Venezuela: bottino di guerra e un monito per il mondo
Venezuela Intervista alla costituzionalista Alejandra Díaz
C’è un’«opposizione reale» in Venezuela, alternativa tanto all’estrema destra di María Corina Machado quanto al governo via via più autoritario di Maduro. Un’opposizione, lontana dai riflettori, che viene solitamente definita come dissidenza chavista, ma che riunisce anche molte altre forze democratiche e di sinistra. Ne fa parte, tra molti altri, anche l’avvocata costituzionalista María Alejandra Díaz, già esponente dell’Assemblea costituente del 2017, oggi in esilio in Colombia per sfuggire alla persecuzione governativa. Era stata lei, per conto del Frente Democrático Popular, a presentare al Tribunale supremo di giustizia, nel più stretto rispetto della Costituzione, un ricorso contro la mancata pubblicazione dei risultati delle ultime presidenziali da parte del Consiglio nazionale elettorale, ottenendo per tutta risposta la sospensione dall’esercizio della professione. È a lei che abbiamo voluto chiedere un commento sull’attuale situazione venezuelana e sui pericoli della nuova strategia di sicurezza nazionale degli Stati uniti.
Come ha reagito di fronte all’aggressione militare degli Usa?
Con profonda angoscia, anche perché più del 70% della mia famiglia è ancora in Venezuela; con un senso di profonda incertezza per quello che succederà; con dolore per le vittime militari e civili dell’incursione militare Usa e anche con estrema indignazione, perché quanto è avvenuto indica come gli Usa si sentano autorizzati ad agire come fossero lo sceriffo del mondo. Quello che è successo a Nicolás Maduro può ripetersi con qualunque presidente o qualunque funzionario che ai loro occhi si presenti come un nemico. È la morte del diritto internazionale. E un colpo micidiale all’Onu, già in profonda crisi con il genocidio di Gaza. Oggi il principio che prevale è quello del “tantum juris quantum potentiae”, si ha tanto diritto quanto è il potere e la forza di cui si dispone.
Che pensa del modo in cui si è realizzata la cattura di Maduro? Pensa che sia stato tradito?
Con questa operazione, gli Stati uniti hanno fatto sfoggio di tutto il loro potere militare. In appena un’ora e mezza, con rapidità e precisione, hanno «esfiltrato» Maduro, sbarazzandosi con estrema facilità del servizio di sicurezza che lo proteggeva, e che era una forza di élite. Ciò che richiama l’attenzione, però, è che conoscevano perfettamente il bunker dove Maduro e Cilia Flores si trovavano, sapevano persino della camera blindata in cui i due volevano rinchiudersi. Di questi dettagli sono venuti necessariamente a conoscenza da qualcuno che stava loro vicino. Cosicché io credo che, sì, ci sia stato un tradimento.
Cosa pensa che possa avvenire ora?
Gli Usa hanno messo in chiaro che saranno loro a governare il Venezuela per garantire una transizione pacifica. Guardano al nostro paese come a un bottino di guerra, decisi a recuperare fino all’ultimo dollaro che, dicono, hanno investito ed è stato loro rubato. Nella mente di Trump, il Venezuela è, di fatto, un loro protettorato. E mi sembra un’enorme irresponsabilità, da parte di coloro che si definiscono oppositori e ritengono di possedere la maggioranza nel paese, pronunciarsi a favore dell’invasione. C’è ora una spada di Damocle sulle spalle della presidente ad interim Delcy Rodríguez: «Se non fai quello che ti diciamo, pagherai un prezzo più alto di quello di Maduro», l’ha minacciata Trump. Ma credo che gli Usa abbiano sottovalutato la dignità del popolo venezuelano, che, sono certa, condurrà prima o poi a un governo in grado di amministrare le ricchezze del paese a favore di tutti. Come è stato fatto in passato e come invece non ha fatto il governo Maduro. Purtroppo, noi che rappresentavamo l’opposizione reale ai due poli del potere, il governo e l’estrema destra, siamo stati incarcerati o siamo stati costretti all’esilio. In questo momento il salario minimo in Venezuela è di 0,41 dollari al mese. Eppure io non ho mai sentito María Corina Machado parlare di questo.
Sono possibili nuove elezioni libere e sovrane nell’attuale contesto?
Sarebbe la soluzione più logica. Le elezioni che si sono tenute nel 2024 e che presumibilmente sono state vinte da Edmundo González Urrutia non hanno valore legale perché si sono svolte con un Consiglio nazionale elettorale illegittimo. I nostri problemi dovremmo risolverli noi venezuelani attraverso la convocazione di nuove elezioni, a fronte all’assenza forzata e definitiva di Maduro – il suo sequestro -, applicando i meccanismi costituzionali. Perché non è al di fuori della Costituzione che troveremo una via di uscita.
Malgrado gli appelli alla mobilitazione, questa è apparsa finora piuttosto limitata. Se lo aspettava?
Da molto tempo dicevamo che il madurismo aveva perso l’appoggio del popolo. Lo ha perso per gli errori commessi, abbassando i salari, smontando le leggi sul lavoro, amministrando in maniera non trasparente le ricchezze del paese. Per non parlare della corruzione e della persecuzione di tutti quelli che la pensano diversamente. Io vengo dalle fila del chavismo e mi trovo in esilio per aver difeso i diritti dei lavoratori e la sovranità popolare. Maduro ha perso l’appoggio popolare perché invece di difendere il popolo lo ha attaccato, impoverito e sottomesso, malgrado lo avessimo messo in guardia già prima del 2018. La conseguenza è che il grosso della popolazione è rimasto chiuso in casa anziché scendere in strada per difenderlo.
La “Dottrina Donroe”, come è stata ribattezzata, rappresenta una minaccia diretta all’intera regione latinoamericana. Dopo il Venezuela sarà il turno di altri paesi?
Il caso Maduro è un caso di disciplinamento per tutti i governi latinoamericani, e, direi, per il mondo intero: se non ti allinei agli interessi degli Usa, pagherai un costo molto alto. Io la chiamerei la dottrina dello sceriffo globale.
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