Seminario “Economia di guerra oggi” del 30 dicembre 2025 al circolo arci di San Giuliano Terme Finalità, prospettive di sviluppo e atti degli interventi
Seminario “Economia di guerra oggi” del 30 dicembre 2025 al circolo arci di San Giuliano Terme
Finalità, prospettive di
sviluppo e atti degli interventi
In base alle intenzioni dei proponenti, il seminario
in questione persegue finalità di carattere formativo legate alla conoscenza
della modifica strutturale in corso del nostro modello economico, il tutto
orientato all’avvio di una riflessione collettiva in merito alla creazione di
un movimento dal basso contro la nuova normalità della guerra, il riarmo e il
taglio del welfare state.
Da studi di vari analisti emerge unanimemente come l'economia
di guerra, drenando preziose risorse dai bilanci statali, arricchisca pochi, in
primis le aziende del settore bellico, e impoverisca la gran parte della
società.
Per contrastare questa iniqua e pericolosa deriva è
necessario avere gli strumenti di conoscenza e di analisi delle nefaste
dinamiche ormai in corso da tempo e che nel corso dell’ultimo anno hanno subito
una spiccata accelerazione principalmente tramite il varo dell’aumento delle
spese militari per i paesi Nato al 5% del Pil e l’approvazione del piano ReArme
Europe da 800 miliardi di euro. Di tale imponente cifra, pari a 1/3 del Pil
italiano, 650 miliardi possono essere utilizzati per il riarmo dai singoli stati
con ricorso ad ulteriore debito pubblico e i restanti 150 sono invece costituiti
da prestiti Ue, dei quali l’Italia ne ha richiesti e ottenuti 14,5 miliardi. La
sua effettiva erogazione resta tuttavia subordinata al rispetto del parametro
Deficit/Pil del Patto di Stabilità al di sotto del 3%.
La manovra di Bilancio 2026 del governo Meloni, dopo
averlo sfiorato nel 2025, persegue pertanto prioritariamente proprio tale
obiettivo. Gli spazi di manovra fiscale per il governo Meloni sono tuttavia
molto limitati, risultando schiacciati, da un lato, della sua matrice
ideologica neoliberista finalizzata all’abbassamento delle imposte ai
benestanti e ai ricchi, che, anche per il 2026 porterà ad una riduzione del
gettito fiscale a seguito della riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per la
fascia di reddito fra 28.000 e 50.000 euro e, dall’altro, dall’aumento delle
spese militari e del supporto finanziario all’Ucraina, per continuare una
guerra persa sul campo e che invece Trump è intenzionato far cessare tramite un
accordo complessivo che ne rimuova le cause di Fondo.
E’ necessario, tuttavia, non lasciarsi incantare dalle
sirene mediatiche fedeli al governo in quanto la riduzione dell’aliquota in
questione, che costerà allo stato circa 3 miliardi di euro di minori introiti,
porterà benefici solo ai redditi medio-alti visto che chi guadagna fra 50.000 e
200.000 euro lordi avrà una riduzione dell’imposta di 440 euro mentre chi ne
percepisce 30.000, come la maggior parte dei lavoratori, solo 40 euro secondo i
calcoli di Altroconsumo.
Nel contesto di questo quadro, un governo conservatore
e reazionario come quello attuale ha buon gioco a definanziare le spese sociali
e ridurre gli investimenti produttivi, capitoli di spesa che invece
costituiscono le vere due priorità, viste le crescenti sofferenze sociali (quasi
il 10% di poveri assoluti) e la grave crisi industriale strutturale che investe
il nostro paese negli ultimi 3 anni. Infatti ad ottobre risultavano ben i 32
mesi di riduzione tendenziale della produzione negli ultimi 36.
Di fronte a questo imponente attacco da parte del capitale transnazionale
ai diritti dei lavoratori, allo stato sociale e al nostro decadente apparato industriale,
è di questi giorni la notizia del possibile acquisto per un solo euro
dell’impianto siderurgico ex Ilva di Taranto da parte del fondo speculativo Usa
Flacks Group, non possiamo starcene con le mani in mano.
Pertanto invitiamo tutte e tutti, compresi i circoli
Arci, ad unirsi a questo progetto di formazione e mobilitazione dal basso,
autorganizzata e apartitica, ma non apolitica, per impedire che venga sottratto
ulteriore potere d’acquisto dei salari, tolto quel poco di stato sociale che ci
resta e la totale destrutturazione della nostra industria, che ad oggi resta la
seconda dell’Unione Europea.
Atti del seminario
Di seguito gli atti del seminario del 30 dicembre
pubblicati sul nostro blog di riferimento:
http://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/
- · Relazione introduttiva di Federico Giusti: La guerra ci costa un mondo. https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/01/come-si-inizia-lanno-leggendo-la-legge.html
- · Intervento di Andrea Vento in parte tratto da: Economia di guerra oggi. Parte XXIII - Istat: a agosto 33 i mesi di riduzione della produzione industriale Crisi produttiva strutturale ma il Dpfp svolta verso l’economia di guerra - https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2025/10/istat-ad-agosto-33-i-mesi-di-riduzione.html
- · Intervento di Pablo Baldi: analisi che prende spunto dal libro di Alessandro Volpi La guerra della finanza “Perché siamo in un'economia di guerra?” https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/01/analisi-che-prende-spunto-dal-libro-di.html
- · Intervento di Francesca Doveri: Intervento delle lavoratrici dei beni culturali https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/01/seminario-sulleconomia-di-guerra-e.html
- Intervento di Franco Marchetti Non si risparmia sulla pelle delle classi pololari
- · Intervento di Antonio Piro: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2026/01/uscire-dalleuro-e-dalla-nato-per.html
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