Molti di noi, specie chi ha familiari in età avanzata, avrà preso atto di un' emergenza a lungo taciuta ossia quella sanitaria. Pronti soccorsi al collasso, innumerevoli attività ridotte ai minimi termini per consentire al personale di beneficiare delle ferie, la perenne ormai mancata sostituzione dei pensionamenti che avviene da troppi anni, liste di attesa per visite e prestazioni, percorsi di pre ospedalizzazione rinviati per settimane nel periodo estivo, padiglioni assemblati sono per consentire al personale di prendere ferie o recuperare le eccedenze orarie.

Innumerevoli servizi chiusi o ridimensionati, il servizio sanitario nazionale e la stessa sanità territoriale necessitano di aiuti reali solo per non soccombere. Nei giorni scorsi ho sperimentato la burocrazia per il cambio del medico di famiglia causa il suo pensionamento, alla asl più vicina due ore in attesa non sono state sufficienti a espletare una pratica burocratica di tre minuti. Pochi medici di famiglia e con elevati carichi di lavoro e troppi pazienti, il compromesso di impiegarli nelle case di comunità per poche ore la settimana non è destinato a produrre grandi risultati. Come la scuola anche la sanità è gestita da chi non conosce i reali bisogni del settore, si guarda nel nostro caso al rispetto degli obiettivi del PNRR temendo di perdere quanto resta dei fondi comunitari
Nelle settimane scorse un incendio ha devastato l' appartamento popolare di un corposo nucleo familiare che ha trovato accoglienza in una Parrocchia attendendo ben due settimane prima della temporanea albergazione; i servizi sociali, al pari di quelli sanitari, sono al collasso e se non ci fosse stata l'offerta della Chiesa dove sarebbero finite queste persone?
Ogni qual volta si parla di riforme iniziano i problemi, in fondo servirebbero solo regole non ferree in materia di assunzioni e personale per restituire organici adeguati al servizio sanitario pubblico.
Anziani con malattie croniche giudicati un peso eccessivo per la sanità pubblica come le vecchie RSA ritenute inadeguate (ai fabbisogni di uomini e donne spesso non autosufficienti) solo per questioni di spesa.
due casi antitetici
Un paziente ricoverato in struttura residenziale (Rsa), affetto da grave decadimento cognitivo e bisognoso di assistenza continuativa, la sua fortuna è avere una buona pensione (ex dirigente della PA) altrimenti la famiglia si sarebbe trovata dinanzi al contenzioso sul rimborso delle rette da versare. Eppure le prestazioni erogate dovrebbero essere considerate solo sanitarie e per questo garantite in toto dal sistema sanitario pubblico. Un altro anziano, ex delegato sindacale di fabbrica, vive con una pensione di 1100 euro al mese e la famiglia è letteralmente impossibilita a sostenere la spesa..
In entrambi i casi gli interventi dovrebbero far parte dei livelli essenziali di assistenza (Lea), e quindi a carico del Ssn, eppure la disparità di trattamento dipende dalla condizione economica e sociale differente dei pazienti e dai pronunciamenti della autorità sanitarie locali, siamo davanti a vere e proprie discriminazioni a discapito della unicità del trattamento socio sanitario-
La famiglia dell'operaio, se sospendessero le prestazioni ,sarebbe impossibilitata a sobbarcarsi l'onere economico della cura e non avrebbe i soldi per un eventuale ricorso legale, la speranza è di ritrovarsi in un contesto regionale in cui la sanità pubblica funzioni, pur con tanti limiti, e nella definizione dei livelli assistenziali prevalga alla fine la logica sanitaria che almeno assicura la copertura delle spese.
Un problema annoso quello che porta alla distinzione tra prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, distinzioni funzionali solo per contenere la spesa e aprire contenziosi sul soggetto preposto a farsene carico (ad esempio la Regione) Troviamo discutibile che solo le prestazioni a prevalenza sanitaria siano in toto rientranti nei Lea e finanziate dal Ssn, spesso, specie nelle classi sociali meno abbienti, è difficile discernere tra aspetti sociali e sanitari.
Dietro alla definizione dei nuovi LEA si cela una questione rilevante come individuare gli oneri non a carico del Ssn, demandando la soluzione dei problemi alle regioni e ai comuni che poi dovranno fare i conti con le ristrettezze dei loro stessi Bilanci.
Le diseguaglianze sono su base di classe ma anche a livello regionale, ricordiamo che i posti letto nelle RSA sono assai pochi , e con percentuali irrisorie, nelle aree meridionali . Nascere in Calabria, in Sardegna o Basilicata non è quindi garanzia sufficiente per ricevere cure e servizi adeguati.
La frammentazione delle aree di competenza e la burocratizzazione della sanità sono state costruite ad arte per favorire i processi di privatizzazione e contenere la spesa pubblica, al contempo hanno alimentato molteplici chiavi di letture assai contorte e tra loro contraddittorie. E il risultato di questo dissesto è di considerare il malato, specie se anziano, in termini parziali con una serie di prestazioni erogabili e altre no, prestazioni in parte finanziate ed altre a carico della famiglia o dell'Ente locale, continui rinvii a norme spesso poco chiare e con risorse e finanziamenti insufficienti.
Dopo anni di insano numero chiuso per le facoltà di medicina anche il sogno delle cure territoriali, ad esempio le Case della comunità, rischia di palesare contraddizioni e limite che si ripercuoteranno solo sui pazienti rendendo le prestazioni differenti e diseguali in base alla condizione economica, allo stato di salute dei bilanci locali e all'area geografica di residenza. Le disparità che hanno accompagnato la sanità pubblica stanno venendo a galla con tutte le loro problematiche tra muri burocratici e una crescente e diffusa deresponsabilizzazione. Ecco spiegate le conseguenze dei processi di aziendalizzazione della sanità
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