Un dossier per delegittimare l’assistenza umanitaria

 Palestina. Il delirio di Israele contro MSF, un dossier per delegittimare l’assistenza umanitaria

  di Laura Tussi



Negli ultimi mesi la situazione nella Striscia di Gaza ha raggiunto livelli di devastazione senza precedenti. Il sistema sanitario è quasi completamente collassato, gran parte delle infrastrutture civili è stata distrutta e la popolazione vive in condizioni di emergenza permanente. In questo scenario drammatico, l’attacco politico e mediatico di Israele contro Médecins Sans Frontières (MSF) rappresenta un passaggio particolarmente grave, perché colpisce direttamente uno degli ultimi presìdi di assistenza umanitaria indipendente ancora operativi sul terreno.

Le autorità israeliane hanno annunciato restrizioni sempre più stringenti contro le attività di MSF, accompagnandole con la diffusione di un dossier volto a mettere in discussione la neutralità dell’organizzazione. Secondo Israele, MSF e altre ONG internazionali sarebbero permeabili a “infiltrazioni” o responsabili di una narrazione ostile allo Stato israeliano. Accuse generiche, non supportate da prove pubbliche e verificabili, che appaiono come uno strumento politico piuttosto che come una reale misura di sicurezza. L’obiettivo sembra quello di delegittimare chi documenta le conseguenze umanitarie della guerra e fornisce cure a una popolazione stremata.

Uno degli elementi più allarmanti di questa offensiva è la richiesta di fornire elenchi dettagliati del personale palestinese impiegato dalle ONG. In un contesto di guerra, in cui operatori sanitari e soccorritori sono stati ripetutamente uccisi, feriti o intimiditi, tale richiesta equivale a esporre queste persone a rischi gravissimi. MSF ha respinto con fermezza questa imposizione, sottolineando che consegnare dati sensibili senza garanzie concrete sulla sicurezza significherebbe tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria.

Il lavoro di MSF a Gaza non è marginale né sostituibile. L’organizzazione gestisce ospedali, cliniche, unità di pronto soccorso e programmi di assistenza per feriti di guerra, donne incinte, bambini e malati cronici. In un territorio assediato, dove l’accesso a farmaci, elettricità e acqua è estremamente limitato, la presenza di équipe mediche indipendenti rappresenta spesso la differenza tra la vita e la morte. Colpire MSF significa quindi colpire direttamente la popolazione civile palestinese.

Dietro il dossier e le misure restrittive si intravede una strategia più ampia: il tentativo di riportare l’assistenza umanitaria sotto un controllo politico e militare. Delegittimare le ONG indipendenti consente di ridurre la capacità di testimonianza, di limitare le denunce sulle violazioni del diritto internazionale e di trasformare gli aiuti in uno strumento condizionato, concesso o negato in base alla convenienza strategica. In questo modo, l’azione umanitaria perde la sua neutralità e diventa parte integrante del conflitto.

Non è un caso che MSF abbia denunciato anche i rischi legati a sistemi alternativi di distribuzione degli aiuti, gestiti o controllati da strutture vicine alle autorità israeliane. In più occasioni, questi meccanismi hanno prodotto caos, violenza e morti tra i civili in attesa di cibo o assistenza. La militarizzazione dell’aiuto non solo è inefficace, ma si trasforma in una ulteriore minaccia per chi dovrebbe essere protetto.

La campagna contro MSF si inserisce così in un quadro più ampio di criminalizzazione della solidarietà e di progressiva erosione delle norme che tutelano il personale umanitario nei conflitti armati. Quando medici, infermieri e operatori vengono presentati come sospetti o nemici, il diritto umanitario internazionale perde di significato e la guerra si estende anche contro chi cerca di limitarne gli effetti più disumani.

In definitiva, il “dossier” contro MSF appare come un atto politico volto a silenziare una presenza scomoda, più che come una misura di sicurezza. Delegittimare l’assistenza umanitaria significa negare cure, protezione e dignità a una popolazione già sottoposta a bombardamenti, sfollamenti e privazioni estreme. In Palestina, l’attacco a MSF non è solo un attacco a un’organizzazione, ma a un principio universale: quello secondo cui anche in guerra esistono limiti che non dovrebbero mai essere superati.

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