Se non si è abituati al conflitto e alla democrazia nei luoghi di lavoro si accetta di tutto e di più

 Ma quando si rinnovano i contratti? Perchè non firmate? Mobilitiamoci per farlo sottoscrivere. Non si arriva  alla terza settimana...Ci si indebita per la revisione della macchina o per una visita medica dal privato perchè il pubblico la prevede tra 7\8 mesi. Meglio pochi ma buoni



Sono  alcuni dei messaggi ricevuti negli ultimi giorni, la mancata firma dei contratti nella PA è un fatto nuovo dopo anni di intese al ribasso, sentir parlare, questa volta, di rivendicazioni salariali dignitose sembra un fatto inaudito, un ritorno al passato, ormai lontano, del conflitto tra capitale e lavoro.

 Da troppi anni la forza lavoro accoglie i rinnovi contratti con la solita passività, senza discussione alcuna, la dignità è un lontano ricordo anzi potremmo dire quasi un lusso, accetterebbero, come avvenuto per lustri, aumenti irrisori pari a un terzo della inflazione.

Ma senza generalizzare ci sono altri aspetti rilevanti, ad esempio la cronica assenza di democrazia nei luoghi di lavoro, prassi consolidate e diseducative come la presentazione in pompa magna di piattaforme rivendicative che al momento della firma scopriamo essere state letteralmente disattese dal testo finale del contratto o dell'accordo.

Dove è finita la democrazia nei luoghi di lavoro? Nel dimenticatoio e forse i becchini sono proprio i lavoratori e le lavoratrici , le pratiche concertative e la mera subalternità culturale e politica, la divisione tra categorie, profili, uffici e servizi interiorizzata da molti dipendenti.
Siamo stati disabituati al conflitto e a chiedere conto al sindacato del proprio operato senza fare sconti a chicchessia.
Il sindacato fornisce mere informazioni, approssimative e generiche, sull'andamento delle trattative che una volta terminate non portano alla discussione e al voto della forza lavoro il testo finale, anzi le assemblee sono organizzate a contratti siglati raccontando di avere raggiunto il migliore dei risultati possibili. Insomma, per sintetizzare il tutto, basti un luogo comune: scappati i buoi è inutile chiudere la stalla.
 

Per essere pragmatici quali dovrebbero essere i contenuti di un contratto?
  •  
  • recupero del potere di acquisto 
  • potenziamento del potere contrattuale, 
  • ripristino della quattordicesima mensilità 
  •  fine della performance
  • cancellazione della vessatoria norma che decurta i primi dieci giorni di malattia 
  •  buono pasto non inferiore a 12 euro
  • inserire tra le materie oggetto di contrattazione l'organizzazione del lavoro

 
Cgil e Uil quanto resisteranno al pressing del Governo e dell'Aran per non sottoscrivere l'ennesimo contratto in perdita per altro scaduto quasi 40 mesi?
 
E' già iniziata una terribile danza o se preferiamo la ritirata? Lo si capisce dalle loro stesse dichiarazioni quando chiedono

«un confronto serio e rispettoso di tutte le organizzazioni sindacali, senza scorciatoie o tentativi di forzatura» al fine di "scongiurare la unilaterale erogazione  delle risorse a disposizione con la legge di Bilancio" 

Cercano una scappatoia?

Di fatto sì, rivendicano ad esempio «un anticipo di tutte le risorse disponibili, comprese quelle destinate ai contratti 2025/2027, il superamento dei limiti anacronistici ai tetti del salario accessorio e un piano straordinario di assunzioni.
 
Siamo davanti a proposte inaccettabili ma solo per due soli fatti incontrovertibili ossia la mancata richiesta di una manovra di Bilancio straordinaria che assegni maggiori risorse ai rinnovi contrattuali e una esplicita rivendicazione per sospendere i tetti di spesa in materia di personale . Senza questi provvedimenti ogni ulteriore richiesta resta priva di copertura economica e normativa

Ecco cosa dovrebbero fare, non scendere in piazza per l'Ucraina e  alla fine per la guerra ma rivendicare deroghe al patto di stabilità per assunzioni e salari, sarebbe un segnale di effettivo cambiamento, quel cambiamento che in fondo non conviene neppure a loro perchè dovrebbero confliggere e rinunciare ai tanti, troppi, posti al sole
 

 

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