Cerchio dei Giovani Marxisti Iraniani
Cerchio dei Giovani Marxisti Iraniani
Un invito a uscire dall’isolamento, all’alleanza e al ritorno nella
società
La sinistra iraniana oggi si trova in una posizione che non può più
essere descritta con espressioni come “periodo difficile”, “ritirata
temporanea” o “riorganizzazione teorica”. La questione è più profonda. Siamo di
fronte al rischio di una cancellazione storica. In una situazione in cui la
crisi del costo della vita, l’insicurezza sociale e l’erosione della vita
quotidiana hanno esasperato le persone, è la destra ad aver saputo assumere il
linguaggio capace di rispondere a questa ansia collettiva. Se questa tendenza
continuerà, l’egemonia della destra non si limiterà al potere politico, ma si
estenderà anche all’immaginario sociale.
Questo testo non è una dichiarazione teorica, ma un appello a un
cambiamento di direzione pratico. Criticatelo. Valutatelo. Proponete una
strada. Noi giovani marxisti iraniani vi invitiamo ad alzarvi.
Dobbiamo imparare dall’esperienza — in particolare dalle proteste di
dicembre. Quel momento ha mostrato che la società può mettersi in movimento
improvvisamente; ma se non è presente una forza radicata, organizzata e
affidabile, l’energia della protesta o si spegne oppure viene facilmente
appropriata da altre forze. Il problema non era l’assenza di rabbia o di
malcontento; il problema era la nostra assenza.
Ora la domanda principale non è “quale corrente della sinistra ha
ragione?”, ma questa:
la sinistra vuole restare nella storia o essere relegata ai suoi margini?
Per restare, dobbiamo accettare alcuni cambiamenti fondamentali.
1. Tornare dalla marginalità del discorso al cuore della vita
Da anni la sinistra parla più di quanto sia presente. La ricostruzione
non comincia con la stesura di grandi programmi, ma con l’impegno nei problemi
concreti. Dobbiamo essere accanto alle rivendicazioni reali delle persone —
salari, affitti, sanità, sicurezza del lavoro. Le persone si fidano di una
forza che è visibile nei momenti difficili, non solo a livello analitico.
2. Iniziare l’organizzazione da una scala piccola e reale
Le grandi strutture proclamate, senza radicamento sociale, producono solo
nomi vuoti. Occorre creare nuclei piccoli, flessibili e capaci di intervento:
gruppi attivi nel luogo di lavoro, nel quartiere o attorno a una questione
specifica, che costruiscano fiducia e gradualmente si trasformino in una rete
più ampia. Il futuro nasce dal collegamento di questi piccoli punti.
3. Cambiare il nostro linguaggio
Gran parte della società oggi pensa soprattutto alla “stabilità” e alla
“prevedibilità della vita”. Se la sinistra non riesce a tradurre la giustizia
sociale nel linguaggio della sicurezza della vita, avrà già ceduto il campo.
Dobbiamo mostrare che la giustizia non è un ideale lontano, ma la condizione di
una vita sostenibile.
4. Tornare ai luoghi reali di lavoro e di vita
La politica non si forma solo negli spazi virtuali o nei circoli
intellettuali. Il luogo di lavoro, la scuola, l’ospedale, la fabbrica e il
quartiere sono gli spazi in cui si costruisce la fiducia sociale. Senza
presenza in questi ambienti, la sinistra diventa una voce esterna.
5. Trasformare i media in uno strumento di connessione, non in una
vetrina di sapere
Abbiamo bisogno di produrre contenuti continui, semplici, comprensibili e
legati alla vita quotidiana. I media devono spiegare, educare, collegare le
esperienze e creare solidarietà. Il linguaggio eccessivamente complesso ci ha
allontanati dalla società. Molti compagni di sinistra nel Paese stanno
producendo contenuti straordinari, ma hanno bisogno del vostro sostegno.
6. Collegare tra loro le lotte frammentate
Oggi ogni gruppo sociale lotta separatamente, e questa frammentazione
consuma la forza della protesta. Il ruolo della sinistra deve essere quello di
creare connessioni tra queste lotte, mostrando che le radici dei problemi sono
comuni e che anche la soluzione deve essere collettiva. Abbandoniamo le
iniziative isolate. Costruiamo insieme.
7. Rendere secondarie le divergenze interne
La prosecuzione delle dispute settarie, nelle condizioni attuali,
equivale all’autoannullamento. Nessuna corrente, da sola, è in grado di
ricostruire la sinistra. Dobbiamo imparare a collaborare attorno a minimi
comuni, anche se abbiamo differenze teoriche sugli orizzonti più ampi.
L’alleanza oggi non è una scelta tattica; è una condizione di
sopravvivenza.
8. Ritirarsi dal dogmatismo
La fedeltà a una tradizione di pensiero ha senso solo se può agire nella
realtà viva. Ripetere formule del passato senza ripensarle nelle condizioni
attuali ci trasforma in una forza museale. Il marxismo, se è vivo, deve essere
riprodotto nell’analisi dell’oggi e nell’azione del presente, non nella
conservazione di forme obsolete.
9. Riportare il concetto collettivo di “Iran” nel campo della giustizia
sociale
Il senso di appartenenza nazionale non può essere lasciato alle forze
autoritarie. Difendere la dignità e il futuro di questo Paese ha senso solo
difendendo la vita del suo popolo. La giustizia sociale deve essere proposta
come condizione della ricostruzione della società, non in opposizione astratta
alla questione nazionale.
10. Essere pazienti, ma costanti
La ricostruzione sociale è un progetto a lungo termine. Non può essere
portata avanti con fretta o con l’attesa di salti improvvisi. Occorre costruire
una presenza perseverante, affidabile e duratura. Se non lo faremo noi, altri
riempiranno quello spazio.
La sinistra oggi è caduta, ma non è ancora uscita dal campo.
Se non iniziamo ora la ricostruzione, domani potrebbe non restare alcuna
forza capace di farlo. Questo testo è un invito a non abbandonare la sinistra
nel momento in cui ne abbiamo più bisogno. Non per tornare al passato, ma per
costruire una presenza nuova nel cuore della società di oggi. È tempo di
smettere di difendere i nomi e di pensare alla ricostruzione di una forza
sociale reale.
O lo faremo insieme, oppure saremo eliminati separatamente.
Questi dieci punti vengono aggiornati quotidianamente e accolgono
critiche costruttive. Unitevi per contribuire.
In memoria del nostro compagno ucciso, Amin, di memoria eterna.
Cerchio dei Giovani Marxisti Iraniani
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