“La pace non è un evento, è una responsabilità quotidiana”. Intervista ad Agnese Ginocchio
“La pace non è un evento, è una responsabilità quotidiana”. Intervista ad Agnese Ginocchio
La Fiaccola della Pace del III Millennio compie un salto decisivo: da iniziativa nata e radicata in Campania, la mobilitazione assume ora una dimensione nazionale, attraversando i territori e unendo scuole, amministrazioni e comunità attorno a un messaggio chiaro di cessate il fuoco, nonviolenza e responsabilità collettiva. Il passaggio simbolico dalla Campania alla Puglia, avvenuto a Veglie, nel Salento, sotto il segno di don Tonino Bello, segna una nuova fase del cammino. La posa del Segnavia della Pace e la nomina di una scuola capofila e di un Comune “Città per la Pace” sanciscono l’allargamento geografico e politico della Fiaccola, che non è più solo memoria, ma mobilitazione viva e itinerante.
Ne parliamo con Agnese Ginocchio, presidente del Movimento Internazionale per la Pace, ideatrice e anima della Fiaccola del III Millennio.
Presidente Ginocchio, il passaggio della Fiaccola in Puglia segna un momento importante. Possiamo dire che la mobilitazione è diventata nazionale?
Sì, possiamo dirlo senza esitazioni. Questo passaggio non è solo geografico, ma politico e culturale. La Fiaccola nasce in Campania, ma non è mai stata pensata come un’esperienza locale. Oggi, con il passaggio in Puglia, diventa chiaramente una mobilitazione nazionale, aperta a tutti i territori che vogliono assumersi la responsabilità della pace.
Cosa rappresenta, oggi, la Fiaccola della Pace del III Millennio?
Rappresenta una scelta di campo. In un mondo che normalizza la guerra, la violenza, il riarmo, la Fiaccola dice che la pace non è un’utopia astratta, ma una pratica concreta. È educazione, è memoria delle vittime, è impegno quotidiano nelle scuole, nelle città, nelle comunità.
Il ruolo delle scuole sembra centrale. Perché?
Perché la pace si costruisce a partire dall’educazione. Le scuole che aderiscono non fanno un gesto simbolico, ma diventano Scuole di Pace: luoghi in cui nonviolenza, dialogo, rispetto e solidarietà diventano parte della vita quotidiana. I bambini e i ragazzi sono i veri ambasciatori della Fiaccola, perché parlano al futuro.
A Veglie il Comune ha aderito al progetto “Città per la Pace”. Che valore ha questo passaggio?
È fondamentale. Quando un’amministrazione si assume formalmente questo impegno, dichiara che la pace non è una parola da commemorazioni, ma una linea politica. Significa orientare le scelte, la memoria, la cultura civica in una direzione chiara: quella del rifiuto della guerra e della violenza come strumenti di risoluzione dei conflitti.
La cerimonia ha ricordato tutte le vittime delle guerre, da Gaza all’Ucraina. È un messaggio scomodo in questo momento storico?
Sì, ed è proprio per questo necessario. Parlare di cessate il fuoco oggi viene spesso considerato ingenuo o fuori tempo. Noi diciamo il contrario: è l’unica posizione adulta e responsabile. Ricordare tutte le vittime, senza gerarchie, significa riaffermare il valore universale della vita umana.
La Fiaccola continuerà il suo cammino in Puglia e oltre?
Certamente. La Fiaccola accompagnerà tutte le tappe pugliesi e poi continuerà in altri territori. È un cammino che non si esaurisce in un evento, ma cresce con chi decide di prenderla in mano. La pace non si delega: si costruisce insieme.
Se dovesse riassumere il senso di questa fase in una frase?
Direi questa: la pace non è un anniversario, è una responsabilità quotidiana. E oggi, più che mai, riguarda tutti.
Con il passaggio della Fiaccola in Puglia, la mobilitazione per la pace entra in una nuova stagione. Non più confinata a una regione, ma capace di parlare all’intero Paese, mentre la guerra torna a essere normalizzata nel linguaggio politico e mediatico. La Fiaccola continua a camminare, ricordando che un’altra strada è possibile.
Laura Tussi per UNIMONDO - Atlante delle Guerre.
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