Il Ministro del Merito e la memoria azzappata
In occasione della Giornata della Memoria, Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è intervenuto alla cerimonia tenutasi al Quirinale. Leggetevi direttamente il discorso se non credete a quanto stiamo per scrivere
«RICORDARE AFFINCHÉ NON ACCADA MAI PIÙ!»
L'uso pubblico della storia avviene da anni estromettendo in alcuni casi gli stessi storici per sostituirli con giornalisti nella veste di divulgator, attraverso la istituzione di date e giornate si attua quella riscrittura del passata adeguandola alle narrazioni dei dominanti di turno o di marca revisionista
Una fiction sulla Rai andata in onda in questi giorni mostrando il rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma mostra solo nazisti e esercito tedesco, non c'è traccia di fascisti che collaborarono attivamente alla cattura di uomini e donne di religione ebraiche poi uccise nei campi di sterminio.
Anche attraverso una fiction della RAI si possono mandare messaggi ben chiari. I ragionamenti di Valditara ove afferma la unicità della tragedia della Shoah non ci sembrano condivisibili fino in fondo, capiamo la necessità di trasmettere dei messaggi duraturi nel tempo alle giovani generazioni ma se il messaggio è , fin dall'inizio claudicante, si ottengono risultati discutibili.
Ad esempio non si indagano i pregiudizi antiebraici nella storia occidentale, le leggi razziali che beneficiarono proprio di questi pregiudizi, un discorso lineare ma quasi piatto, quello del Ministro, a palesare una certa miopia verso i genocidi dei nostri giorni. Per essere chiari condividiamo che il dramma dei palestinesi non deve sminuire l'Olocausto ma la unicità dell'Olocausto non serva a sua volta per negare il genocidio palestinese e le complicità che l'hanno permesso. E, per onestà intellettuale, proviamo a confutare anche quella nozione di antisemitismo operata dall'IHRA ma confutata da centinaia di storici molti dei quali italiani, quella nozione sulla quale si stanno discutendo in Parlamento delle proposte di legge che equiparano , con grave danno per la verità storica, antisemitismo e antisionismo.
Valditara parla di "aberrazione dei campi di sterminio, delle leggi razziali naziste e fasciste e dell’ideologia che li ha generati" salvo poi iniziare un lungo excursus contro i moderni antisemiti diffusi nel continente europeo e qui arriva la parte più interessante, e ricca di omissioni, del discorso ministeriale
Si rintraccia, ad esempio, quando si confondono le azioni di un governo con le responsabilità di un intero popolo, quando si attribuiscono al popolo ebraico stereotipi che richiamano esplicitamente quelli della propaganda nazista, quando si pretende di cacciare dalla terra di Israele un’intera comunità. Abbiamo imparato tanto in questi ottant’anni: non facciamo che sia stato tutto inutile. Se la memoria deve essere racconto vivificato, rinnovato ed esperienziale, deve essere anche costantemente aggiornata.
Deve saper fare i conti con la realtà del presente per dare corpo a questa necessità esistenziale, per farne non un’astratta dichiarazione di principio ma la concretezza quotidiana della nostra convivenza civile e democratica. Sono fermamente convinto che gli interpreti migliori siano le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Sono loro che possono rinnovare quella capacità di trasformare la documentazione sempre ancora in esperienza vissuta e condivisa. È grazie a questa capacità che l’umanità potrà salvarsi dalla ripetizione di orrori che devono saper sempre inquietare la coscienza dell’essere umano.
L'umanità non si è salvata da certi errori e dimentichiamo che ad essere cacciati dalle loro terre furono proprio i palestinesi
Nelle scuole non si parla a sufficienza dell'Olocausto salvo poi scoprire che si mandano gli ispettori negli istituti per valutare il comportamento del corpo docente a seguito dell'invito di Francesca Albanese a parlare del Genocidio.
Due pesi e due misure inaccettabili dentro una memoria claudicante e con qualche omissione di troppo anche se alla fine menziona tutte le vittime del nazi-fascismo invocando la memoria come elemento fondante di identità individuale e collettiva.
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