La critica all’idea di pace proposta dai poteri dominanti
La critica all’idea di pace proposta dai poteri dominanti. “O Re o Libertà”, a Bologna un appuntamento che vuole costruire forme nuove di autonomia, partecipazione e giustizia sociale
di Laura Tussi
Prima della fine di gennaio, all’inizio del nuovo anno politico europeo, Bologna sarà per due giorni uno dei luoghi di confronto più significativi sul rapporto tra potere, libertà e conflitti globali. Sabato 24 e domenica 25 gennaio 2026 si terrà infatti l’assemblea nazionale “O Re o Libertà”, un appuntamento che non si limiterà a una serie di dibattiti, ma che si collocherà all’interno di un percorso più ampio di convergenza sociale già avviato nei mesi precedenti e destinato a proseguire nel tempo.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le grandi trasformazioni in corso – politiche, economiche, tecnologiche e militari – stanno ridefinendo in profondità il modo in cui il potere viene esercitato e percepito su scala globale. Il titolo stesso, “O Re o Libertà”, verrà assunto come una metafora radicale: da una parte la concentrazione del comando nelle mani di pochi, dall’altra la possibilità di costruire forme nuove di autonomia, partecipazione e giustizia sociale. Non si tratterà di un richiamo simbolico al passato, ma di una chiave di lettura del presente, in cui i “re” non saranno solo figure istituzionali, bensì sistemi economici, apparati tecnologici, logiche di guerra permanente e dispositivi di controllo sociale.
L’assemblea di Bologna si propone come uno spazio aperto, plurale e conflittuale, in cui movimenti sociali, reti territoriali, sindacati, associazioni e singoli attivisti proveranno a mettere in comune analisi ed esperienze. Al centro del confronto ci saranno temi che attraversano ormai tutte le società contemporanee: il lavoro impoverito e frammentato, il diritto al reddito e al salario, la crisi dell’abitare, l’erosione dei diritti sociali, la compressione degli spazi di dissenso e la crescente militarizzazione delle relazioni internazionali.
Uno degli assi portanti della discussione sarà la critica all’idea di pace proposta dai poteri dominanti, una pace che verrà letta non come superamento dei conflitti, ma come loro amministrazione dall’alto. In questo quadro, la guerra non apparirà come un’eccezione, bensì come uno strumento strutturale di governo: economico, politico e simbolico. Da qui la volontà di mettere in discussione non solo i conflitti armati in corso, ma l’intero paradigma che lega sicurezza, controllo e sacrificio sociale.
La riflessione si allargherà anche al ruolo delle tecnologie e delle nuove forme di governance digitale. L’intelligenza artificiale, la sorveglianza di massa, la gestione algoritmica del lavoro e della vita quotidiana saranno analizzate come nuovi campi di accumulazione del potere, capaci di ridefinire rapporti sociali, libertà individuali e persino l’idea stessa di cittadinanza. In questo senso, il confronto non avrà un carattere puramente teorico, ma sarà orientato a individuare pratiche di resistenza, mutualismo e auto-organizzazione già attive nei territori.
“O Re o Libertà” si inserisce insomma in una sequenza di mobilitazioni e assemblee avviate a partire dall’autunno 2025, con l’obiettivo dichiarato di costruire un’alleanza sociale capace di andare oltre le singole vertenze. L’ambizione sarà quella di tenere insieme il piano locale e quello globale, partendo dai bisogni concreti – casa, lavoro, servizi, reddito – per arrivare a una critica complessiva dei meccanismi che producono disuguaglianza, esclusione e conflitto.
Pur mantenendo un forte radicamento nel contesto italiano, l’assemblea guarderà esplicitamente oltre i confini nazionali. Le crisi che verranno discusse non saranno lette come fenomeni isolati, ma come espressioni di un sistema mondiale in cui le decisioni prese in pochi centri di potere producono effetti diffusi su interi popoli. Da qui l’attenzione alle guerre, alle politiche di riarmo, alla ridefinizione degli equilibri geopolitici e al ruolo dell’Europa in uno scenario sempre più instabile.
L’incontro di Bologna non prometterà soluzioni immediate né sintesi facili. Piuttosto, si presenterà come un passaggio di chiarificazione collettiva, un tentativo di rimettere “le lancette al posto giusto” nella percezione di ciò che sta accadendo. In un tempo segnato dalla semplificazione e dalla polarizzazione, l’obiettivo sarà quello di costruire uno spazio di pensiero critico e di azione condivisa, capace di riconoscere la complessità senza rinunciare alla possibilità del cambiamento.
In questo senso, “O Re o Libertà” non si proporrà come un punto di arrivo, ma come l’inizio – o la prosecuzione – di un processo. Un processo che proverà a immaginare un futuro diverso da quello imposto dalle logiche del dominio, rimettendo al centro la libertà non come slogan, ma come pratica concreta e collettiva.
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