Il sogno americano è divenuto incubo

 

Il sogno americano è divenuto incubo 

 


Ogni qual volta si parla di provincialismo della classe politica intendiamo la incapacità di guardare oltre l’interesse spicciolo ed elettoralistico, una visione miope del mondo, se dovessimo invece guardare al giornalismo odierno potremmo solo parlare, fatta qualche debita eccezione, dell’asservimento ai dominanti e ai grandi gruppi editoriali sul libro paga dei quali si augurano di essere inseriti.

Ben pochi giornali hanno commentato un fatto di inaudita gravità ossia la decisione del Governo USA di uscire da una sessantina tra accordi, trattati, organismi internazionali e convenzioni internazionali, la stragrande maggioranza a tema ambientale.

Basta accendere la televisione per imbatterci in eloquenti modelli di un giornalismo asservito al potere che si accontenta della solita notizia da pettinare senza mai accertarsi della veridicità dei fatti e di quanto possa essere attendibile la fonte. Ci siamo soffermati su questi fatti perché è sempre più difficile sviluppare dei ragionamenti specie se parliamo di Stati Uniti e di importanti decisioni assunte a livello nazionale ed internazionale, prima di dare la notizia si guarda sovente al posizionamento dei Governi per non incorrere nella loro ira dopo qualche servizio.

A distanza di giorni dall’arresto di Maduro è bene ricordarci che un’azione del genere era stata già promessa dal presidente Trump, rinviata di qualche giorno per il mal tempo mentre gli Usa bombardavano nel frattempo la Nigeria e coprivano Israele nel Corno d’Africa.

E il Venezuela era nell’occhio del ciclone o, meglio, nell’orbita degli interessi di multinazionali statunitensi del petrolio e del gas, favorire allora la potente lobby del fossile che lo aveva sostenuto in campagna elettorale è stato un gioco da ragazzi per il presidente Trump che l’arresto di Maduro aveva pianificato da mesi. E cogliamo una strana coincidenza tra l’attacco al Venezuela e l’uscita statunitense da tutti i trattati internazionali sull’ambiente, da sempre, infatti, per i repubblicani ogni limite di natura ambientale è un ostacolo alla crescita della economia e agli interessi nevralgici del paese, nulla di nuovo se pensiamo alle dichiarazioni rese, a inizio 2025, all’ONU quando il cambiamento climatico venne liquidato come truffa ai danni dei soli Stati Uniti .

Siamo davanti a un vero e proprio negazionismo con basi antiscientifiche e per questo i nemici dichiarati sono tutti gli organismi che vanno dalla tutela degli animali e dell’ambiente fino alle ricerche scientifiche sui cambiamenti climatici.

L’uscita da tutti questi organismi internazionali si prefigge un obiettivo: far mancare risorse economiche a certe ricerche, screditare gli scienziati, rimuovere ogni norma di natura ambientale, rafforzare le potenti lobby che hanno favorito l’ascesa di Trump, eliminare ogni vincolo e regola normativa, detto in altri termini piena libertà di accumulare profitti anche a costo di recare danni all’uomo e all’ambiente. Gli ambientalisti e la cultura woke sono accomunati dall’idea che la lotta ai cambiamenti climatici abbia alla fine indebolito solo gli Usa, perfino la difesa dei diritti umani diventa un lusso che gli Usa non possono ulteriormente permettersi, per questo invocano la cacciata dei migranti divenuta uno dei cavalli di battaglia dei repubblicani e dei settori più reazionari a loro sostegno.  I democratici hanno accusato i repubblicani di favorire la Cina con questo ritiro dagli organismi internazionali per l’ambiente, era proprio Biden a spingere sull’acceleratore delle rinnovabili e della lotta al cambiamento climatico pensando che operando su quel terreno avrebbero arrestato l’ascesa dell’economia cinese. Ma nel frattempo la Cina ha fatto passi da giganti nel dotarsi, pur con grande e colpevole ritardo, di norme politiche atte a combattere l’inquinamento che in alcune aree del paese è particolarmente accentuato con gravi ripercussioni sulla salute pubblica.

Il disimpegno statunitense dai protocolli ambientali produce due effetti immediati: numerosi percorsi di ricerca e innumerevoli commissioni dedicate all’ambiente hanno le ore contate senza i soldi statunitensi, le lobby industriali inquinanti potranno ottenere regole favorevoli aumentando l’inquinamento e con ripercussioni negative sulla salute degli stessi cittadini.

 Davanti a queste decisioni imbarazza il silenzio dei sostenitori europei di Trump, se avessero mantenuto un barlume di razionalità guardando essenzialmente agli interessi anche nazionali avrebbero capito da tempo che la guerra in Ucraina rappresentava una aperta minaccia alla Ue e alla sua stessa economia, avrebbero guardato ad esempio alla Via della Seta come opportunità invece di addentrarsi nell'indefinibile   Piano Mattei per l’Africa.



I lavoratori e le lavoratrici italiane inizino a ragionare con la loro testa, si  guardino dalle lusinghe del modello Trumpiano, quel modello sociale se applicato in Italia sarebbe devastante per le classi sociali meno abbienti, per i salariati, se pensiamo al nuovo decreto Sicurezza il Governo Meloni sta proprio pensando agli Usa dentro un processo involutivo della democrazia, anzi dentro logiche repressive.  

 Trump e Meloni hanno in comune la deliberata volontà di cancellare qualsiasi strumento di controllo sul loro operato come ogni bilanciamento di poteri proprio delle democrazie capitaliste del secondo dopo guerra. 

Siamo entrati in una fase storica nuova, l’autoritarismo, il panpenalismo stanno diventando sempre più forti perchè solo con la reazione e ia repressione potranno garantire la sopravvivenza del sistema stesso. E guarda caso in Italia ci sono decine di siti inquinati che dopo tanti anni attendono ancora di essere bonificati nonostante siano una perpetua fonte di inquinamento e di danno alla salute pubblica.

E la società che si intravede all’orizzonte non prevede sanità pubblica accessibile a tutti, se non hai l’assicurazione privata puoi scordarti di ricevere cure, puoi lavorare ben oltre i 70 anni di età, il tuo trattamento di fine rapporto potrebbe un giorno svanire per la azzardate operazioni di Borsa del consulente finanziario a cui hai affidato i tuoi soldi. E la società non è quella ove il merito trionfa sempre (altro caposaldo della retorica liberal liberista), l’ascensore sociale è fermo, le disuguaglianze inimmaginabili per noi europei, la precarietà sociale spaventosa, le agibilità sindacali e politiche inesistenti, la repressione si fa sempre più brutale, questi alcuni aspetti interni di quella economia di guerra che per prosperare ha bisogno non solo del riarmo e del conflitto contro anche di costruire pratiche repressive contro la loro stessa popolazione.

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