La storia della marcia per la pace Perugia-Assisi
La storia della
marcia per la pace Perugia-Assisi: nonviolenza creativa contro la guerra
attuale
di LAURA TUSSI
In un periodo storico come questo è più che mai importante conoscere la storia che ha portato alla nascita, ormai più di mezzo secolo fa, della marcia per la pace che ogni anno unisce Perugia e Assisi nel nome della nonviolenza e dell'attivismo. Ce la racconta Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice che si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale.
Perugia, Umbria - Alla luce
della grave congiuntura di guerra e di oscurantismo che attualmente, a partire
dal conflitto tra Russia e
Ucraina e Nato/Stati Uniti/Europa, sovrasta il
mondo, vogliamo riproporre il
significato di rilevanza estrema di una manifestazione per la pace come la
marcia Perugia-Assisi come esempio e emblema delle tante
manifestazioni attuali contro la guerra che si svolgono in ogni paese e città
di tutto il mondo.
LA MARCIA PER LA PACE
CONTRO LA NATO, LA GUERRA FRA RUSSIA UCRAINA E GLI ALTRI CONFLITTI NEL MONDO
L’idea della marcia per la pace e la fratellanza tra i
popoli Perugia-Assisi – la cui prima edizione risale al 24 settembre 1961 –
è una concezione che sottolinea
come tutto fosse partito dalla ricerca di un’alternativa. Un’opzione, un
dovere da percorrere in contrapposizione alla realtà e alla logica della
guerra, certamente, ma anche un’alternativa concreta di contrasto al dolore
delle donne che lo sguardo del filosofo e pacifista Aldo Capitini incontrava
nella campagna umbra: madri, mogli e figli di uomini gettati nell’agone
bellico, vittime predestinate che la patria aveva chiamato alle armi o meglio
mandato alla morte.
Con le pagine di In cammino per la pace, Capitini tornava su
quelle che si sarebbero potute considerare le varie caratteristiche
fondamentali della marcia, contro ogni guerra. Attualmente potremmo dire contro
la terza guerra mondiale a frammenti che sempre più si estende. E diventa
globale. Le caratteristiche di una
autentica e coerente Marcia per la pace: un nucleo indipendente di
pacifismo integrale da far evolvere in chiave nonviolenta e un percorso di
consapevolezza della pace in pericolo anche per periferici e meno informati.
Un atto “spirituale” in
quanto occasione di parlare ai violenti di nonviolenza attiva e “in avanti”, chiara
e razionale, ma anche critica dei mali esistenti e sempre tendente a promuovere
larghe solidarietà e decise non collaborazioni. Un tentativo di collegamento
tra ciò che rappresenta il riformatore della nonviolenza San Francesco,
ovviamente aldilà dell’autorità confessionale, e ciò che incarna la grande
personalità di Gandhi.
Tutto questo in una marcia che è stata la prima di una
lunga serie di mobilitazioni per la pace e la nonviolenza e al tempo
stesso una marcia che noi oggi
possiamo prendere a simbolo di tutte le manifestazioni contro la guerra possibili
e auspicabili per testimoniare un impegno che è insieme individuale e
collettivo.
UNA MARCIA PER LA PACE
COERENTE: DA GANDHI A CAPITINI
Ripercorrere la storia della marcia ideata dal
filosofo perugino e connessa
a quella delle innumerevoli altre marce per la pace e la nonviolenza –
come per esempio la marcia del sale voluta sempre da Gandhi in chiave
anticolonialista e le marce dei pacifisti anglosassoni animati da Bertrand
Russell – costituisce una opportunità particolarmente preziosa.
Tanto più se la ricostruzione avviene per immagini,
diventando un’occasione per rimarcare ancora una volta un tratto peculiare del
marciare per la pace, per la nonviolenza, per la liberazione degli oppressi,
per l’autonomia di chi è schiacciato dalle forme degenerate del potere e
soffocato dall’impotenza di far sentire la propria voce di denuncia. La peculiarità sta tutta nell’essere questo
atto del marciare una decisa opposizione alla marcia di guerra. La
guerra che ancora attualmente ci sovrasta e ci coinvolge. E che potrebbe
sfociare nella terza guerra mondiale. Nell’apocalisse nucleare. Anche solo per
un errore informatico.
La strada di ogni marcia per la pace e
la nonviolenza sia il cammino di tutti, la strada maestra da condividere fin
nelle sue innumerevoli possibili diramazioni
LE MANIFESTAZIONI
CONTRO LA GUERRA COME RESISTENZA E NONVIOLENZA CREATIVA
Ma si tratta in verità di una posizione di opposizione
che non si affievolisce, non
esaurisce la propria spinta propulsiva in una mera reazione alla prudenza:
essa – muovendo dal dichiarare insufficiente quella realtà che esclude, che
tende ad annullare la differenza per neutralizzare l’impossibilità di dissenso
– si fa finalmente e prepotentemente opposizione creativa.
Resistenza e Nonviolenza creativa. Per
scongiurare la guerra.
Nonviolenza creativa per mettere in atto tutti gli
strumenti a nostra disposizione per costringere i potenti a abbandonare la
decisione ultima della terza guerra mondiale e del conseguente Armageddon
nucleare: costringere i signori della guerra, i poteri forti, ad abbandonare
gli ordigni di distruzione di massa nucleari, le cui testate sono stoccate in
tutte le basi Nato, in Russia e in diversi paesi nel mondo.
Resistenza e
Nonviolenza creativa con noi partigiani della pace.
Non ci si limita a contestare e contrastare la
violenza, ma ci si adopera
per attualizzare l’impegno nel ricercare un’alternativa possibile e nel
prospettare un’altra strada, una strada altra. Il percorso del cammino
della nonviolenza attiva contro l’apocalisse nucleare per costruire insieme il
futuro. Su questa strada altra si incammina la nonviolenza, il cui termine non
a caso Capitini desiderava venisse scritto e immaginato tutto attaccato: non un
qualcosa che esiste e permane solamente in virtù del suo opposto, ma una realtà
progrediente che fuoriesca dalla logica oppositiva per approdare a un terreno
di condivisione, di confronto tra differenze, sempre comunque di coevoluzione e
di creatività.
Proprio a questa strada
altra e di nonviolenza creativa siamo chiamati a guardare, magari con la cura
verso il passato della nonviolenza in cammino, la memoria dei nostri padri, dei
nostri partigiani, ma soprattutto con l’attenzione rivolta alle nuove
generazioni e alla realtà del costruire insieme un nuovo futuro possibile.
MEMORIA E FUTURO: UNA
SOLUZIONE NONVIOLENTA
Occorre applicare
l’esercizio responsabile di una coscienza critica nei confronti delle varie
forme di espressione della realtà insufficiente di cui diceva
Capitini e che sono davanti agli occhi di tutti: micro e macro violenze.
Reiterate oppressioni con implicazioni e ricadute sociali, politiche e
economiche. Situazioni di sfruttamento dei corpi e delle menti, di genti,
popoli e minoranze, che appaiono autoriprodursi. Logiche di profitto a tutti i
costi che spesso e volentieri sacrificano la nobiltà di mezzi sull’altare di un
fine solo apparentemente nobile. E poi ancora azioni violente dettate dalla
sete di prestigio, esclusioni sociali per motivi ideologici e culturali. E
ancora stragi. Massacri. Morti.
Le marce della
nonviolenza contro le guerre sempre.
La strada di ogni marcia per la pace e la nonviolenza
sia il cammino di tutti, la strada maestra da condividere fin nelle sue
innumerevoli possibili diramazioni. Sia la strada e la comprensione reciproca
che dal semplice buon senso e della mera tolleranza ci fa arrivare finalmente
all’inclusione e alla valorizzazione dell’altro nella sua autonomia. Sia in
ultima istanza la strada di una sempre rinnovata fiducia nella capacità
trasformativa di ogni donna e di ogni uomo. Contro la guerra. In ogni
spazio, in ogni tempo.
In
collaborazione con il sito Italia che cambia
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