Ambientalisti con l'elmetto
Il voto, nel Parlamento europeo, di tanti ambientalisti a favore della risoluzione che esorta i paesi a destinare una quota del loro PIL al rifornimento militare a favore dell'Ucraina intensificando l'invio di sistemi di arma moderni e avanzati per colpire il territorio russo, è la ennesima dimostrazione di una confusione ideologica devastante ma anche della svolta a destra di parte della sinistra europea
Al contrario di quanto viene detto l'Ucraina non è un popolo oppresso come Israele non si sta difendendo da attacchi terroristici.
Siamo davanti al pericoloso coinvolgimento della realtà, per questo proviamo a focalizzare l'attenzione sul rapporto tra guerra e disastri ambientali
A distanza di tanti anni, in pochi ricorderanno le fake news diffuse ad arte per giustificare l’intervento militare occidentale contro
l’Iraq, ad esempio le immagini degli uccelli morti per gli sversamenti di petrolio, uccelli che invece per
i fenomeni migratori non potevano trovarsi in quel luogo. Ma queste ed altre immagini produssero l’effetto sperato favorendo il sostegno dell’opinione pubblica
all’intervento militare occidentale.
La manipolazione delle notizie o la diffusioni di falsi è cosa risaputa, basti ricordare quel dossier che mostrava immagini satellitari per accusare Saddam di custodire in arsenali le fatidiche armi di distruzione di massa, armi mai trovate dagli ispettori Onu eppure ritenute un immane pericolo dall’allora segretario di stato Usa Powell che poi, a guerra finita, fece poi marcia indietro.
Le guerre moderne hanno importanti costi ambientali, i 700 giacimenti petroliferi del Kuwait dati alle fiamme nella prima
guerra del Golfo, gli 11 milioni di barili di greggio dispersi nel Golfo Persico hanno inquinato i mari, i terreni e l'aria e nulla sappiamo delle malattie contratte dalla popolazione locale.
La contaminazione del territorio causato dallo sversamento di petrolio si aggiunge all'utilizzo delle armi all’uranio impoverito fin dalla Guerra nei Balcani, eppure l’opinione pubblica occidentale non mostra indignazione davanti a notizie lette sulla stampa occidentale ma presto dimenticate.
Non una parola viene spesa sul rapporto tra guerre e cambiamento climatico, si impone invece all’opinione pubblica una gamma di comportamenti etici individuali a tutela dell’ambiente quando poi di questi danni sono invece i nostri governanti la causa, con le loro scelte di guerra.
Il genocidio del popolo palestinese e di quello libanese ad opera di Israele, i massicci bombardamenti in corso da un anno sono causa del riscaldamento del pianeta anche se i governi occidentali fanno finta di ignorare l'impatto della politica estera di guerra sul cambiamento climatico.
Sarebbe il caso di citare una valutazione articolata diffusa dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) che denuncia l’inquinamento
del suolo, dell'acqua e dell'aria in rapida e evidenzia danni irreversibili agli
ecosistemi naturali oltre all’aumento delle emissioni di carbonio
Citiamo a tal riguardo quanto riportato dal quotidiano The Guardian
Le emissioni di riscaldamento del pianeta generate
durante i primi due mesi di guerra a Gaza sono state superiori
all'impronta di carbonio annuale di oltre 20 delle nazioni più vulnerabili al
clima del mondo, rivela una nuova ricerca.
La stragrande maggioranza (oltre il 99%) delle 281.000
tonnellate di anidride carbonica (CO2 che si stima siano stati
generati nei primi 60 giorni dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre possono
essere attribuiti ai bombardamenti aerei e all'invasione di terra di Gaza da
parte di Israele, secondo un'analisi unica nel suo genere condotta da ricercatori
nel Regno Unito e negli Stati Uniti.
Secondo lo studio, che si basa solo su una manciata di
attività ad alta intensità di carbonio ed è quindi probabilmente una sottostima
significativa, il costo climatico dei primi 60 giorni di risposta militare di
Israele è stato equivalente a bruciare almeno 150.000 tonnellate di carbone.
L'analisi, che deve ancora essere sottoposta a
revisione paritaria, include CO2 dalle missioni degli aerei,
dai carri armati e dal carburante di altri veicoli, nonché dalle emissioni
generate dalla fabbricazione e dall'esplosione di bombe, artiglieria e razzi.
Non include altri gas che riscaldano il pianeta come il metano. Quasi la metà
del CO totale2 le emissioni sono diminuite a causa degli aerei
cargo statunitensi che trasportano rifornimenti militari in Israele.
Una devastazione ambientale senza precedenti determinata non solo dalle emissioni da combustibili fossili ma anche dalla contaminazione radioattiva da energia nucleare la cui responsabilità cade direttamente sulle Forze armate, di questo e di molto altro parlano alcuni articoli della rivista Usa Monthley Review.
Se la guerra è causa del disastro ambientale suonano singolari le dichiarazioni Nato e Usa sulla necessità di
ridurre l’impatto ambientale, soldati ambientalisti proponendo forze armate moderne e a
zero emissioni chiedendo ai Governi nazionali fondi aggiuntivi per ammodernare
caserme, o costruirne di nuove, in una ottica ecologista.
Gli attivisti per il clima che hanno messo in relazione il rapporto tra guerra e devastazione ambientale sono diventati pericolosi nemici dell'ordine costituito come i movimenti contro la guerra.
E, nella costante falsificazione della realtà, le nazioni
capitalistiche dominanti dichiarano di destinare il 5% dei loro
bilanci militari verso i finanziamenti per l’ambiente che hanno loro stessi
distrutto
L’aumento esponenziale delle spese militari viene
quindi fatto passare non solo come vitale per la sicurezza nazionale ma anche come occasione per contrastare il cambiamento climatico.
Eppure sono proprio i 31 Stati membri della NATO a
totalizzare il 60 per cento e oltre delle spese militari globali le cui
emissioni totali, per la rivista statunitense Montley Review, rappresentano
oltre 233 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti di gas serra
Le guerre, la NATO e il
complesso militare industriale sono pertanto le cause dell'emergenza climatica
e non serviranno le campagne mediatiche occidentali a nascondere la realtà.
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