Il rapporto Svimez conferma i ritardi dell'Italia e smentisce l'ottimismo Meloniano
Ad esempio la scarsa mobilità sociale, le troppe disuguaglianze (di genere, geografiche, di natura sociale), i consumi contenuti a causa dei bassi salari, l'economia trainata dal turismo, un export deludente a causa della stretta dipendenza dalla manifattura tedesca alla quale le industrie del Settentrione italico sono legate da rapporti di fornitura.
Il tasso di occupazione ancora basso, la scarsa produttività e i troppi disoccupati soprattutto nelle fasce giovanili ove il numero di chi non studia e non lavoro cresce ancora. Il rapporto Svimez rispetto ad altri studi analitici forse è più incline a riconoscere risultati e meriti delle politiche governative ma alla fine evidenzia tutti i problemi strutturali per un welfare inadeguato, i numeri ancora esigui delle donne al lavoro, molte delle quali assunte con quel part time, volontario o involontario che sia, a determinare alla fine una situazione preoccupante quanto a ore lavorate e occupati a confronto con la media UE.
Escono fuori insomma i limiti del modello produttivo (sono gli incentivi alle imprese a drogare i dati economici) e di società (un welfare del tutto inadeguato e troppe disuguaglianze tra le aree geografiche) dell'Italia vengono evidenziati con grande cura e senza pietas di sorta come si evince dalle prospettive future non certo rosee per il nostro paese, al pari di tutta la UE con crescita ridota ai minimi termini che impedirà al vecchio continente di colmare i ritardi con le tigre asiatiche
Commenti
Posta un commento