Previdenza integrativa e allungamento dell'età lavorativa: i nodi vengono al pettine

 Mesi fa scrivevamo che per rendere appetibile la previdenza integrativa avrebbero alimentato meccanismi atti a incrementare il contributo aziendale. Davanti all'aumento delle spese militari e all'indebolimento del welfare il ricorso alla previdenza integrativa diventa vitale per scongiurare il crollo del potere di acquisto delle pensioni. Il Governo Meloni è del resto in perfetta continuità con gli esecutivi tecnici del passato, si muove nell'alveo della Legge Fornero, innalza l'età pensionabile, elimina quasi tutti i percorsi per una uscita anticipata, pur con forti decurtazioni, dal mondo del lavoro. 



E in questo percorso di crescente depauperamento della previdenza pubblica non poteva che arrivare il supporto alla stampella integrativa . Fino ad oggi il contributo dei padroni, datoriale per intendersi,  è previsto solo con fondi pensione chiusi che poi sono quelli legati al contratto nazionale di riferimento e frutto della intesa tra associazioni datoriali e sindacati rappresentativi.

Di conseguenza il contributo aziendale, nel nome del quale si decantano i vantaggi della previdenza integrativa, viene accordato all'insegnante che aderisca al fondo Espero o al dipendente enti locali e della sanità a favore del fondo Perseo.

 Fino ad oggi il lavoratore prima menzionato, qualora avesse deciso di aderire ad altri fondi previdenziali o a piani individuali pensionistici delle Poste o di qualche Banca, il contributo aggiuntivo datoriale sarebbe venuto meno
 
E' bene precisare che non siamo davanti a una generosità  disinteressata di parte datoriale perchè fino al 30 per cento del patrimonio del fondo possono essere investiti nell'acquisto di titoli societari, quindi il contributo aziendale alla fine si dimostrerebbe vantaggioso,  ma solo per i datori o le proprietà, qualora il fondo stesso decidesse di investire cospicue somme nell'acquisto di titoli azionari della impresa.
 
Non solo le aziende cogestiscono i fondi ma questi contributi aggiuntivi alla previdenza integrativa si sostituiscono sempre più spesso ad aumenti contrattuali e stipendiali.
 
Ora dopo anni di concertazione il Governo Meloni ha sdoganato i fondi previdenziali offerti dalle Banche e inizialmente potrà essere mantenuto il contributo datoriale ma all'orizzonte intravediamo un conflitto di interessi perchè nessun datore accetterà alla lunga di contribuire con somme aggiuntive a un fondo che poi non gestisce e va invece a beneficio delle banche. O ci sbagliamo?

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