Contro la guerra infinita e la militarizzazione sociale
Recensione
Per un futuro senza eserciti
Contro la guerra infinita e la militarizzazione
sociale
Recensione di Laura Tussi
Recensione al Libro - Atti del Convegno antimilitarista tenutosi a Milano
edito dal gruppo editoriale 'Usi - Cit' e Zero in condotta.
Questa riflessione e presa di consapevolezza e di azione collettiva contro
la guerra, il militarismo, la violenza, dal titolo "Per un futuro senza
eserciti: contro la guerra infinita e la militarizzazione sociale",
risulta e prende forma e consistenza di attivismo e militanza pacifista e
nonviolenta, dalla profondità dell’esigenza di non arrendersi alla dinamica
perversa e dominante del neoliberismo, dei poteri forti e dell’emergenza di
reazione a un’urgenza macabra, atroce e quotidiana di distruzione e di morte.
Negli atti di questo convegno editi da Usi- Cit e Zero in condotta si
leggono i contributi di singoli, gruppi e organizzazioni nel tentativo sociale
e politico, della volontà di capovolgere nella pratica e nel pensiero, la
tragica congiuntura e crisi strutturale economica, politica e sociale e di
valori attuale.
Con gli approfondimenti, le note, i dati elencati dei relatori risulta che
la scelta antimilitarista dovrebbe essere essenziale e scontata. Ma da questo
studio emerge che risulta paradossalmente difficile e complicato capovolgere e
rovesciare e disinnescare i meccanismi sociali del razzismo e i dettami del
linguaggio che chiama la guerra 'pace', la distruzione 'democrazia', le
persecuzioni razziali 'sicurezza', la povertà e l’umiltà 'assenza di decoro'.
Questo testo, attraverso le diverse sensibilità intellettuali culturali e
di ricerca degli innumerevoli relatori partecipanti, vuole diventare uno
strumento, o meglio, una risorsa per pensare, ripensarsi e approfondire,
confrontarsi e dibattere.
Infatti risulta inaccettabile spendere e sprecare oltre 64 milioni di euro
al giorno per le spese militari: acquisire strumenti di guerra, armi sempre più
sofisticate e letali per commettere atti di morte e distruzione significa
abituare tutti gli essere umani alla logica del terrore e alla dinamica della
sopraffazione. Perché non rientra nella norma di una vita felice vivere in
territori dove sono installati ordigni bellici, basi militari, testate nucleari
e poi faticare per uno stipendio dignitoso, accettare che si taglino posti di
lavoro e si scarichino queste tensioni sugli ultimi della terra, dai migranti
ai diversamente abili ai senzatetto.
Dobbiamo provare a diffondere gli atti di questo importante convegno e
raccontarli e soprattutto trasformarli in momenti concreti di lotta, per non
arrendersi al negativo e al brutto imposto dal potere. Ma al contrario per far
diventare la realtà quotidiana il vero mondo che vogliamo, "un altro mondo
possibile", bello e positivo.
In questi atti, la federazione anarchica e l’unione sindacale italiana
ragionano sul rilancio dell’attività antimilitarista, sulla spesa militare
correlata all’industria bellica con le infrastrutture militari, le forze armate
in un sistema che ingenera guerre, profughi, immigrazione.
Alternativa Libertaria analizza le problematiche connesse alla Nato e alla
politica di potenza. La Lega per il disarmo unilaterale denuncia il rischio di
una guerra nucleare, attualmente in aumento e annuncia un alto monito di
speranza come il trattato Onu del luglio 2017, trattato di proibizione delle
armi nucleari varato a New York a palazzo di vetro con 122 nazioni e la società
civile organizzata in Ican - Campagna per l’abolizione degli ordigni di
distruzione di massa nucleari, che è valsa, a tutta questa vasta rete di
attivisti per il disarmo nucleare universale, il premio Nobel per la Pace nel
2017.
E ancora le stragi dell’uranio impoverito, che vede l’Adriatico una
discarica di bombe inesplose sganciate dagli aerei e gli effetti devastanti e
l’uso bellico di questo agente altamente radioattivo.
Inoltre si fa presente che alcuni aerei cacciabombardieri f35 sono di
stanza nella base militare di Amendola e sono forniti della stessa dotazione
degli Eurofighter.
E ancora ricordiamo la piaga mortifera dei poligoni di tiro, come in
Sardegna. E la Sicilia che diviene una piattaforma militare nel centro del
Mediterraneo con il tragico excursus di basi militari USA e NATO: la Sicilia
che ieri era ponte verso l’Africa e oggi è frontiera della fortezza Europa con
vari aspetti nevralgici del militarismo dilagante e della questione migranti.
La Sicilia che ha visto ingenti lotte popolari contro la militarizzazione:
Augusta, Comiso, Niscemi. Ricordiamo la caratteristica della lotta No Muos, tra
solidarietà, incomprensioni, indifferenza.
Dunque occorre incrementare le azioni di contrasto e opposizione alle
politiche di guerra e di investimenti e spese militari, tutte risorse sottratte
alle nostre principali necessità di case, ospedali, asili, scuole, servizi
sociali e risulta soprattutto necessario disincentivare la spregiudicata
propaganda militarista nelle scuole e nelle università per formare invece le
nuove e future generazioni alla salvaguardia e alla tutela dell’ideale
umanitario e umanistico più bello e importante: la pace.
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