Intervento della Cub nella piazza per la libertà dell'insegnamento promossa dall'Osservatorio

 


La Cub, i lavoratori contro la guerra sono in piazza con l'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università. con gli studenti e le studentesse, con i docenti per Gaza e quanti oggi si ribellano alle schedature dei docenti, alla quotidiane minacce di ispezioni e controlli da parte ministeriale. La scuola delle destre è quella ove la contemporaneità è sempre meno attenzionata, ove il valore della identità e della patria diventano centrali a sancire anche una sostanziale chiusura ad altre culture. Ma è anche il tempo in cui le scuole si mettono in competizione tra loro per attrarre numeri più alti di studenti che permettano di accrescere le dimensioni dell’istituto e il suo prestigio.  Si sviluppa allora l’idea che governare la scuola sia come gestire una azienda, il Preside diventa una sorte di manager e i docenti dei quadri incaricati di far marciare la scuola senza intoppi di sorta dedicando a mille attività che con il ruolo educativo frontale hanno sempre meno da spartire.

L’idea delle competenze nasconde una idea ben determinata ossia che gli investimenti pubblici nella scuola debbano essere ripagati formando giovani allo svolgimento delle professioni richieste dal mercato soddisfacendo i desiderata delle imprese che una certa controriforma della scuola la caldeggiavano da tempo.

In questa ottica, il mito della produttività va a unirsi a quello del presunto merito come al principio della libertà democratica subentra quello della gerarchia e della obbedienza. Le circolari ministeriali, gli atti ispettivi, le linee guida sulla educazione civica, la retorica del contraddittorio che trasforma i momenti di approfondimento in una sorta di talk show televisivo che banalizza il pensiero riducendo il conflitto a una caricatura, quanto  sta accadendo nella scuola ci ricorda che il mondo della istruzione è il banco di prova di politiche e logiche securitarie. E la prova eloquente è data dalla  presenza dei militari nelle scuole in ogni veste possibile, la presenza di fondazioni legate a imprese di armi , la continua influenza esercitata come dimostra il caso Leonardo e le materie Stem.

La parentesi scolastica diventa accettabile se riesce a sfornare giovani con le competenze richieste dalle imprese, i diritti spariscono sostituiti dai doveri, chi resta indietro nei programmi scolastici potrà essere sacrificato e alla occorrenza per gli esclusi ci saranno corsi abilitanti alle professioni con il rilascio di attestati necessari per lo svolgimento di lavori poco gratificanti ove il nero è assai diffuso come i bassi salari.

Fin dagli anni novanta si rafforza la convinzione che lo Stato debba progressivamente decentrare le funzioni della scuola e in questo caso nasce l’equivoco che in fondo la governance sia più democratica perché il pubblico può, anzi deve, cedere ad altri la gestione di servizi come quelli sanitari, sociali ed educativi. Se si pensa che il pubblico debba essere gestito come il privato, passa l’idea che lo Stato debba assicurare non solo scuole pubbliche aperte e funzionanti ma garantire al cittadino dei bonus da spendere per iscrivere i figli ad istituti privati.

 E di conseguenza la idea di istruzione universale ed uniforme diventa sinonimo di ugualitarismo inutile e dannoso, lontano dai bisogni del mercato e ostacolo all’acquisizione di competenze spendibili nel mercato. Prima un servizio pubblico va depotenziato e svilito poi delegittimato agli occhi dei cittadini, queste sono le migliori premesse per far vincere i processi di esternalizzazione e per la supremazia del mercato. 

Oggi in piazza c'è il popolo della scuola in tutte le sue componenti, quel popolo non si arrende alla privatizzazione, a scambiare la istruzione pubblica con dei bonus, rivendica il diritto alla istruzione, a scuole laiche ove il confronto libero e democratico non sia tradotto nella farsa del contraddittorio. 

E siamo qui per ricordare al Governo che non passeranno le logiche repressive contro docenti e studenti

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