Oltre la deterrenza. Con TPNW: nuove prospettive per la sicurezza nucleare mondiale e la pace interna
Oltre
la deterrenza. Con TPNW: nuove prospettive per la sicurezza nucleare mondiale e
la pace internazionale
di
Laura Tussi
L’attuale
fase storica è segnata da un livello di instabilità globale senza precedenti
recenti, efficacemente rappresentato dall’immagine del *Doomsday Clock*,
divenuto simbolo della crescente vulnerabilità sistemica dell’umanità. Non si
tratta di una metafora astratta, ma della traduzione visiva di una crisi
concreta: quella dei meccanismi di regolazione internazionale, in particolare
nel campo del controllo degli armamenti nucleari.
Negli
ultimi anni si è assistito a un progressivo indebolimento delle architetture di
sicurezza costruite durante e dopo la Guerra fredda. Questo processo ha trovato
una delle sue espressioni più significative nella fine del New START, ultimo
grande trattato bilaterale tra Stati Uniti e Federazione Russa volto a limitare
gli arsenali nucleari strategici. Tuttavia, tale evento non costituisce un
episodio isolato, bensì il punto di arrivo di una più ampia tendenza alla
disarticolazione dei regimi di controllo, che ha coinvolto anche altri
strumenti fondamentali, segnando una regressione rispetto ai progressi ottenuti
nei decenni precedenti.
In
questo contesto, emerge con urgenza la necessità di riconsiderare il ruolo dei
nuovi strumenti giuridici internazionali, tra cui il Trattato ONU sulla
proibizione delle armi nucleari (TPNW), che è Premio Nobel per la Pace insieme
alla Campagna Ican per il disarmo nucleare universale. Ridurre questo accordo a
una semplice iniziativa normativa risulta limitante e fuorviante. Il TPNW si
configura piuttosto come un quadro articolato di sicurezza collettiva, che
agisce non solo sull’obiettivo finale dell’eliminazione delle armi nucleari, ma
anche sulla riduzione immediata dei rischi.
Il
trattato introduce infatti una dimensione dinamica, legittimando una serie di
“misure intermedie” volte a contenere la probabilità di una catastrofe
nucleare. Questo aspetto è cruciale, poiché il rischio atomico non dipende
esclusivamente da decisioni intenzionali, ma può derivare anche da errori di
calcolo, incidenti tecnici o escalation incontrollate - fattori che la storia
ha dimostrato essere tutt’altro che teorici.
All’interno
di questa cornice, la proposta avanzata dalla Repubblica Popolare Cinese per un
trattato multilaterale sul principio di “Non Primo Uso” (*No First Use*, NFU),
presentata nel documento ONU NPT/CONF.2026/PC.II/WP.33, assume un significato
che va oltre la dimensione negoziale immediata.
Essa
può essere interpretata come una leva strategica all’interno di un più ampio
processo di ridefinizione delle norme e delle pratiche nucleari.
Da
un lato, la proposta offre un possibile terreno di convergenza tra Stati dotati
di armi nucleari e Stati non nucleari, introducendo un impegno che, pur non
prevedendo l’eliminazione degli arsenali, ne limita significativamente il ruolo
operativo. Dall’altro, rappresenta un segnale di trasformazione del discorso
strategico dominante.
L’adozione
del principio di “Non Primo Uso” implica infatti una ridefinizione della
funzione delle armi nucleari, progressivamente sottratte alla logica della
deterrenza attiva e ricondotte a un ruolo residuale. Questo passaggio è
cruciale, poiché mette in discussione uno dei pilastri dell’ordine nucleare
contemporaneo: l’idea che tali armi possano svolgere una funzione difensiva
legittima attraverso la minaccia del loro impiego.
Se
gli Stati nucleari si impegnano formalmente a non utilizzare per primi l’arma
atomica, riconoscono implicitamente i limiti e le contraddizioni di questa
logica, aprendo la strada a una sua progressiva delegittimazione.
In
questa prospettiva, la proposta cinese non va valutata unicamente in termini di
fattibilità o adesione politica, ma anche come elemento normativo e discorsivo
capace di incidere sulle strutture profonde della deterrenza nucleare. Essa si
inserisce in un processo più ampio di trasformazione delle norme
internazionali, in cui strumenti come il TPNW e iniziative come il NFU
contribuiscono, ciascuno con modalità diverse, a ridefinire i parametri della
sicurezza globale.
In
un contesto segnato dalla crisi dei meccanismi tradizionali di controllo, tali
sviluppi rappresentano non solo alternative possibili, ma passaggi necessari
verso una concezione della sicurezza meno dipendente dalla minaccia della
distruzione reciproca e più orientata alla prevenzione del rischio e alla
cooperazione internazionale.
Laura
Tussi
Nota:
a Milano, alla Biblioteca Chiesa Rossa, un confronto sul significato della pace
e del disarmo convenzionale e nucleare nel mondo.
Un
momento di riflessione e approfondimento sul tema della pace e del disarmo
nucleare si è svolto alla Biblioteca Chiesa Rossa, dove un pubblico
attento ha partecipato a un incontro dedicato alle dinamiche dei conflitti
contemporanei e alle prospettive di convivenza internazionale.
Al
centro del dibattito gli interventi di Laura Tussi e Fabrizio
Cracolici, che hanno proposto una lettura ampia del concetto di pace, inteso
non solo come assenza di guerra ma come costruzione quotidiana di relazioni,
diritti e giustizia sociale.
All’incontro
hanno preso parte anche Antonio Arini, Tiziana Ferrante, Michela Fiore e Marco
Sannella, contribuendo a un confronto articolato che ha toccato i temi
dell’educazione alla pace, del ruolo delle istituzioni e della responsabilità
della società civile.
L’iniziativa,
promossa con il coinvolgimento di ANPI e Emergency, ha
rappresentato un’importante occasione di analisi e dialogo, in un contesto
internazionale segnato da tensioni e conflitti armati.
Nel
corso della serata è emersa l’esigenza di rafforzare una cultura e pedagogia
della pace e una resistenza creativa capaci di superare le dinamiche di
contrapposizione, puntando su cooperazione, solidarietà e rispetto dei diritti
umani come basi per un equilibrio più stabile a livello mondiale e
internazionale.
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