ALICE NEL MONDO REALE
di Antonio Evangelista
C’era una volta una bambina che cadeva in una
tana.
Oggi quella tana è l’informazione.
E Alice siamo noi: cittadini occidentali, apparentemente liberi, ma immersi in
un Paese delle Meraviglie che non ha più nulla di fiabesco e molto di
manicomiale.
Nel libro di Lewis Carroll le parole non
significano ciò che dicono, i processi non servono a giudicare, le sentenze
arrivano prima delle prove e la logica è guardata con sospetto.
Nel nostro mondo accade lo stesso: abbiamo costruito un sistema in cui la
verità deve difendersi e la menzogna è presunta innocente.
A Bucha, in Ucraina, la scena è pronta prima
dell’indagine e il verdetto arriva prima dell’autopsia.
Le immagini precedono le prove, esattamente come al processo fiabesco del Fante
di Cuori per il furto della crostata della regina: la sentenza è già scritta,
il tribunale serve solo a recitarla.
Il sabotaggio del gasdotto russo Nord Stream appare
come il Tavolo del Tè Matto: il tempo si è fermato al giorno dell’esplosione.
Un’infrastruttura energetica europea salta in aria e si accusa la Russia.
L’Europa paga, il sospettato vero incassa e viene chiamato “alleato e vittima”.
Il conto è nostro. Il silenzio pure.
E nonostante arresti, indagini e confessioni, l’attacco che avrebbe dovuto
attivare l’articolo 5 della NATO contro l’Ucraina viene completamente ignorato,
appunto come se il tempo si fosse fermato nel giorno dell’attacco terroristico
all’Europa. Cosa è successo dopo, cosa si è scoperto non interessa e non deve
interessare.
Il Bianconiglio è la fretta.
“Decidiamo subito.”
“Condanniamo subito.”
“Chi chiede prove è pericoloso.”
Lo Stregatto è la verità: compare a pezzi,
sorride e scompare.
Ecco allora che vediamo “fantasmi” al confine estone diventare “eserciti russi”
quando serve un nuovo mostro sotto il letto.
E per molti, a Bruxelles, tutto questo è
“normale”.
Ci dicono che è per il nostro bene, per la
nostra sicurezza.
Ci dicono che fare domande è pericoloso.
E quando proviamo a capire, ci rispondono come
il Cappellaio Matto:
«Qui siamo tutti matti. Tu compresa.»
Questo non è più un Paese reale.
È il Paese delle Meraviglie geopolitico, dove le parole non significano ciò che
dicono, i verdetti precedono i processi e la logica è considerata un reato.
Si cattura un Capo di Stato e si chiama
“transizione democratica… Buona notizia, anche se con procedura discutibile.”
Si sabotano gasdotti europei e si chiama “sicurezza”.
La menzogna è diventata versione ufficiale e la verità viene archiviata come
disinformazione.
Come alla corte della Regina di Cuori: prima si
grida “Tagliategli la testa!”, poi – se resta tempo – si valuta se il reato sia
mai esistito.
Bucha, Nord Stream, Venezuela: cambiano i nomi,
non cambia il meccanismo: il processo serve solo a recitare.
La sentenza è già scritta.
E il conto – come sempre – lo paga Alice. Cioè noi.
MERAVIGLIA DELLA MERAVIGLIA
Prima le sanzioni ai giudici della Corte Penale
Internazionale perché avevano osato toccare Benjamin Netanyahu, il capo del
governo di Israele.
Poi le sanzioni all’italiana Francesca Albanese per aver fatto il proprio
lavoro.
Ora siamo al gradino successivo: il rapimento di un Capo di Stato, Nicolás
Maduro.
E partono i distinguo: “Buona notizia, ma
cattiva procedura.”
C’è persino chi giustifica la cattura in nome
di un presunto “attacco ibrido” del Venezuela contro gli USA.
Peccato che la droga che devasta l’Occidente non provenga principalmente dal
Venezuela – lo ha spiegato perfino Nicola Gratteri procuratore capo a Napoli –
ma quando la verità disturba, viene gentilmente accompagnata alla porta.
Se è legittimo rispondere a un “attacco ibrido”
colpendo il presidente di uno Sato allora dovremmo bombardare la Libia, la
Turchia e forse anche Trump per i suoi dazi e sequestrare i rispettivi
presidenti.
E Nord Stream? L’attacco ibrido più grande della storia europea: gas
quadruplicato, economia tedesca in recessione, Norvegia che festeggia. Non
dobbiamo prendere il presidente ucraino e processarlo? Guai a dirlo, diventi
‘filoputiniano’.
Dunque, pronti: elmetto in testa, baionetta
innestata, contro nemici immaginari per compiacere generali analfabeti e Wall
Street.
E mentre si sanzionano cittadini europei per aver detto la verità, qualcuno a
Bruxelles potrebbe anche affacciarsi dal balcone e lanciare brioches al popolo,
perché la guerra è un Racket, scriveva nel 1935 il generale USA Smedley Butler,
e oggi non è cambiato nulla, anzi peggio!
Sono passati più di due anni da quando scrivevo – nel mio
penultimo libro MEDITERRANEO, STESSO SANGUE STESSO FANGO, poi romanzato in
WAR STREET, L’INGANNO DEMOKRATICO, pubblicato di recente da 4punte edizioni – «…
la guerra fa bene agli affari… ieri come oggi, questa è la triste verità…». E
citavo The Guardian (25 settembre 2004), che con il titolo How Bush’s
grandfather helped Hitler’s rise to power
illustrava i legami indiretti tra la famiglia Bush e la macchina da guerra
nazista. Una vicenda archiviata nel nome della “sovranità statale”. Jan Lissmann, avvocato di due sopravvissuti ebrei dei campi di sterminio – che
citarono in giudizio gli USA – eccepiva davanti alla corte che i casi di
genocidio sono coperti dal diritto internazionale… ma, nonostante ciò, nessuna
vera udienza fu mai celebrata; tutto ignorato.
Allora scrivevo:
«L’opinione pubblica contro la guerra è ignorata da governi
che, a dispetto dell’interesse europeo e nazionale, “obbediscono” a “pupari”
misteriosi…».
Oggi quelle righe suonano come una profezia divenuta
abitudine, eppure la strategia era chiara dai tempi delle guerre nei Balcani o
più recentemente da quel «YOU KNOW FUCK EU» di Victoria Nuland, assistente del
segretario di Stato della presidenza Barak Obama. E sì… parole profetiche se
guardiamo a quello che è successo dal quel 2014 ad oggi: L’Europa si sta fottendo,
e fa tutto con le sue mani!
«Nord Stream neutralizzato. Germania in recessione. Norvegia
che aumenta le esportazioni. Un’Europa “ammonita” in stile mafioso, con il
tintinnio degli speroni USA sul pavimento della geopolitica. Il sospettato —
silenziosamente sostenuto dalla perfida Albione — avanza prepotente: lo stesso
che ha sterminato gli indiani d’America, incatenato i neri d’Africa, e che oggi
si presenta come “difensore dei nostri valori”.
E ora? Dopo il Venezuela toccherà alla Groenlandia? Quando e
come?
Secondo Marco Rubio «c’è un nuovo sceriffo in città. Uno che fa quello che
dice.»
Per contro abbiamo un’Unione Europea che annuncia quello che poi non fa: non
indaga sugli attentati alle proprie strutture energetiche, non fornisce le
prove dei denunciati attacchi di droni russi, occupandosi però delle renne
finlandesi che sarebbero minacciate dai ‘lupi russi’.
Ci sarebbe da ridere, se non fosse una tragedia.
Io mi meraviglio della meraviglia che campeggia in queste ore
su molti organi d’informazione italiani.
Benvenuti nel Paese delle meraviglie, e speriamo che Alice trovi la strada di
casa.
Intanto i pirati USA hanno arrembato le petroliere russe che
trasportano il greggio venezuelano, come e meglio del corsaro Francis Drake, che
rapinava e uccideva in nome e per conto di Elisabetta I le flotte spagnole
appropriandosi, per le casse britanniche, di oro, preziosi e altri beni di
valore, di rientro dalle colonie.
Si chiama ‘pirateria NATO’ e non è diversa da quella
annunciata allora dalla bandiera nera, non è diversa da quella praticati in
Siria da anni,
dove ora governa il pupazzo ‘riconosciuto e riabilitato dall’Occidente
democratico’ Al Jolani, già braccio armato di Al Qaeda prima e poi ISIS in
Siria.
I pirati son tornati… anzi, non sono mai andati via
veramente!
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