Davos e il suo progetto planetario in crisi
Il Forum economico mondiale disorientato
Davos e il suo progetto planetario in crisi
Sergio Ferrari
Traduzione a cura del Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
A partire da
lunedì 19 gennaio e per cinque giorni, la città di Davos, nelle Alpi svizzere,
ospiterà la 56ª riunione annuale del Forum economico mondiale (World Economic
Forum, o WFE, in inglese).
In questo luogo paradisiaco,
l'élite economica e politica mondiale cercherà il modo di rassicurarsi in un
contesto internazionale complesso, caratterizzato da cambiamenti di paradigma e
di leadership.
Per accogliere gli oltre 2000
partecipanti previsti, tra cui diverse decine di capi di Stato e di governo,
Davos sarà nuovamente una fortezza murata. Per proteggerla, saranno impiegati
circa 5000 militari e altre forze dell'ordine, un sofisticato apparato
logistico e quasi 50 chilometri di spazio aereo semichiuso e sotto stretto
controllo per tutta la settimana dell'evento. Punto chiave di questo
dispiegamento è la sicurezza di Donald Trump che, secondo diverse fonti,
parteciperà nuovamente di persona.
Secondo il Financial
Times, il presidente americano avrebbe fatto pressione sugli organizzatori
affinché escludessero dall'evento del 2026 argomenti considerati “woke”.
Secondo il quotidiano, alti funzionari americani avrebbero chiesto al Forum di
evitare o limitare i dibattiti relativi all'emancipazione femminile, alla
diversità, al cambiamento climatico e al finanziamento degli aiuti allo
sviluppo. Si tratta di alcuni dei temi che Donald Trump critica regolarmente,
accusando le istituzioni internazionali di promuovere un'agenda progressista
contraria agli interessi statunitensi.
In questo “momento cruciale”,
secondo gli organizzatori, il nuovo incontro annuale di Davos si basa sulla
tradizione del Forum di riunire attori provenienti da diverse aree geografiche,
settori economici e generazioni per promuovere un dialogo reale, affrontare
sfide comuni e mettere in evidenza le innovazioni che stanno guidando il
futuro.
Con lo slogan “Uno spirito di
dialogo”, gli organizzatori hanno strutturato l'evento come una serie di
dibattiti su cinque sfide globali: la cooperazione in un mondo conteso,
l'apertura di nuove fonti di crescita, gli investimenti nelle risorse umane, lo
sviluppo responsabile dell'innovazione e la costruzione della prosperità entro
i limiti del pianeta. “In un contesto di crescente frammentazione”, sostengono,
“complessità accelerata e rapidi cambiamenti tecnologici, la necessità di una
piattaforma imparziale per il dialogo non è mai stata così urgente”. Allo
stesso tempo, i cambiamenti nei mercati e l'incertezza geopolitica stanno
riscrivendo le regole del commercio globale, riconoscono i suoi organizzatori (https://www.weforum.org/meetings/world-economic-forum-annual-meeting-2026/).
Un forum indebolito in un contesto complesso
L'appuntamento del 19-23
gennaio rappresenta una grande sfida per il Forum stesso, dopo cinquantacinque
anni di esistenza e una crisi interna tanto recente quanto profonda. Il futuro
stesso del Forum dipenderà, a medio termine, dai risultati di questa edizione.
In concreto, dalla sua capacità di attrarre nuovamente personalità
rappresentative del grande settore imprenditoriale e delle élite politiche
mondiali e, inoltre, di recuperare una fiducia in parte perduta a causa di tale
crisi.
Nell'ottobre 2025, la
piattaforma svizzera swissinfo ha pubblicato un articolo dal
titolo “Il declino di Davos: il Forum economico mondiale riuscirà a
sopravvivere?”. Riprendendo un'analisi del Financial Times,
l'articolo cita un rapporto investigativo sulle gravi accuse di appropriazione
indebita e abuso del personale mosse contro Klaus Schwab durante la sua
gestione come direttore esecutivo del WEF.
Sebbene i risultati formali
dell'indagine abbiano scagionato Schwab, fondatore e storico pioniere del
Forum, “più che chiudere un capitolo”, afferma l'articolo, “il rapporto ha
segnato la fine del lento e doloroso crollo dell'eredità di Schwab e della stessa
istituzione”. Ironia della sorte, sostiene, “tutto il malcontento che c'è
all'interno del Forum mondiale riflette anche il destino dell'ordine
multilaterale che [Schwab] difendeva”. In altre parole, “la crisi del Forum
pone fine a un'intera era: al periodo di integrazione globale post-guerra
fredda, all'ottimismo dei mercati e all'istituzionalismo liberale. Quell'era ha
dato vita a Davos, e per decenni Davos l'ha incarnata”.
“Con crisi interne ed
esternamente indebolito”, avverte l'articolo, il Forum “si trova in una fase di
incertezza”. Ancora di più: potrebbe trovarsi ad affrontare la sfida più grande
dalla sua fondazione nel 1971 a causa di «molteplici ostacoli: il regresso
della globalizzazione, una diffusa sfiducia nei confronti delle élite e la
brusca transizione della leadership di Klaus Schwab”.
E conclude che “il mondo sarà
molto diverso. L'economia globale si è frammentata, la politica relativa al
cambiamento climatico influenza direttamente le agende nazionali e le nuove
tecnologie rendono più difficile la visione delle società sul futuro... La
premessa fondante del Forum Economico Mondiale secondo cui il dialogo tra le
élite è in grado di superare le differenze sembra sempre più superata” (https://www.swissinfo.ch/ita/organizzazioni-di-ginevra/il-declino-di-davos-il-forum-economico-mondiale-pu%c3%b2-ancora-salvarsi/90250146).
Proteste dei cittadini
Sebbene lo stesso movimento
“altermondialista” nato intorno al 2000 con il Forum Sociale Mondiale di Porto
Alegre abbia perso gran parte della sua capacità di mobilitazione, le voci
contro Davos continuano comunque a farsi sentire in forme, spazi e manifestazioni
molto diverse. Ad esempio, una manifestazione di protesta davanti al Centro
Congressi di Davos durante le sessioni del Forum e lo “sciopero contro Davos”
nel fine settimana precedente l'apertura del WEF.
Nonostante le restrizioni
imposte dalle autorità locali a qualsiasi tipo di manifestazione anti-Forum, è
ormai tradizione che gruppi altermondialisti raggiungano la sede dell'evento
dopo aver percorso molti chilometri su strade secondarie completamente innevate
e difficili da percorrere.
“La nostra marcia”, affermano
gli organizzatori di La Huelga, iniziativa che riunisce organizzazioni di
diversi paesi europei, “è un appello alla giustizia globale”. E aggiungono:
“Siamo impegnati nella giustizia sociale, lottiamo per un mondo in cui tutti
abbiano abbastanza per vivere e siamo a favore di un'economia che metta al
centro delle sue preoccupazioni i bisogni delle persone”.
In quei stessi giorni si
riunisce nella città di Zurigo “L'altro Davos”. Quest'anno, con un focus sulle
“risposte antimilitariste all'escalation delle tensioni e delle guerre
imperialiste, nonché sulla solidarietà internazionalista con la Palestina”. Dopo
tutti questi anni di dottrina economica neoliberista, sostengono gli
organizzatori dell'incontro di Zurigo, assistiamo a "un aumento delle
ingiustizie sociali, all'impoverimento di una parte sempre più ampia della
popolazione e a una crisi della democrazia liberale borghese, di cui approfitta
l'estrema destra conservatrice e reazionaria. I risultati ottenuti dai
movimenti femministi vengono messi in discussione, e l'incitamento all'odio
razziale e la militarizzazione sono la nuova norma della politica (inter)nazionale"
(https://www.europe-solidaire.org/spip.php?article77493#outil_sommaire_0).
Da parte loro, diversi gruppi
giovanili e anticapitalisti hanno indetto una manifestazione nelle strade di
Berna il 17 gennaio. E tra il 23 e il 30, sempre a Berna, si terrà il consueto
“Tour de Lorraine” (Tour della Lorena), una mobilitazione con attività
politiche, sociali e culturali in questo quartiere alternativo della capitale
svizzera. Il manifesto di convocazione recita: “Formate bande colorate!
Rafforzate la resistenza in solidarietà! Stanchi dell'atmosfera di crisi? Avete
ancora speranza o vi siete già arresi? In ogni caso, è ora di unire le forze!”.
Gli organizzatori rispondono: "Siamo convinti che insieme siamo forti! Per
riuscirci, dobbiamo esplorare i punti in comune e stringere alleanze. Diversi
principi condivisi ci servono da base, come indicato dal programma del Tour de
Lorraine: solidarietà quotidiana, sostenibilità e giustizia globale".
Il pianeta si trova di fronte a un nuovo paradigma che cerca di mettere in discussione l'attuale modello multilaterale, le sue regole e le sue istituzioni. Parallelamente, si percepisce la crisi di iniziative che, come il Forum di Davos, nell'ultimo mezzo secolo hanno fornito le basi ideologiche al sistema che oggi soffre di questa crisi di rotta. Interrogativi e sfide validi anche per il movimento altermondialista, che tuttavia continua a considerare Davos come un emblema simbolico da denunciare. Convinto che solo una mobilitazione civica su larga scala possa garantire una correzione di una tendenza mondiale pericolosa e autodistruttiva e contribuire così a un pianeta più giusto, sostenibile e pacifico.
Sergio Ferrari
Journaliste RP/periodista RP
Tel: (00 41) 078 859 02 44
sergioechanger@yahoo.fr

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