Secondo voi una Fondazione legata ad una nota azienda di armi si occupa delle Materie Stem?
Pubblicato su Antidiplomatico riportiamo integralmente l'intervento di Emiliano Gentili e Federico Giusti
Attraverso la Fondazione Leonardo Ets (Ente del Terzo Settore) la nota azienda italiana di armi sta progressivamente penetrando nel mondo della pubblica istruzione.
Lo fa regolarmente attraverso progetti come “STEMLab”, “A Scuola di STEM” e “Civiltà dei Dati”, che mirano a collegare il mondo aziendale dell’innovazione tecnologica (con un marcato outlook sul militare e la Difesa) con quello della formazione, al fine di creare sinergie con le istituzioni scolastiche e promuovere un orientamento dei programmi di studio maggiormente tecnico/scientifico. L’obiettivo è chiaro: plasmare i programmi educativi sulle finalità aziendali.
Ma Leonardo Ets entra nelle scuole anche attraverso iniziative estemporanee di una certa importanza, come quella di pochi giorni orsono[1] – organizzata presso lo spazio espositivo di Leonardo nel quartiere romano di Prati – rivolta agli studenti del Liceo Scientifico Newton, dell’I.T.I.S. G. Galilei, del Liceo Digitale Matteucci e dell’Istituto De Merode di Roma e che ha visto la partecipazione del Ministro Roccella, di Isabella Rauti (Sottosegretario alla Difesa), dell’On. Schifone, dell’AD di Leonardo Cingolani e del famoso divulgatore scientifico Alberto Angela. Una passerella, dunque, probabilmente organizzata al fine di magnificare il ruolo dell’azienda nella formazione e nell’istruzione pubblica, nonché per promuovere il settore militare e la guerra fra i giovani. Come riportato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’Università, infatti, in tale occasione Cingolani ha detto che «La pace non è gratuita» e che davanti al «cattivo, che c’è sempre, bisogna esser pronti a sparare».[2]
Dal punto di vista dell’azienda potrebbe essersi trattato di pura e semplice politica di brand, ma insospettisce il fatto che l’attività di Leonardo nelle scuole sia inserita a pieno titolo – anche formalmente – nel percorso di riforma dell’insegnamento in direzione tecnico-scientifica, che è stato delineato a vari livelli dalle istituzioni (ad esempio con la Raccomandazione del Consiglio dell’Ue del 2020,[3] con la linea di investimento del Pnrr denominata “Nuove competenze e nuovi linguaggi”[4] e con la L. 197/2022[5]) e che prevede il coinvolgimento di ditte ed esperti esterni. In conseguenza proprio della L. 197/2022 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha emesso le “Linee guida per le discipline Stem”, nelle quali viene ribadita l’importanza delle materie scientifiche nella società odierna a partire dalle attività scolastiche di «orientamento, ad alto contenuto innovativo, verso gli studi e le carriere professionali nelle discipline Stem».[6]
L’orientamento scientifico nella formazione è una dinamica globale che coinvolge tutte le economie nazionali di una certa importanza. Com’è facile immaginare, dietro una tendenza così uniforme si nascondono viscerali interessi economici e, del resto, fin dalla L. 107/2015 era stata esplicitata l’importanza dello «sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo (…) alla produzione e ai legami con il mondo del lavoro».[7] Nei segmenti più remunerativi delle filiere economiche – quelli in cui gli investimenti di capitale presentano rendimenti maggiori, come per esempio le attività di commercializzazione del prodotto, quelle di ricerca e sviluppo e, in generale, le lavorazioni che prevedono l’impiego di tecnologia produttiva avanzata – l’organizzazione aziendale del lavoro necessita di tecnici abili nel pensiero computazionale e nella logica formale, giacché generalmente si tratta di eseguire mansioni standardizzate e ripetitive ma fondate su procedure che presentano un alto livello di complessità.
La presenza di una forza-lavoro formata sulle materie Stem, quindi, per le imprese costituisce un fattore abilitante per orientare il business verso attività ad alto valore aggiunto. Chiaramente si tratta di una sfida alla concorrenza, che in base al settore economico specifico può risultare spesso internazionale e financo globale, per cui la presenza di una forza-lavoro formata non garantisce di per sé il successo dei progetti imprenditoriali. Siamo perciò di fronte a una scommessa delle classi dirigenti e quindi non è affatto scontato che al proliferare di laureati in discipline scientifiche corrisponderà, in futuro, un mutamento del mercato del lavoro – ossia una maggiore richiesta di esperti tecnici. Tanto più che, come avevamo avuto occasione di affermare in passato, l’attuale Governo ha istituito dei percorsi di formazione professionale per ruoli e mansioni di livello relativamente basso, gli ITS Academy. La formazione erogata da questi Istituti è «finalizzata allo sbocco in lavori operai, per quanto specializzati: gli ITS possono rilasciare fino al quinto o al sesto livello EQF, su otto totali, a seconda che si scelga il 4+2 oppure il 4+3; anche gli insegnanti sono dei tecnici, dotati del quinto o del sesto livello EQF».[8]
Nel frattempo viene sacrificato l’apprendimento degli studenti e delle studentesse, in quanto l’approccio disciplinare attualmente prevalente della pedagogia e delle materie scientifiche è marcatamente orientato al riduzionismo e al funzionalismo, cioè alla risoluzione dei problemi mediante scomposizione logica degli elementi che li costituiscono e all’attribuzione di significato sulla base della funzione che questi esercitano nel contesto in cui sono inseriti. Non vale a nulla, pertanto, dire che i percorsi di formazione “per le competenze Stem” «debbano essere progettati ed erogati sulla base di approcci pedagogici fondati sulla laboratorialità e sul learning by doing, sul problem solving e sull’utilizzo del metodo induttivo, sulla capacità di attivazione dell’intelligenza sintetica e creativa, sull’organizzazione di gruppi di lavoro per l’apprendimento cooperativo, sulla promozione del pensiero critico nella società digitale, sull’adozione di metodologie didattiche innovative».[9] Non vale a nulla perché l’estrema divisione del lavoro intellettuale – fondata sul funzionamento della moderna organizzazione aziendale del lavoro – e l’approccio orientato alla performance – per cui addirittura gli apprendimenti stessi vengono “misurati” in termini di competenze, così come indicato dalla peggior psicologia del lavoro statunitense[10] – minano inevitabilmente lo sviluppo del pensiero critico, della creatività e dell’espressione culturale individuale.
Colpisce, infine, l’impiego di esperti esterni per il potenziamento delle competenze digitali e multilinguistiche degli studenti. E tutto ciò per due motivi: il largo utilizzo del sistema degli appalti, che comporta un grande spreco di risorse pubbliche in un contesto – quello scolastico – in cui la precarietà lavorativa e l’inadeguatezza delle infrastrutture dilagano; l’impiego frequente di militari per l’educazione alla cittadinanza digitale, la prevenzione del cyber-bullismo et similia, che oltre a militarizzare l’ambiente scolastico (e l’immaginario delle presenti e future generazioni) relega i docenti a un ruolo subordinato su temi ritenuti centrali per l’educazione e la formazione dei giovani. E forse dietro questo ridimensionamento della figura dell’insegnante si nasconde la volontà di istituire anche formalmente, nel prossimo futuro, «un processo di apprendimento orientato al lavoro».[11] E schiacciato – questo lo aggiungiamo noi – sugli interessi delle imprese di guerra
[1] https://www.fondazioneleonardo.com/stories/stem-tecnologie-futuro-evento-leonardo-roma.
[2] C. Ridolfi, Roberto Cingolani e le STEM in Italia tra tecnologia civile e militare, 3 Febbraio 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/02/03/roberto-cingolani-stem-italia-tecnologia-civile-militare/.
[3] COM (2020) 512 final.
[4] Missione 4, Componente 1, Investimento 3.1. Ma anche gli Investimenti numeri 1.4, 1.5 e 2.1.
[5] Art. 1, cc. 552 e 553.
[6] MIM, Linee guida per le discipline Stem, p. 12.
[7] Art. 1, c. 7, lett. “h”.
[8] E. Gentili, F. Giusti, La riforma degli istituti tecnico-professionali al suo primo banco di prova, 13 Luglio 2025, https://giuliochinappi.com/2025/07/13/la-riforma-degli-istituti-tecnico-professionali-al-suo-primo-banco-di-prova/. Cfr. L. 99/2022, art. 5 e https://europass.europa.eu/it/description-eight-eqf-levels.
[9] MIM, Azioni di potenziamento delle competenze STEM e multilinguistiche, p. 5.
[10] Cfr. L. M. Spencer, S. M. Spencer, Competence at Work. Models for Superior Performance. New York: John Wiley & Sons, 1993.
[11] PNRR #NextGenerationItalia, p. 190.
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