Gli elementi storici alla base dell’instabilità del Grande Medio Oriente
Gli elementi storici alla base dell’instabilità del Grande Medio Oriente
La spregiudicata
politica colonialista britannica e francese all’inizio del ‘900
A cominciare dal XVI secolo e fino all’inizio del XX secolo
permase l’egemonia dell’Impero Ottomano (carta 1) sul Grande Medio Oriente
(carta 2), determinando la crisi dell’Arabismo, ulteriormente aggravata dalla
perdita della guida dell’Islam. Il Sultano di Istambul assunse, infatti, anche
ruolo di leadership del mondo musulmano, in sostanza si trattava di un nuovo
impero islamico ma a guida turca anziché araba.
Carta 1: le tappe dell’estensione
dell’Impero Turco-Ottomano
Carta 2: gli stati che compongono il “Grande Medio Oriente”
attuale
La rinascita dell’Arabismo
Tra l‘800 e il ‘900 i giovani arabi
iniziarono a conoscere la cultura occidentale appassionandosi alla filosofia,
all’arte, alla medicina e a molte altre discipline fra cui la politica dalla
quale appresero il concetto di Nazione, fino ad allora per loro sostanzialmente
sconosciuto. Riuscirono pertanto a tradurre la parola Nazione ed a inserirla nel
loro vocabolario, in quanto prima non esisteva una parola corrispondente con
tale significato. Il termine che si avvicinava alla parola Nazione era “Umma” che
significava tuttavia insieme di persone religione islamica, in sostanza la
comunità dei fedeli musulmani.
Con la scoperta di tali aspetti della cultura europea gli arabi,
presso i quali era sorto come in Europa il senso di nazionalismo, iniziarono a
sognare la creazione di una propria “Nazione” autonoma dando vita ad un nuovo
risveglio nazionale detto Risorgimento arabo che sfociò nella “Rivoluzione
Araba”, per liberarsi della dominazione ottomana.
Il disinvolto gioco geopolitico
britannico
Nel 1915 l’inglese Mc-Mahon e lo
Sceriffo della Mecca Hussein (capostipite della famiglia Hashemita), raggiunsero
un accordo in base al quale gli inglesi avrebbero aiutato gli Arabi nella lotta
contro la dominazione dell’Impero Turco Ottomano e così facendo gli Arabi sarebbero
stati ricompensati con la creazione di un proprio stato indipendente sotto il
controllo dello Sceriffo della Mecca.
Purtroppo, nel 1916 gli inglesi conseguirono un accordo con
la Francia, e con l’impero zarista del quale Lenin ne denunciò il carattere
colonialista ritirandosi nel 1917, per spartirsi i territori del Medio Oriente
in zone di influenza dopo la ormai certa sconfitta dell’impero Ottomano.
L’accordo venne chiamato Sykes-Picot dai due diplomatici che lo sottoscrissero e
portò anche alla creazione artificiosa dei confini fra gli stati, i quali
vennero tracciati letteralmente col righello sulla carta senza considerare la
geografia etnica e religiosa (carta 3). Gli stati che sorsero risultarono
quindi scarsamente omogenei e potenzialmente instabili.
Carta 3: la spartizione del Medio
Oriente in sfere d’influenza stabilita dall’Accordo Syks-Picot
Nel 1917 in piena Prima Guerra
Mondiale[1], l’Inghilterra voleva mantenere dalla sua parte
la potente comunità ebraica all’interno della quale vi era una corrente
sionista che auspicava un ritorno del popolo ebraico negli storici territori
della Palestina.
Per tali motivazioni il Segretario per gli Affari Esteri
britannico del tempo, Arthur Balfour,
indirizzò una lettera a Lord Rothschild, membro di una importante
famiglia di banchieri ebrei britannici, considerato il principale
rappresentante della comunità ebraica in Inghilterra, nella quale si esprimeva favorevole alla creazione di un
«focolare nazionale ebraico» in Palestina (immagine 1).
Immagine 1: la lettera di Lord
Balfour
La Dichiarazione era controversa
perché oltre all’intento di favorire il “focolare ebraico” veniva affermato “nulla deve essere fatto che pregiudichi i
diritti civili e religiosi delle comunità non-ebraiche della Palestina, né i
diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni”. Pertanto oltre ad appoggiare il movimento
sionista, il governo di Sua Maestà voleva preservare i diritti delle popolazioni locali, civili e religiosi, in modo che non
fossero lesi. Infatti il territorio era abitato per la quasi totalità da
arabi musulmani, ai quali
l’Inghilterra stessa aveva fatto promesse territoriali in cambio del supporto
locale nella lotta contro l’Impero Ottomano.
La
Palestina a quell’epoca era parte dell’Impero Ottomano, alleato degli Imperi
Centrali[2], ed era
un territorio ritenuto importantissimo sia dall’Inghilterra sia dalla Francia
con la quale nel 1916 aveva sottoscritto i citati accordi di Sykes-Picot.
Tuttavia, gli inglesi non soddisfatti dagli accordi con i francesi, tentarono
di sfruttare la causa sionista a proprio vantaggio per riaprire un tavolo
negoziale con i francesi e riuscire ad assicurarsi un controllo più diretto
della Palestina.
Durante la prima guerra mondiale gli stati della
Triplice Intesa, con a capo l’Inghilterra, erano impegnate per indebolire
l’Impero Turco. Questo nacque dopo che Il movimento dei Giovani Turchi
i quali dopo un iniziale periodo liberale tramutarono il paese in uno stato nazionalista
che durante la Prima guerra
mondiale si alleò con gli Imperi Centrali. In quegli anni i
Giovani
Turchi, pervasi di un feroce razzismo, volevano creare uno Stato centralizzato
e nazionalista e temendo che le minoranze chiedessero autonomia
o indipendenza (come era già accaduto nei Balcani), considerarono gli armeni un
pericolo per l’unità dello Stato. Tale situazione portò al genocidio degli
Armeni stessi che si concluse nel 1923 con la morte di 3 milioni di persone.
Dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano nella Grande Guerra, gli
assetti geopolitici della regione furono ridefiniti con il Trattato di Sevres
del 1920 nel quale, oltre alla imminente nascita dello Stato del del Kurdistan
nella parte sud-orientale della penisola anatolica e alla creazione
dell’Armenia, fu stabilito che alcune zone dell’Anatolia occidentale fossero assegnate
alla Grecia in quanto da sempre popolate da greci. (carta 4).
Carta 4: gli assetti politici del
Vicino e del Medio Oriente definiti dal Trattato di Sevres
I Mandati della Società
delle Nazioni
Nel 1920 subito dopo la fine della Grande Guerra, vennero
emessi Mandati della SDN (la Società delle Nazioni) che convalidava la
spartizione contemplata dall’accordo Sykes-Picot.
Gli assetti politico-territoriali stabiliti subito dopo la I
Guerra Mondiale dalla Triplice Intesa confluiti col Trattato di Sevres del 1920,
portarono alla guerra turco-greca (1919-1922), combattuta dal movimento
nazionalista turco guidato da Mustafa Kemal detto Ataturk, che riuscì a
respingere le forze greche e ad appropriarsi delle regioni destinate dalle
Potenze dell’Intesa alla Grecia (carta 5).
Carta 5: la guerra greco-turca 1919-1922
Successivamente si arrivò al Trattato di Losanna (1923) nato
dai negoziati dopo la sconfitta delle forze greche ad opera dei nazionalisti
turchi. Si trattava di un accordo sottoscritto fra la Turchia e le Potenze
dell’Intesa (Francia e Gran Bretagna) che poneva fine determinò una modifica
degli assetti politico-territoriali delineati dal precedente Trattato di
Sevres.
Stabiliva i confini tra Turchia,
Bugaria e la Grecia e non prevedeva la nascita dello stato Kurdo.
Le Potenze Europee, imposero alla Turchia Moderna (guidata da
Ataturk che fondò la Repubblica di Turchia nel 1923, una Repubblica Laica) di
rinunciare a diversi territori, l’isola corrispondente all’odierna Cipro,
l’Iraq e la Siria ma acconsentirono alle richieste dei turchi di estendere il
controllo sull’interna penisola anatolica e su una piccola porzione di Tracia,
l’attuale Turchia europea (carta 6). Le potenze dell’Intesa immaginarono per la
Turchia Moderna le caratteristiche geopolitiche di uno stato-ponte, tra Medio
Oriente e l’Europa.
Carta 6: gli assetti territoriali
stabiliti dal Trattato di Losanna del 1923
Le mie considerazioni
La zona del Medio Oriente è una regione con una importante storia
e enormi ricchezze di risorse naturali, nella quale gli accordi fatti dalle
Potenze Europee, soprattutto Inghilterra e Francia, erano finalizzati ad
estendervi il controllo e a sfruttarne le ricchezze. Tali accordi portarono a gravi
instabilità politiche ancora oggi presenti. Infatti nel corso del tempo gli
accordi più o meno segreti furono fatti per spartirsi la regione del Medio
Oriente creando vere e proprie sfere di influenza. Quando le Potenze
Occidentali occuparono questa zona suddivisero sulla carta col righello i
territori presenti a loro piacimento senza rispettare le culture e le
religioni.
Penso che la politica colonialista che è stato attuata in
quegli anni rappresenti una strategia mossa da interessi prettamente economici
e geopolitici. Questa politica spregiudicata ha portato alle profonde
instabilità politiche del Medio Oriente che vediamo ancora oggi con popoli,
come i kurdi e i palestinesi, ai quali viene negato tutt’oggi il diritto alla
creazione di un proprio stato.
Vincenzo Di Noia
2° A AFM
ITE Antonio Pacinotti - Pisa
[1] Tratto da : “Cent’anni dopo la
Dichiarazione Balfour” - https://lospiegone.com/2017/12/05/centanni-dopo-la-dichiarazionebalfour/#:~:text=La%20Dichiarazione%20rimane%20comunque%20controversa,sullo%20stesso%20lembo%20di%20terra).
[2] Imperi Centrali: coalizione di nazioni che si scontrò
con la Triplice Intesa durante la Prima Guerra Mondiale, formata principalmente da Impero Tedesco, Impero
Austro-Ungarico, Impero Ottomano e, più tardi, il Regno di Bulgaria.
Il nome derivava dalla loro posizione geografica centrale in Europa rispetto
agli schieramenti avversari (Francia, Gran Bretagna, Russia).
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