Non si risparmia sulla pelle delle classi pololari
Intervento al seminario contro l'economia di guerra del 30 dicembre 2025 al circolo Arci di San Giuliano Terme
di Franco Marchetti
Ancora una volta il governo ha approvato il bilancio ed
ancora una volta è un bilancio che penalizza soprattutto le fasce sociali più
deboli, non pone alcuna attenzione all’apparato produttivo nel suo complesso e
favorisce le rendite e l’evasione. Ma una cosa chiara la hanno deciso,
aumentare le spese militari, insomma un bilancio che guarda alla guerra anziché
alla Pace.
Voglio affrontare alcuni punti, per evidenziare quanto questo
bilancio sia classista e sbagliato.
Sulle pensioni, il governo ha risparmiato complessivamente
circa 16 miliardi, come li ha risparmiati? Nell’adeguare le pensioni non ha
riconosciuto il reale aumento del costo della vita e quindi tra quanto doveva
erogare e quanto non ha erogato ci sono questi 16 miliardi che dalle pensioni
saranno dirottati su altri capitoli di spesa.
Ancor più grave è risparmiare sulle persone con disabilità riducendo
il fondo per l’assistenza.
Questo non vale solo per le pensioni ma vale anche per i
contratti, soprattutto quelli pubblici, il governo ha riconosciuto un
incremento del 6% a fronte della inflazione al 16% maturata durante la vacanza
contrattuale, purtroppo altre organizzazioni sindacali hanno firmato, la CGIL
ed i sindacati di base no.
Per quanto riguarda la sanità, si va sempre più verso la
privatizzazione ed il governo mette sempre di meno, attuando poi la politica
delle convenzioni e degli aiuti per certi servizi drenando ancora soldi alla
sanità pubblica.
Una politica questa sulla sanità che anche le regioni in
qualche modo favoriscono. Con la scusa di dare una risposta alle liste di
attesa, si tende a portare sempre più servizi verso l’esterno causando un
doppio danno. Il primo danno è economico il secondo danno è sul servizio stesso
perché la sanità privata non fornisce tutti i servizi ma fornisce quegli
interventi che hanno un immediato ritorno di profitto. Patologie lunghe e
complicate o i pronto soccorsi rimangono sempre in carico al servizio pubblico,
ma se si riducono le risorse si riduce anche la qualità del servizio stesso.
Per quanto riguarda il nostro apparato produttivo primario, non viene sostenuto ed oramai siamo quasi del tutto dipendenti dall’estero, ciò che sta avvenendo nella siderurgia in questi ultimi tempi e sintomatico, non della incapacità del governo ma di una scelta ben precisa di dipendere dall’estero, magari favorendo, come nel caso della siderurgia, fondi finanziari per l’acquisto.
La Confindustria e gli economisti di parte, per nascondere il
danno che stanno facendo, parlano esclusivamente della nostra difficoltà nella
competitività, ma parano sempre e solo della crisi di processo, cioè delle
difficolta delle infrastrutture, dei costi della energia e di
approvvigionamento, in parte è vero ma in Italia salvo lodevoli eccezioni, vi è
anche una profonda crisi di prodotto, cioè gli imprenditori hanno smesso di
essere tali ed anziché investire per innovare preferiscono buttarsi sul mercato
finanziario. Stellantis e Gedi sono gli ultimi casi eclatanti di tale
situazione.
Poi gli viene la bella pensata magari di convertire certe
industrie, soprattutto dell’indotto auto, verso il militare.
Ancor più evidente è ciò che avviene per quanto riguarda la
tassazione, da un lato favoriscono i ricchi e dall’altro penalizzano le classi
sociali più povere,
c’è un indicatore chiaro di quanto l’Italia sia un paese per
ricchi, si tratta della aliquota fiscale totale che è la percentuale reale del
reddito, dividendo il totale delle imposte e delle tasse che si paga per il
reddito totale guadagnato , lo 0,1 % più ricco paga un aliquota effettiva
totale del 34% l’1% Più ricco paga il 36% mentre il reddito da 35 mila euro
paga il 40 % e sono la stragrande maggioranza della popolazione. Ecco questa
insieme ad altre è la situazione.
Ecco io auspico che chi è contro a queste cose, riesca a
trovare almeno un punto comune su cui convergere per lottare per un mondo
migliore.
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