Gli Stipendi negli enti locali hanno perso il 25%
Gli Stipendi negli enti locali
hanno perso il 25%
I 400mila dipendenti di Regioni ordinarie, Comuni, Province e Città metropolitane sono da sempre dipendenti di serie B ma la situazione sta diventando preoccupante se perfino i Sindaci chiedono interventi statali a fronte della continua erosione degli organici.
Se si vuole, a ragione,
allineare le retribuzioni dei ministeri e quelle delle agenzie fiscali, dovremmo partire dal presupposto che le
risorse destinate ai rinnovi contrattuali sono del tutto inadeguati, servirebbero
poi soldi in più per i settori tradizionalmente in sofferenza.
Per troppi anni hanno
alimentato la disuguaglianza salariale dentro la PA anche con il sostegno dei
sindacati firmatari che oggi vengono a chiedere voti per le Rsu. E il Governo
propone aumenti contrattuali pari a un
terzo della inflazione nell’ultimo triennio.
La situazione è ben nota e
tutti i governi succedutisi hanno promesso interventi risolutivi salvo poi non
fare nulla, nel 2022 lo stipendio di un dipendente locale era pari al 18,9% in
meno rispetto alle amministrazioni centrali (-10,4% rispetto ai ministeri,
-26,1% rispetto alle agenzie fiscali). E le disparità di trattamento sono
destinate ad aumentare specie se pensiamo a quelle indennità presenti in alcuni
comparti e in altri no. Chi spinge oggi per la firma del contratto non ha la
minima intenzione di portare correttivi adeguando i salari degli enti locali al
restante pubblico impiego, basti pensare che perfino nei contratti integrativi
è fatto divieto di superare i livelli del 2016.
Stando a Il Sole 24 Ore lo spread stipendiale fra il centro e la
periferia dell’amministrazione viaggia sopra il 20% (15-16% nel confronto con i
ministeri, circa il 30% con le agenzie), allora con quale coraggio viene
chiesto di sottoscrivere intese al massimo ribasso dimenticandosi allo stesso
tempo della promessa di equiparare i salari degli enti locali a quelli degli
statali?
E da una parte c’è chi
vorrebbe firmare al massimo e ribasso e altri invece (Uil e Cgil) a chiedere
«un anticipo di tutte le risorse disponibili, comprese quelle destinate ai
contratti 2025/2027, il superamento dei limiti anacronistici ai tetti del salario
accessorio e un piano straordinario di assunzioni». Ipotesi che oltre a essere smentite dalla
Manovra di Bilancio (di cui nessuno chiede inspiegabilmente la riscrittura)
rimanderebbero solo di pochi anni il problema ossia agganciare i salari al
costo della vita senza farci perdere potere di acquisto.
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