La pedagogia del dialogo si sviluppa in percorsi comunitari militanti e pratiche di cambiamento tra identità e differenza
Per un'educazione all'incontro tra le fedi
di Laura Tussi
La pedagogia del dialogo si sviluppa in percorsi comunitari militanti e
pratiche di cambiamento tra identità e differenza. Sono necessari incontri e
confronti che si dipanano attraverso empatia, passione, sapienza, ascolto e
conoscenza in un orizzonte ecumenico globale.
Il dialogo è il presupposto comunicativo tra esseri
umani, una modalità relazionale e trasmissiva di contenuti, nozioni e semplici
messaggi, come espressione di idee, di valori ed anche sentimenti, emozioni e
stati d’animo. Il dialogo diventa però opera di cammino comunitario, di percorso
ecumenico, quale intento volutamente costruttivo, quando implica atteggiamenti
di accoglienza, nel confronto, nell’interscambio proficuo
di identità diverse, in relazioni dialogiche di dinamicità dialettica, nel
contenere in sé la diversità di cui l’altro si fa portatore.
Accogliere, ma anche tollerare e -perché no?- anche
supportare l’entità altra, la differenza altrui, quale vessillo e memoria che
l’”altrui” identità ha effigiata ed impressa nel suo essere “altro” da noi.
Il dialogo, il confronto, l’interscambio, la condivisione, oltre che a
costituire nobili intenti etici, di corretto vivere comunitario, implicano il
rapporto con la diversità, nel tollerarla, assimilarla, riconoscerla ed
accettarla, farla propria, pur mantenendo le distinte identità degli
interlocutori, i caratteri imprescindibili di ogni cultura, di ogni credo, di
ogni ideale politico, nel confronto dialettico tra memorie, storie di vita,
narrazioni di esperienze, individuali e collettive, dove le ideologie, le fedi,
le culture hanno aperto un solco, lasciato un’impronta, depositato un seme da
cui germogliano prolifiche idee, innovativi contenuti, fecondi valori.
La dinamicità dialettica del confronto sottintende
atteggiamenti di umiltà, a scanso di equivoci di prepotenza o di imposizione
sull’altro, e implica la deposizione, disposta all’ascolto, della propria
identità e recondita ipocrisia individualistica, alimentando propositi
costruttivi rispetto al rapporto con le diversità.
Si considera un’auspicabile “pedagogia del dialogo”, necessaria e di
augurabile attuazione in una società multiculturale, multietnica,
multiconfessionale.
Il cammino di confronto tra le grandi religioni sfocia e progredisce nella
concezione ecumenica del concetto di fede: una grande comunità
interconfessionale, il mondo intero, in cui si confrontano e coesistono le
differenti culture, i culti, i credi, i rituali, le cerimonie, per cui dietro a
questi aspetti fenomenologici della pratica di culto, sussiste un’unica e
imprescindibile entità creatrice del cosmos, un unico
padre e madre, una matrice grande e globale, universale punto di riferimento
per l’umanità tutta. Questo concetto di matrice prettamente rinascimentale
-sviluppato da Pico Della Mirandola e Cusano- e illuministico (Montaigne ed
altri) dovrebbe abolire per sempre lo spettro delle lotte interconfessionali e
le guerre civili e fratricide, combattute in nome di un simbolo conteso o di
uno specifico credo, quale vessillo prepotente e prevaricatore di un’identità
su un’altra.
Oltre alla pedagogia del dialogo, necessita
un’educazione all’interiorità, alla memoria, non solo collettiva, ma anche
individuale, un ripensarsi come soggetti portatori di fedi e di credi,
mettendosi in discussione, rivedendo la propria storia di vita, ricostruendo le
tappe di formazione dei percorsi del proprio sé e della costituzione delle
nostre idee e della nostra identità in base alle relazioni con gli altri da
noi. Solo recuperando una dialettica dell’interiorità, potremo
ripartecipare la nostra identità precipua e solida e costruita con fatica
dialettica e più consapevole, insieme all’altro da noi.
E’ necessario un primo ripiegamento su se stessi, un
ritornare a ripensarsi, un conoscersi di stampo socratico, per far fronte alle
avvincenti seduzioni delle logiche del pensiero unico, portatore di
schiaccianti mitomanie dell’effimero, con gli esproprianti dettami del mercato
e del consumismo capitalista, in metropoli deturpate ed esacerbate da un
erroneo progresso. Proprio qui, al centro del mondo industrializzato, dovrebbero
risorgere le piazze, le agorà, per
incontrarsi tutti, insieme, cattolici, islamici, ebrei ed altri…e costruire il
futuro in un pluriverso di idee, culture e fedi, a confronto, nel
microcosmo ecumenico dell’agorà e nel
macrocosmo del mondo intero, dell’universalità.
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