Anniversario dell’entrata in vigore del TPNW: l’umanità dice no alle armi nucleari aspettiamo che lo facciano anche i governi, a cominciare dal nostro
Ricorre in questi giorni l’anniversario dell’entrata in vigore del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), un momento cruciale nella storia del disarmo globale, mentre il mondo continua a essere attraversato da tensioni nucleari crescenti. Tra la retorica della deterrenza e il riarmo di alcune potenze, il trattato rappresenta un segnale di speranza e una scelta etica concreta da parte di quasi un quinto della popolazione mondiale.
Attualmente, quasi un abitante su cinque della Terra vive in uno Stato che ha dichiarato fuori legge le armi nucleari. Se aggiungiamo i firmatari che non hanno ancora completato la ratifica del TPNW – come il Brasile, con i suoi 215 milioni di abitanti, e molti altri Paesi africani – la quota della popolazione mondiale che vive in nazioni che hanno aderito al trattato sale verso il 25-28%. Questi numeri non sono una semplice statistica: sono la testimonianza di un miliardo e mezzo di persone che scelgono la vita contro la logica della morte programmata.
L’umanità contro la criminalità nucleare
Il TPNW non è solo un documento diplomatico: è un grido etico. Quei miliardi e mezzo di uomini e donne dicono “no” al genocidio deciso a tavolino dalle superpotenze, alla minaccia di annientamento totale e alla follia di chi misura la sicurezza con il numero di ordigni in grado di incenerire interi territori. La vera forza non risiede nei missili, ma nella scelta coraggiosa di rifiutare di diventare ostaggi della deterrenza nucleare, un concetto che non è altro che un eufemismo della follia globale.
Non si può costruire la pace sulla minaccia del massacro
La vera democrazia internazionale si misura nella capacità di rivendicare il diritto a vivere, anche senza possedere la forza militare. I settantacinque Stati che hanno scelto il bando delle armi nucleari rappresentano oggi la maggioranza morale del mondo. Essi dimostrano che pace e sicurezza non possono fondarsi sulla minaccia di sterminio universale: il futuro dell’umanità non può essere sacrificato agli interessi strategici di pochi.
La voce dei popoli del Sud
Il disarmo non è un esercizio teorico riservato ai salotti europei. I dati del TPNW dimostrano che la volontà di vita pulsa con più vigore dove l’umanità è più numerosa e giovane. Il Sud del mondo rifiuta di essere la periferia silenziosa di un sistema globale che rischia il suicidio atomico per vantaggi di pochi. Questi popoli incarnano il futuro della specie umana; la loro adesione al TPNW conferma che l’aspirazione alla pace non è un’agenda occidentale, ma un sentimento universale, radicato nell’esperienza concreta di milioni di esseri umani.
L’imperativo morale di un miliardo e mezzo di persone
Quando un miliardo e mezzo di persone chiede l’eliminazione totale delle armi atomiche, non sta facendo solo una richiesta politica: compie un vero e proprio atto di civiltà. Ogni ratifica del TPNW è una pietra contro il muro dell’indifferenza globale. La pressione morale che ne deriva parla alla coscienza di tutti: non è possibile restare neutrali di fronte alla possibilità dello sterminio. L’umanità deve scegliere tra la sopravvivenza delle persone e la sopravvivenza delle armi nucleari. Le due cose insieme sono incompatibili.
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