Appunti di Sociologia del Turismo. Per una pedagogia delle differenze nell’ambito dei viaggi e del tempo libero

 Appunti di Sociologia del Turismo. Per una pedagogia delle differenze nell’ambito dei viaggi e del tempo libero 

di Laura Tussi



Nel campo della Sociologia del Turismo, il concetto di diversità assume un ruolo centrale quale chiave interpretativa delle dinamiche di incontro, scambio e relazione tra soggetti, culture, generi e generazioni. Il turismo, inteso non soltanto come pratica di mobilità ma come esperienza sociale e simbolica, rappresenta uno spazio privilegiato di confronto con l’alterità: l’altro da sé, il diverso per genere, lingua, appartenenza culturale, orientamento identitario.

In questo senso, le “voci della diversità” emergono come narrazioni plurali che attraversano i contesti educativi, formativi e turistici, contribuendo a ridefinire i significati dell’accoglienza, dell’interculturalità e della sostenibilità sociale.

La pedagogia della differenza, applicata anche ai contesti turistici, consente di leggere il viaggio come esperienza trasformativa, capace di generare consapevolezza critica, dialogo e riconoscimento reciproco. È in questo orizzonte che il tema della differenza sessuale e di genere si intreccia con le pratiche educative e relazionali, assumendo una rilevanza strategica per la costruzione di un turismo etico, inclusivo e responsabile.

Con voce diversa per una pedagogia della differenza sessuale è una parafrasi che, alla base dell’approccio educativo, pedagogico e analitico alla questione di genere, richiama il concetto di una diversità sostanziale e implicita, inscritta nel confronto primario tra i sessi.

L’archetipo primordiale della coppia, intesa come simbiosi del genere maschile e femminile, racchiude la prima e originaria differenza: un’implicita diversità ontologica che permea l’intero esistente e si riflette nelle forme del vivere sociale, educativo e relazionale.

Nella prassi educativa quotidiana, la differenza si declina nella voce del dirsi, dell’essere e del permanere in educazione, all’interno di un *setting* in itinere, quotidiano e prolungato nel tempo e nello spazio. È proprio questo contesto dinamico che consente l’emergere, inizialmente indistinto, dei sessi e delle identità dei soggetti coinvolti.

Nell’ambito delle relazioni pedagogiche, all’interno dei setting educativi, il confronto tra generi e generazioni, le difficoltà del dialogo, le ambiguità e gli equivoci del comprendersi, gli errori dell’interpretazione, le divagazioni su miti e ideali, i fraintendimenti concettuali e le differenti modalità di lettura della storia e degli eventi trovano una comune matrice nella complessità della differenza.

Allo stesso tempo, l’incontro — o talvolta lo scontro — tra saperi, contenuti e visioni del mondo, così come le modalità stesse del confronto, restituiscono valore alla diversità quale risorsa educativa, relazionale e conoscitiva. È nella possibilità di essere differenti che si radica la ricchezza dell’esperienza formativa e sociale.

Con una voce diversa diviene così una locuzione densa di senso e significato, capace di rappresentare esperienze di studio e approcci di ricerca differenti, volutamente accostati. Ne emerge un percorso plurale che testimonia il dibattito e la riflessione pedagogica sulle differenze sessuali e di genere sviluppatesi nel corso degli anni, offrendo strumenti critici utili anche alla comprensione dei fenomeni turistici come spazi di relazione, apprendimento e trasformazione.

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