Il silenzio che uccide: lettera di militanti comunisti iraniani rifugiati da anni in Italia
L’IRAN AL BUIO: IL SILENZIO CHE UCCIDE
A cura dei compagni della diaspora in Italia
Dietro il muro del blackout digitale, il regime ha messo in atto una delle repressioni più violente della storia recente.
Il bilancio è atroce: migliaia di morti, feriti e arresti.
La maggior parte del mondo osserva con dolore ciò che accade in Iran sotto il giogo del regime reazionario della Repubblica Islamica. Tuttavia, leggiamo articoli o commenti che rivelano una visione distorta della realtà; per noi iraniani, è sorprendente e doloroso vedere quanto certi pregiudizi siano radicati.
In questo nostra dichiarazione vorremmo analizzare come nascono queste interpretazioni errate che, a nostro avviso, derivano da due fattori principali:
Miopia ideologica: l’errata convinzione che "il nemico del mio nemico sia mio amico" (in chiave anti-occidentale).
La propaganda del regime: una macchina sofisticata che diffonde menzogne organizzate all'estero.
Prima di approfondire questi punti, è necessario contestualizzare la situazione attuale:
Chiunque abbia visitato l’Iran o conosca la diaspora iraniana nota immediatamente un divario scioccante tra il modo di pensare dei cittadini e le azioni del regime fondamentalista.
L’Iran, con la sua millenaria civiltà basata su tolleranza e cultura, è oggi ostaggio di una minoranza che odia profondamente quell’identità.
Dal 1979, dopo aver confiscato la rivoluzione e sterminato gli oppositori, questa fazione ha cercato di cancellare l’identità iraniana, scontrandosi però con una resistenza civile, culturale e politica che non si è mai spenta.
Forse in nessun altro Paese al mondo esiste una tale discrepanza tra i cittadini e i loro governanti.
La Repubblica Islamica è una fabbrica globale di menzogne. All’interno governa con la tortura, le prigioni e le impiccagioni; all’esterno si nasconde dietro slogan vuoti come la "lotta all’imperialismo".
Persino il termine "Repubblica" è una contraddizione: in un sistema dove il potere assoluto appartiene alla "Guida Suprema" e le elezioni sono un circo riservato ai fedelissimi, la democrazia semplicemente non esiste.
La distruzione sistematica di una nazione
La sopravvivenza di questa setta è costata la distruzione delle risorse dell'Iran:
Le Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran): Hanno sequestrato le arterie economiche del Paese senza alcuna competenza, gestendo lo Stato come un feudo ereditario.
Economia di saccheggio: Mentre le sanzioni colpiscono la vita della gente comune, le alte sfere del regime accumulano profitti enormi attraverso il mercato nero, il monopolio e la corruzione.
Il sistema bancario è in mano a figure scelte solo per la loro "fedeltà" e non per le capacità tecniche. Il risultato è un’economia sull’orlo del baratro.
Il regime iraniano non è uno Stato convenzionale, ma una setta reazionaria che tiene in ostaggio l’identità nazionale. Sostenere questa struttura sotto la bandiera dell’anti-imperialismo significa ignorare la sofferenza di milioni di esseri umani schiacciati da questa macchina repressiva.
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1. Miopia Ideologica
Molti conoscono la natura disumana e misogina del potere in Iran, ma per una visione distorta della politica estera cercano di manipolare la realtà, schierandosi con uno dei sistemi più brutali del pianeta. La giustificazione è la solita: poiché questo regime urla slogan contro gli USA e Israele, allora gli sarebbe concesso ogni crimine. Chiunque abbia studiato la storia sa che anche l’ISIS e i talebani usano la stessa retorica, ma questo non li rende certo dei "liberatori".
In Iran la realtà è molto più complessa: un popolo stremato da oltre 47 anni di dittatura teocratica lotta quasi da solo. La stragrande maggioranza degli iraniani sa bene che né gli USA né Israele fanno i loro interessi; tuttavia, definire le proteste contro un regime fascista come una "complicità" con potenze straniere è fare il gioco del regime stesso. È un insulto a chi scende in piazza e al ricordo delle migliaia di vittime innocenti.
Provate a immaginare un mondo senza blocchi di potere: il giudizio si baserebbe solo su principi universali di giustizia e libertà. Ricordate che, dai primi mesi degli anni '80, dall'inizio del sequestro del potere fino al massacro di questi giorni, migliaia e migliaia di iraniane e iraniani democratici sono stati uccisi; a molti di loro, specialmente a chi apparteneva alla sinistra, è stata persino negata una sepoltura dignitosa perché considerati 'impuri' dall'oscurantismo religioso.
L’Iran è una terra ricchissima, eppure la gente soffre per la mancanza di acqua ed elettricità a causa della corruzione di questi "occupanti" che urlano contro l'Occidente mentre svendono il Paese. La loro è una faida mafiosa: mentre i padri urlano odio nei megafoni, quasi il 90% dei figli degli alti membri del regime vive nel lusso estremo proprio in Canada o negli Stati Uniti.
Persino la loro retorica sulla Palestina è un inganno: non cercano la libertà. La loro non è una lotta per la liberazione e l'autodeterminazione del popolo palestinese, bensì l'imposizione di un altro regime fondamentalista e di un'egemonia basata sull'oscurantismo. È, a tutti gli effetti, un "piccolo imperialismo reazionario"
2. La Propaganda del Regime
Da anni, la Repubblica Islamica utilizza una rete complessa per influenzare l’opinione pubblica occidentale:
Finti Esperti: Individui che appaiono come accademici ma che, nei momenti cruciali, giustificano le politiche del regime sotto la maschera di "analisi imparziali".
L’invito di giornalisti e influencer stranieri per proiettare un’immagine distorta. L’attenzione viene focalizzata sui caffè alla moda del nord di Teheran per nascondere le esecuzioni e la povertà assoluta.
L'uso di moschee e centri culturali all'estero per promuovere l'ideologia del regime sotto la copertura di attività caritatevoli.
Queste azioni mirano alla normalizzazione di una struttura repressiva. Tuttavia, dopo il movimento "Donna, Vita, Libertà", molte di queste figure sono state smascherate e l'opinione pubblica.
Come scrisse il grande poeta persiano Saadi:
"Gli esseri umani sono membra di un unico corpo, creati dalla stessa essenza. Se il destino reca dolore a un membro, le altre membra non troveranno riposo. Tu, che non provi disagio per la sofferenza degli altri, non sei degno di essere chiamato essere umano."
Informatevi seriamente e rispettate il nostro dolore.
Oggi il nostro popolo è in lutto, ma la nostra voce non si spegne. Il mondo deve sapere cosa è accaduto mentre le luci erano spente.
Non dimentichiamo. Non voltiamoci dall'altra parte.
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