Trasparenza nucleare tra Aviano e l’Alto Adriatico: l’interrogazione a Bruxelles e i silenzi dell’Europa sui siti militari

 Trasparenza nucleare tra Aviano e l’Alto Adriatico: l’interrogazione a Bruxelles e i silenzi dell’Europa sui siti militari 

di Laura Tussi



La questione della trasparenza sui piani di emergenza nucleare relativi alla base militare di Aviano e ai porti dell’Alto Adriatico è arrivata ufficialmente a Bruxelles, ma con esiti che lasciano irrisolti i nodi sollevati da anni da associazioni civiche e amministrazioni locali.

A portare il tema all’attenzione delle istituzioni europee è stata Cristina Guarda, eurodeputata italiana del gruppo dei Verdi/Alleanza Libera Europea, che il 25 novembre 2025 ha presentato un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta alla Commissione europea, nell’ambito delle prerogative del Parlamento europeo. L’interrogazione, registrata con il numero E-004679/2025, richiama la direttiva 2013/59/Euratom, che impone agli Stati membri obblighi in materia di radioprotezione e informazione alla popolazione.

Nel testo vengono citate tre aree considerate particolarmente sensibili: la base aerea di Aviano, in provincia di Pordenone, indicata come sito che ospita ordigni nucleari; il porto di Trieste; e il porto di Koper-Capodistria, in Slovenia, entrambi utilizzati per il transito e la sosta di navi militari a propulsione nucleare. Guarda ricorda che da anni associazioni civiche sollecitano senza successo i prefetti di Pordenone e Trieste e il sindaco di Capodistria a rendere disponibili i piani di emergenza nucleare, mentre diversi enti locali hanno approvato mozioni contro la presenza di navi militari nucleari nei porti.

Alla luce della mancata trasparenza, che secondo l’eurodeputata contraddice gli obblighi comunitari in materia di protezione civile e radioprotezione, e considerando il timore crescente dei cittadini legato all’evoluzione delle guerre in corso, l’interrogazione chiede alla Commissione quali azioni intenda intraprendere per verificare l’applicazione della direttiva, se intenda sollecitare le autorità italiane e slovene a garantire l’accesso pubblico alle informazioni sui piani di emergenza e se non ritenga necessario rafforzare la normativa europea sul rischio nucleare.

La risposta della Commissione europea, tuttavia, chiarisce con nettezza i limiti delle competenze dell’Unione. Secondo l’esecutivo comunitario, la direttiva Euratom non impone la pubblicazione integrale dei piani operativi di emergenza, ma soltanto la diffusione di informazioni considerate adeguate alla popolazione. La decisione su quali documenti rendere pubblici resta dunque di competenza esclusiva delle autorità nazionali.

Ancora più significativo è il passaggio in cui la Commissione richiama la giurisprudenza dell’Unione europea per ribadire che il trattato Euratom e il diritto derivato si applicano esclusivamente agli usi civili e pacifici dell’energia nucleare. Gli usi militari, comprese le armi atomiche e le navi militari a propulsione nucleare, sono esclusi dall’ambito di applicazione del diritto europeo. Di conseguenza, Bruxelles afferma di non avere il mandato per occuparsi di ordigni nucleari presenti in basi militari o del traffico di navi militari nucleari nei porti.

L’interrogazione di Cristina Guarda, pur non ottenendo un impegno operativo da parte della Commissione, contribuisce così a chiarire il quadro istituzionale: la richiesta di trasparenza sui rischi nucleari legati a infrastrutture militari non può essere risolta a livello europeo, ma resta una responsabilità diretta dei governi nazionali e delle autorità locali. Bruxelles prende atto delle preoccupazioni dei cittadini, ma rinvia la questione a Roma e Lubiana, lasciando aperto il conflitto tra esigenze di sicurezza, segretezza militare e diritto delle popolazioni a essere informate sui rischi che insistono sui loro territori.

Commenta l’attivista friulano Alessandro Capuzzo: “la pubblicazione dei piani di emergenza non è un obbligo ai sensi della direttiva. L’obbligo riguarda solo la diffusione di informazioni adeguate alla popolazione e non la divulgazione di interi piani operativi di emergenza, che resta di competenza delle autorità nazionali.

Il trattato Euratom e il diritto derivato basato su di esso sono applicabili solo agli usi pacifici dell’energia nucleare e non a quelli militari. Secondo la giurisprudenza dell’UE, l’uso dell’energia nucleare per scopi militari non rientra nell’ambito di applicazione del trattato Euratom e del relativo diritto derivato. La Commissione non ha pertanto il mandato di occuparsi di ordigni nucleari o di navi militari a propulsione nucleare”. 

Laura Tussi

Nota: una bomba atomica USA come quelle custodite a Aviano, base aerea, gestita dalla U.S. Air Force in Friuli, che ospita testate nucleari statunitensi (probabilmente bombe B61) nell’ambito degli accordi di condivisione nucleare NATO. Sebbene il Trattato Euratom si concentri sull’uso civile dell’energia nucleare, la presenza di tali armi solleva questioni di sicurezza radiologica, applicazione delle direttive UE e monitoraggio dei materiali.Aviano è uno dei siti in Europa (insieme a Ghedi in Italia, Kleine Brogel in Belgio, Büchel in Germania, Volkel in Olanda e Incirlik in Turchia) che ospita armi nucleari tattiche statunitensi. Queste armi sono sotto il controllo degli Stati Uniti anche se l’Italia ha recepito la direttiva 2013/59/Euratom (tramite il D.lgs. 101/2020) che impone standard di sicurezza elevati contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Interrogazioni parlamentari recenti (2025-2026) hanno evidenziato la necessità di rendere pubblici i piani di emergenza radiologica per la base di Aviano, dati i rischi per la popolazione locale. Tuttavia, la gestione della sicurezza, la protezione della salute pubblica dalle radiazioni e la gestione dei materiali nucleari (anche se destinati ad uso militare) coinvolgono le competenze Euratom sulla radioprotezione.

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