Cosa si cela dietro al Patto tra I Sindaci Toscani? Fuori le carte!
Sia ben chiaro, quanto accade oggi in Toscana presto si verificherà in altre Regioni, avvicinandosi il momento in cui saranno presentati i progetti italiani del Recovery, ogni territorio farà a gara per presentare progetti da finanziare.
Non siamo ignari che la ripresa economica passi anche da investimenti infrastrutturali, da arterie ferroviarie e stradali che mettano in rapido collegamento aree industriali con aeroporti e porti, ma prima di esultare sull'intesa dei Sindaci sarebbe bene comprendere di cosa stiamo parlando.
Ad esempio il disastro del People Mover ha cancellato una tratta ferroviaria tra stazione Fs di Pisa e Aeroporto, si erano spesi pochi anni prima ingenti capitali per realizzarla salvo poi rinunciarvi per il trenino costruito in project financing, non certo a costo zero per le casse comunali.
Siamo stati sempre critici verso il People, nacque perfino un comitato contrario alla costruzione beffeggiato dal centrosinistra come nemico dello sviluppo .
In Italia si pensa da anni che le grandi opere siano indispensabili per rilanciare l'economia del paese, governi nazionali e locali impegnano enormi capitali per la loro realizzazione ma alla fine i limiti del capitalismo italiano hanno impedito l'auspicato rilancio.
Prima di esultare c'è molto da capire, se i Sindaci vogliono essere coerenti debbono pubblicare tutti i progetti, i costi, i piani di finanziamento, quantificare gli oneri che graveranno sulle comunità locali.
Vogliamo sapere chi beneficerà effettivamente di queste nuove arterie stradali e ferroviarie, a quali sarà data priorità nel caso in cui non ci saranno i soldi per realizzare tutti i progetti annunciati.
E alla base dei dati capiremo il rapporto costi benefici.
Poi c'è il nodo di Toscana Aeroporti, società ormai da tempo privata e quotata in borsa e proprio per questo, in nome del dio mercato, non dialogante con i consigli comunali. Ta ha ricevuto 10 milioni di euro dalla Regione Toscana ma poche settimane dopo ha deciso di vendere parte della sua società (Toscana aeroporti Handling), prosegue lo spezzatino negli scali con la moltiplicazione delle aziende operanti negli scali con processi di esternalizzazione che negli ultimi decenni hanno prodotto solo danni e non solo in termini occupazionali e salariali.
Nutrire seri dubbi sulle politiche industriali di Toscana Aeroporti è forse un principio di lesa mestà? Parrrebbe di sì, non si capisce come sia possibile assumere posizioni di critica nei consigli comunali e poi sedersi a un tavolo assecondando i piani di questa società senza avere in cambio la condivisione di un piano industriale che salvaguardi non solo l'occupazione (a partire dal variegato mondo degli appalti) ma preveda anche un piano di sviluppo senza impatto ambientale.
Hanno ragioni da vendere quanti si sono opposti alla costruzione della seconda pista di Peretola, qualcuno dovrebbe spiegarci come nel 2021 possano coesistere due grandi aeroporti a meno di un'ora di distanza , chi parla di superamento delle logiche da campanile dovrebbe prima spiegare la ragione del progressivo depotenziamento del Galilei, il venir meno di alcuni progetti annunciati dalla società e mai realizzati.
Gli amministratori locali e il Governo nazionale non possono ignorare il problema e non pensino di assecondare i piani di sviluppo delle società aprendo la borsa dei soldi europei che dovranno essere restituiti con gli interessi. A pagare saranno i contribuenti italiani mentre nel frattempo il valore azionario delle quote societarie, gli stessi utili saranno aumentati alle stelle. Situazioni non nuove che dovrebbero essere fonte di insegnamento o almeno di seria riflessione.
Per anni hanno pensato che il low cost fosse centrale nello sviluppo del Galilei, in epoca pandemica e post covid le logiche dominanti del riempimento di passeggeri nei vettori saranno ancora dirimenti?
Sono domande alle quali rispondere senza sotterfugi e fuori da quella subalternità al Dio capitale che ha portato l'Italia a sostenere processi di liberalizzazione quando in altri paesi invece si limitava il numero delle compagnie presenti negli scali con piani industriali differenti. E quei paesi oggi subiscono meno dell'Italia gli effetti della crisi pandemica. Per queste e altre ragioni non c'è da esultare davanti al Patto per il cacciucco. Fuori le carte!
Sindacato di base Cub
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