Remigrazione o deportazione di Massa?

 di Michele Gambirasi

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Non c’è scritto chiaro e tondo da nessuna parte. Ma surrettiziamente, con un emendamento firmato da tutta la maggioranza, il decreto Sicurezza approvato ieri in Senato introduce una norma che ha il sapore della «remigrazione», sdoganata a destra da diverso tempo.

Bisogna scorrere la fila degli emendamenti per arrivare all’articolo 30, uno di quelli votati a Palazzo Madama dopo dieci ore di seduta non-stop giovedì. A questo è stato aggiunto l’articolo 30-bis, che mette le mani al Testo unico dell’immigrazione del 1998 e ai suoi programmi di «rimpatrio assistito». In base al nuovo testo questi non andranno più concordati solamente con le organizzazioni internazionali e le associazioni che si occupano di migranti.

Il Viminale adesso potrà stipulare accordi per programmi di «rimpatrio volontario» anche con il Consiglio nazionale forense (Cnf), organismo istituzionale di rappresentanza degli avvocati: ai legali che decideranno di assistere un cittadino straniero che sceglie di partecipare a uno di questi programmi, il Cnf una volta terminata la pratica e partito il migrante, corrisponderà un compenso pari al «contributo economico per le prime esigenze». Questo, secondo un decreto del Viminale, viene già elargito al migrante che ha deciso di partire. Si tratta di 615 euro. La logica sembra chiara: laddove risulti difficile convincere cittadini stranieri ad aderire ai programmi (tra il 2023 e il 2025 sono stati 2500), si incentiveranno gli avvocati ad assisterli e far presentare loro domanda dietro pagamento. Nel testo sono indicate anche le misure stanziate: 246mila euro per il 2026 e 492mila euro per il 2027 e il 2028, tratti dai Fondi di riserva del Mef. Basterebbero per meno di 2 mila rimpatri.

Ma non è l’unica stretta sui migranti prevista dal decreto. Lo stesso emendamento è intervenuto anche sulle espulsioni a seguitRemigrazioo di una condanna, una delle pene sostitutive che in alcuni casi può essere disposta dal giudice. Ora il magistrato di sorveglianza incaricato di decidere dovrà prendere in considerazione la richiesta di espulsione con priorità rispetto a qualsiasi altra istanza, e dovrà decidere entro quindici giorni. Ancora, sempre a proposito di avvocati, un articolo del decreto di fatto cancella il gratuito patrocinio per i migranti che hanno intentato delle cause contro le espulsioni. Gli stessi avvocati che però vengono incentivati economicamente a convincere i propri assistiti a lasciare il paese.

Chi ha già iniziato a rivendicare le nuove norme è la Lega, da ieri intenta a festeggiare e pronta per la manifestazione di oggi a Milano con il resto dei Patriots europei al grido di «Padroni a casa nostra». La nuova recrudescenza del governo nelle politiche di frontiera d’altronde ha tolto anche a Fdi qualsiasi imbarazzo rispetto alla «remigrazione» e alle sigle dell’estrema destra. Il 24 aprile a Napoli verrà presentata la proposta di legge in materia targata Casapound alla presenza di Gennaro Sangiuliano, ora capogruppo di FdI in regione.

La partita del decreto non è chiusa, e il peggior nemico della destra è il tempo, dato che va convertito entro il 25 aprile. Il provvedimento è passato ieri mattina al Senato: la votazione si è chiusa alle 11 e due ore dopo era già stato riunito l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, dove dovrà passare il decreto prima dell’aula. Per intendersi, non era nemmeno stato trasmesso il testo emendato dagli uffici, i deputati si sono seduti a mani vuote. «Presidente, guardi che la Costituzione dice che dopo sessanta giorni il decreto decade, non che è obbligatorio convertirlo», ha commentato Filiberto Zaratti di Avs.

Già ieri alle 15 si è tenuta la prima seduta della commissione, entro stasera alle 18 andranno presentati gli emendamenti, che poi verranno tutti esaminati in un’unica seduta fiume di lunedì dalle 9 di mattina a mezzanotte. Anche perché per la maggioranza è obbligatorio essere in Aula già martedì mattina per stare nei tempi: qualche ora di discussione generale e questioni pregiudiziali, prima di porre la fiducia nel pomeriggio. E da mercoledì nuova maratona, tra voto alla fiducia, dichiarazioni di voto e ordini del giorno. Correre, per portare il testo al Quirinale entro la mezzanotte di venerdì.

Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha inviato una lettera al presidente della Camera Fontana per denunciare l’abnorme compressione dei tempi e delle prerogative parlamentari: «Il provvedimento interviene su materie delicatissime come la libertà personale. Per i partiti, come quello del sottoscritto, che non hanno rappresentanza al Senato, la lesione è ancora più evidente. Un esame simbolico umilia il Parlamento». Di cultura politica radicale, Magi è tra gli oltre 150 deputati di opposizione che conosce meglio il significato del termine «ostruzionismo». E ostacolare l’esame quando si è così di fretta può essere un’arma preziosa. Se si contano gli ordini del giorno e le dichiarazioni di voto che per i decreti possono essere individuali, il potenziale tempo a disposizione delle opposizioni tocca le 40 ore, al netto di interventi del presidente d’aula. «Molto difficile, ma per farlo devono essere convinte e compatte tutte le opposizioni», spiega Magi. Anche perché in ogni caso avrebbe l’effetto di portare il voto finale, e il testo al Colle, a poche ore dalla scadenza: non proprio una bella figura.

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