Il nuovo protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sottoscritto con i sindacati. La nota critica della Cub di Pisa

Sottoscritto il 6.4.2021 il nuovo protocollo di sicurezza anti Coronavirus per le aziende, accordo condiviso tra le parti sociali su iniziativa del Governo.

Vediamo insieme i contenuti che partono dalla necessità di accordi aziendali con i sindacati cosiddetti rappresentativi.

Nel corso dell'ultimo anno numerosi accordi sono stati letteralmente disattesi, si sono tenuti aperte aziende, uffici e imprese anche quando la logica avrebbe suggerito la loro chiusura a fronte dell'estendersi dei contagi.

Sulla forza lavoro è stato scaricato il peso delle misure antipandemiche, il rispetto del distanziamento sociale anche quando strideva con la materiale organizzazione del lavoro. In altre occasioni i dpi, dispositivi di protezione individuale, sono stati distribuiti con il contagocce o in grave ritardo, poi ci sono i casi, sui quali indaga la Magistratura, di materiali consegnati ai lavoratori senza gli opportuni requisiti a tutela della salute.

Di questo l'accordo ovviamente non parla come ben poco viene detto sui ritardi delle vaccinazioni e sulla crescita dei contagi nei luoghi di lavoro negli ultimi 4 mesi.

La domanda senza risposta è sempre la stessa ossia se i protocolli di sicurezza fino ad oggi adottati sono stati sufficienti a contenere i contagi. La nostra risposta è negativa a fronte dei numeri dei decessi e dei contagi avvenuti.

Il ruolo del Sindacato dovrebbe essere all'insegna della conflittualità e non della condivisione perchè se si registrano tanti contagi vuol dire che le norme adottate risultano inadeguate o insufficienti o comunque aggirabili in nome del profitto.

Quando parliamo di conflittualità intendiamo mettere la tutela della nostra salute al primo posto, prima ancora dei protocolli condivisi con la parte datoriale.

Il protocollo prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali ove non sussitano le condizioni di sicurezza con la inevitabile chiusura delle attività. Nel corso degli ultimi 14 mesi numerose aziende sono rimaste tuttavia aperte nonostante i contagi, una realtà che stride fortemente con quanto dichiarato da cgil cisl uil , associazioni datoriali e Governo.

Quando si parla di confronto preventivo con le organizzazioni sindacali si dimentica che ad oggi in molte aziende, pubbliche  e private che siano, gli rls non sono neppure informati dei contagi avvenuti e gli uffici datoriali si guardano bene dal fornire informazioni tempestive e aggiornate. Questa è la nostra esperienza di delegati\e, forse si vuole evitare che i lavoratori e le lavoratrici percepiscano in toto la gravità della situazione? O si vuole anche risparmiare sulle sanificazioni straordinarie e non? Domande meritevoli di risposte.

La esperienza dell'ultimo anno dovrebbe indurre anche a riflettere sulla inefficacia di tanti protocolli e sullo scarso potere contrattuale delle Rsu e dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza. Solo da poco le assenze dei lavoratori fragili non sono conteggiati ai fini del periodo di comporto, nel frattempo molti di loro hanno subito decurtazioni degli stipendi per le troppe assenze.

Il protocollo poi accoglie una nota proposta aziendale, ci si potrà vaccinare direttamente in azienda  con il medico competente o operatori sanitari all'occorrenza ingaggiati (chi sarà a pagarli?). Logica direbbe che le vaccinazioni andrebbero fatte in luoghi pubblici e non privati, il pubblico avrebbe dovuto già avere predisposto hub per le vaccinazioni che invece in diverse aree del paese tardano ad entrare in piena funzione. Ci sembra palese che l'offerta datoriale vada nella direzione di ottimizzare i tempi (il tempo, si sa, è denaro) nell'ottica di raggiungere il prima possibile la tanto auspicata immunità di massa (per la quale servono dosi di vaccino maggiori a quelle fino ad oggi distribuite, altro tema di cui non si parla).

Se da una parte cgil cisl uil chiedono il welfare aziendale per rafforzare sanità e previdenza integrativa, dall'altra  si parla di  convenzioni con strutture private o anche dell’Inail , peccato che organici e strumenti a disposizione dell'Inail nel corso degli anni siano stati depotenziati come del resto la medicina del lavoro. La Cgil dice di nutrire perplessità sulle convenzioni con i privati ma questo lo prevede il protocollo da loro stessi sottoscritto

Poi resta insoluto il nodo del personale sanitario che si rifiuterà di sottoporsi a vaccinazioni per il quale è prevista la sospensione da lavoro senza retribuzione. Un provvedimento drastico che esclude altre forme alternative di impiego lontano dal contatto diretto con i pazienti.  E poi le migliaia di lavoratori e lavoratrici che avrebbero dovuto essere vaccinati e sono ancora in attesa delle dosi, ad esempio in Toscana gli addetti alla protezione civile.

Da parte nostra crediamo questo ennesimo protocollo frutto di una visione datoriale della pandemia senza guardare in concreto alle criticità dell'ultimo anno.  A cosa serve allora la condivisione  con il sindacato quando le soluzioni prospettate non riescono a garantire effettive tutele della nostra salute e sicurezza? A ratificare, forse, il potere di cgil cisl uil ma non di certo  a salvaguardare la nostra salute.

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