Appello per fermare la guerra e salvare le vite nel cuore d’Europa

 

“Ogni vittima ha il volto di Abele”. Zanotelli, Codrignani, Karach, Morgantini e La Valle tra i firmatari di un appello per fermare la guerra e salvare le vite nel cuore d’Europa 

 di Laura Tussi


Quante persone debbono ancora morire prima che l’Europa ritrovi la propria coscienza? È questa la domanda radicale e ineludibile che attraversa l’appello “Per la pace nel cuore d’Europa”, un documento che non si limita a denunciare l’orrore della guerra in Ucraina, ma chiama ciascuno di noi a una responsabilità morale immediata, senza alibi né rinvii.

“Ogni vittima ha il volto di Abele”. In questa immagine biblica, potente e universale, è racchiuso il senso profondo dell’appello: la guerra non è mai un fatto astratto, non è una strategia, non è una necessità storica. È sempre un fratricidio. Ogni vita spezzata è un’umanità tradita, un diritto negato, una sconfitta collettiva. La guerra è nemica dell’umanità perché distrugge ciò che rende umano l’essere umano: la relazione, la dignità, la solidarietà.

L’appello afferma con chiarezza che il momento di salvare tutte le vite umane è adesso. Non domani, non dopo la prossima offensiva, non quando i rapporti di forza saranno ridefiniti. Adesso. Allo stesso modo, il momento di abolire la guerra è adesso, perché ogni giorno in più di conflitto significa nuove vittime, nuove devastazioni, nuove ferite destinate a durare generazioni. Il disarmo viene indicato come l’unica vera legittima difesa dell’umanità intera: una tesi che ribalta la retorica dominante, secondo cui la sicurezza si costruisce accumulando armi, e riafferma invece una visione etica e politica fondata sulla tutela della vita.

Questo documento non è un esercizio retorico, ma una chiamata all’azione. Chiede la cessazione immediata della guerra in Ucraina e delle stragi e devastazioni di cui essa consiste. Chiede un’Europa di pace, disarmata e disarmante, dall’Atlantico agli Urali. Un’Europa che non sia vassalla di logiche militari e geopolitiche estranee ai suoi valori fondativi, ma protagonista di un processo di riconciliazione, dialogo e cooperazione. Un’Europa capace di difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, a partire dal diritto primario, assoluto e non negoziabile: il diritto a non essere uccisi.

La forza dell’appello risiede anche nella credibilità morale dei suoi primi firmatari. Padre Alex Zanotelli, voce instancabile del pacifismo radicale e della nonviolenza; Giancarla Codrignani, storica legislatrice pacifista, femminista e nonviolenta, tra le personalità più luminose della cultura civile italiana; Olga Karach, difensora dei diritti umani bielorussa perseguitata ed esule; Raniero La Valle, figura autorevole della cultura e della vita civile del nostro Paese; Luisa Morgantini, vicepresidente emerita del Parlamento europeo e riferimento imprescindibile della solidarietà con il popolo palestinese; Giuliano Pontara, filosofo e studioso di Gandhi e della nonviolenza; Yurii Sheliazhenko, avvocato e obiettore di coscienza ucraino perseguitato per il suo impegno pacifista. Le loro voci, diverse per storia e provenienza, convergono in un’unica richiesta: fermare la guerra, salvare le vite.

In un tempo in cui il bellicismo viene normalizzato e il linguaggio della pace deriso come ingenuo o irresponsabile, questo appello restituisce alla parola “pace” la sua radicalità politica e la sua profondità etica. Non esiste pace senza giustizia, ma non esiste giustizia che possa essere costruita sui cadaveri. Salvare le vite è il primo dovere. Tutto il resto viene dopo.

L’appello chiede un impegno urgente e concreto della società civile, delle associazioni e delle istituzioni democratiche italiane ed europee. Non delega, non assolve, non consola. Interpella. E ci ricorda che il silenzio, oggi, non è neutralità, ma complicità. Perché solo la pace salva le vite. E salvare le vite, oggi più che mai, è l’unica vera politica degna di questo nome. 

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