venerdì 1 giugno 2018

Anche senza Cottarelli in arrivo la spending review

Se qualcuno pensa che la spending review sia messa in soffitta per la mancata nomina di Cottarelli a Presidente del Consiglio, allora sarà bene che si ricreda.  Questione di giorni, anzi saremmo già in ritardo, per il Decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) che dovrebbe prevedere i primi tagli di spending review per i ministeri per poi inserire tutte le misure dentro la manovra di Bilancio autunnale.

E, a scanso di equivoci, il Quirinale non avrà nulla da eccepire davanti ai tagli, anzi se sollecitato a dovere dall'UE se ne farà carico direttamente. Forse a pensare male ci si indovina ma per capirlo non serve essere diabolici, siamo davanti a un Governo formato da forze che hanno piu' volte caldeggiato la spending review , magari con parole diversi ma concetti identici, ora si tratta di capire dove saranno indirizzati i cosiddetti risparmi di spesa ricordando che già il Governo Gentiloni aveva indicato  tagli per le amministrazioni centrali .

Questioni formali, prima del Def e di eventuali Dpcm, ma intanto le indicazioni della Ragioneria dello Stato sono ben chiare se parlano di taglio strutturale da 1 miliardo l’anno ai ministeri e stando al programma di Governo dei due partiti si ipotizzava almeno 30 miliardi di tagli. Ora si tratta di vedere se saranno tagliati i veri sprechi, i vitalizi, le pensioni d'oro, tassate le speculazioni finanziarie, ridotte le spese militari o se invece se la prenderanno con i lavoratori pubblici, il welfare e la sanità secondo i copioni usuali dei Governi a tutti noti.

Intanto la nomina di Moavero, docente alla Luiss di diritto comunitario e già membro del Governo Monti, rassicura i mercati ma non certo i lavoratori  e le lavoratrici (non che ci rassicurasse Savona ma almeno avevamo qualche idea in piu').

Varato il Governo, resta l'incognita dei tagli, chi aveva pensato a un esecutivo di opposizione all'Ue della Troika, forse dovrebbe iniziare a fare i conti con l'allineamento alla politica Europea della Bce in materia di finanza, debito e lavoro e, perchè no, scuola e università.

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