I Medici Premio Nobel per la Pace contro il nucleare.

 I Medici Premio Nobel per la Pace contro il nucleare. 

L’IPPNW: una missione per la vita dell’umanità 

di Laura Tussi



L’IPPNW – International Physicians for the Prevention of Nuclear War – è la principale organizzazione medica internazionale impegnata per l’eliminazione globale delle armi nucleari. Fondata durante la Guerra Fredda da medici statunitensi e sovietici, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1985 per il suo impegno nel sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi catastrofici della guerra nucleare. Sin dagli albori dell’era atomica, dopo i bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, la comunità medica ha compreso che le conseguenze di un conflitto nucleare non possono essere affrontate con strumenti sanitari ordinari: possono essere solo prevenute attraverso l’abolizione di queste armi di distruzione di massa.

In quanto operatori sanitari, i medici dell’IPPNW concentrano il proprio lavoro sugli impatti umanitari delle armi nucleari e sostengono la loro eliminazione attraverso il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Con l’evolversi delle minacce globali e delle tensioni geopolitiche, l’impegno dell’organizzazione si è ampliato per affrontare tutti i rischi connessi al cosiddetto “nesso nucleare”, che intreccia armamenti, energia, proliferazione e crisi ambientale.

Le armi nucleari oggi esistenti sono incomparabilmente più potenti di quelle sganciate nel 1945. Nove Stati possiedono oltre 12.000 testate nucleari, circa il 90% delle quali concentrate negli arsenali di Stati Uniti e Russia. Molte di queste sono schierate su missili balistici intercontinentali, sottomarini e bombardieri strategici, con sistemi di allerta che consentono il lancio in pochi minuti. Una guerra nucleare combattuta con una parte di questi arsenali potrebbe causare in un solo giorno un numero di vittime superiore a quello dell’intera Seconda Guerra Mondiale.

Le armi nucleari rappresentano la minaccia esistenziale più grave per l’umanità e per l’ambiente. Diversamente dalle armi convenzionali, esse distruggono istantaneamente intere città, annientano infrastrutture vitali e producono contaminazione radioattiva persistente, responsabile di tumori, malattie genetiche e danni che possono estendersi per generazioni. Anche l’uso di una minima percentuale degli arsenali globali potrebbe innescare una catastrofe umanitaria e climatica con conseguenze planetarie.

Gli effetti devastanti delle armi nucleari non si limitano al loro eventuale impiego in guerra. L’intera filiera nucleare – dall’estrazione e lavorazione dell’uranio fino allo smantellamento delle testate – comporta gravi rischi sanitari e ambientali. Le comunità che vivono vicino alle miniere e agli impianti di trattamento subiscono contaminazioni, aumento di patologie oncologiche e danni ecosistemici irreversibili.

Hiroshima e Nagasaki restano il monito storico più drammatico

Il 6 agosto 1945 una bomba di circa 12,5 kilotoni esplose su Hiroshima, generando temperature al suolo di migliaia di gradi Celsius e distruggendo o danneggiando la quasi totalità degli edifici cittadini. Oltre 100.000 persone morirono nei primi mesi, e decine di migliaia rimasero ferite. Il sistema sanitario fu annientato: la maggior parte dei medici e degli infermieri morì o rimase ferita, rendendo impossibile un soccorso adeguato.

Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, una bomba di circa 21 kilotoni devastò Nagasaki, causando decine di migliaia di morti immediati e un numero analogo di feriti, oltre a effetti sanitari che si protrassero per anni attraverso leucemie, tumori solidi e malformazioni congenite.

L’esperienza di queste due città dimostrò che le armi nucleari non solo uccidono in massa, ma distruggono le infrastrutture sociali necessarie alla sopravvivenza: ospedali, vie di comunicazione, reti idriche, sistemi elettrici e strutture di emergenza vengono annientati. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa e altre grandi organizzazioni umanitarie hanno dichiarato che non esiste alcuna possibilità di risposta medica o di soccorso efficace a un’esplosione nucleare su larga scala. In altre parole, non esiste cura per una guerra nucleare.

Dal punto di vista fisico, le armi nucleari liberano un’energia paragonabile a quella che alimenta le stelle: calore inceneritore, onde d’urto devastanti, radiazioni ionizzanti e fallout radioattivo. Gli effetti non si esauriscono nell’immediato, ma si protraggono nel tempo, contaminando suolo, acqua e catene alimentari, con conseguenze sanitarie che possono durare decenni o secoli.

L’impegno dei medici dell’IPPNW nasce da una consapevolezza etica e professionale: la prevenzione è il primo dovere della medicina. Se una patologia non è curabile, va impedita. La guerra nucleare è l’unica “malattia” che può cancellare la civiltà umana; per questo la loro missione è una missione di responsabilità e di amore per la vita, fondata sul principio che la salute dell’umanità coincide con la pace e con il disarmo.

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