“I Partigiani della Pace”, il libro che racconta il ritorno del movimento pacifista (Giancarlo Castelli)
“I Partigiani della Pace”, il libro che racconta il
ritorno del movimento pacifista (Giancarlo Castelli)
Recensione di
Giancarlo Castelli, per L’Indipendente, al libro “I Partigiani della Pace” di
Laura Tussi e Fabrizio Cracolici. EMI – Editrice Missionaria Italiana
Il movimento contro il riarmo nucleare,
a occhio, sembrava qualcosa che fosse stato ormai consegnato alla Storia
e agli archivi del Novecento. Quei gruppi pacifisti, di area cattolica,
socialista e comunista che nel dopoguerra si distinsero per il loro impegno con
mobilitazioni e petizioni (rivolte particolarmente all’Onu) rimandano
direttamente a figure importanti quanto ingiallite per l’usura del tempo
come Aldo Capitini, Alexander Langer, Natalia Ginzburg, Neruda, Einstein,
Picasso.
Ritroviamo invece oggi quel movimento,
prepotentemente tornato purtroppo d’attualità per i conflitti in corso (primo
fra tutti, quello russo-ucraino) nelle figure di Giorgio Cremaschi, Moni
Ovadia, Paolo Ferrero, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Maurizio Acerbo. E
di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici. Docente e pedagogista, attivista
non violenta lei, ricercatore di Storia contemporanea lui. Il loro ultimo
libro, I Partigiani della Pace (224 pagine, pubblicato dall’editrice
EMI e nelle librerie dal 5 aprile 2024), rimette “in gioco” e riporta a galla
quelle conquiste che quel movimento ottenne in quel lontano dopoguerra, in
quella seconda metà del Novecento che tanto lontano non sembra più:
«Nell’appello di Stoccolma del 1950 i partigiani della pace proclamarono
l’esigenza dell’assoluto divieto dell’arma atomica – dice Laura Tussi – noi
consideriamo che il governo che dovesse utilizzare l’arma atomica contro
qualsiasi paese, commetterebbe un crimine contro l’umanità e dovrà essere
considerato come criminale di guerra». Un concetto scontato per
qualcuno. Molto probabilmente oggi, tragicamente, non è più così.
L’eccessivo ricorso anche troppo disinvolto, anche soltanto verbale,
all’ipotesi di utilizzo delle armi nucleari nel caso di un ulteriore
inasprimento del conflitto tra Russia e Ucraina (in cui sono coinvolti
indirettamente i Paesi aderenti alla Nato) si insinua nelle coscienze e
nell’opinione pubblica come un’opzione possibile, entrando così
prepotentemente nel dibattito politico quotidiano. «Stiamo vivendo in una
congiuntura storica del tutto paradossale – dice ancora Tussi – ogni giorno si
fa sempre più pressante l’eco del conflitto russo-ucraino e assistiamo inermi a
un genocidio a Gaza e le grandi potenze, invece di perseguire la politica del
disarmo inaugurata negli anni ’70, corrono invece verso un implemento del
proprio arsenale atomico, come in una macabra gara il cui unico traguardo
possibile è l’Armageddon nucleare».
Ad aumentare la preoccupazione diffusa, si potrebbe aggiungere un altro grave conflitto
visibile all’orizzonte, quale quello tra Usa e Cina per il nodo mai
risolto di Taiwan. «La Cina infatti possiede 200 ordigni, ma entro il 2030
vorrebbe raggiungere il migliaio; gli Stati Uniti hanno già 3000 bombe pronte
al lancio e lo storico rivale, il Cremlino, ne ha almeno altrettante puntate
verso ovest. Solo la creatività può salvare il mondo», chiosa ancora Tussi.
Questo ultimo libro, I Partigiani
della Pace, segue un lavoro precedente curato da Laura Tussi, intitolato
appunto Resistenza e non violenza creativa (Mimesis) con contributi,
tra gli altri, ancora di Cremaschi, Ferrero, Zanotelli. Laura Tussi ricorda che
«il 22 gennaio 2024 ricorre il terzo anniversario della entrata in vigore del
TPAN – Trattato per la proibizione delle armi nucleari adottato nel 2017 in una
Conferenza ONU a New York anche grazie alla pressione dal basso di una rete
internazionale comprendente oltre 500 organizzazioni pacifiste, insignita per
questo contributo di un Premio Nobel per la pace».
«Lo straordinario lavoro della Società
Civile, che si riconosce sotto ICAN (International Campaign to
Abolish Nuclear Weapons) come una coalizione globale di organizzazioni non
governative ha consentito non solo la nascita di tale trattato nel 2017, ma
anche la sua entrata in vigore il 22 gennaio del 2021 – spiega Tussi – con le
ratifiche del Trattato Onu TPNW per l’abolizione delle armi nucleari.
Le ratifiche espresse dai vari Paesi sono al momento pari a 69, anche se si
attendono con fiducia ulteriori ratifiche.
Questo processo di allargamento ci
avvicina sempre di più verso l’universalizzazione giuridica del trattato,
prevista nell’articolo 12, con l’obiettivo di giungere ad una effettiva
eliminazione delle armi nucleari nel mondo. Da subito il Trattato, valido solo
per chi lo ratifica, produce un effetto culturale e politico globale di
stigmatizzazione della deterrenza nucleare minandone la legittimità».
Giancarlo Castelli per L’Indipendente
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