorgerà di avere sbagliato. Forse siamo davanti a una nuova stagione alla Mani Pulite, di sicuro tra mesi, o forse anni, con l'auspicato ritorno alla normalità scopriremo scenari nuovi e il rafforzamento del sistema di potere a sostegno dell'euro e delle istanze padronali.
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