Giorgetti, Crosetto, Meloni e la spesa militare con una economia che non cresce
Quando la coperta diventa corta qualcuno resta al freddo, con questa metafora possiamo sintetizzare l'analisi degli ultimi documenti governativi in materia di economia, la crescita del paese è rallentata per la guerra, i dati originari per altro erano già deludenti e quindi, dopo i rincari dei generi elettrici, e a cascata di tutti gli altri, le previsioni per il futuro non inducono ad ottimismo.
Prendiamo in prestito allora un articolo tratto da Milex In tre anni di Legislatura 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per 36 miliardi - MIL€X Osservatorio sulle spese militari italiane
Nel “Ridefinire le priorità”, il Ministro Giorgetti intende forse ritoccare al ribasso le spese militari?
Nel Governo ci sono varie anime, state certi tuttavia che non ci sarà alcuna rottura all'orizzonte, in seno alla Lega (salvo poi votare ordini del giorno che vanno in direzione opposta) non fanno mistero di pensare al Riarmo con scetticismo pur essendo in politica estera Trumpiani e avendo sottoscritto ogni decisione governativa per accrescere la spesa militare.
Ma chiedere coerenza non è mai facile, nel centro sinistra le critiche al Pacchetto sicurezza arrivano anche da chi quei pacchetti, nelle versioni passate, li ha scritti e votati.
Per fare una sola domanda al Governo, saranno in grado di portare a compimento i 78 programmi di acquisto di armamenti già inviati in Parlamento?
Per finanziarne l'acquisto dove prenderanno i soldi? Se la Nato chiede di accrescere le spese militari del 3,5 per cento, a cui aggiungere un altro 1,5% per il comparto sicurezza, il Governo Meloni obbedirà pur sapendo che la nostra economia non sarebbe in grado di supportare un impegno del genere? Intanto tra previsioni e effettivi stanziamenti registriamo un certo discostamento, le previsioni di spesa sono tutte superate dalla realtà, dai rincari dei metalli rari, delle materie prime, delle varie componenti tecnologiche
MILEX analizza le prossime spese militari e gli stanziamenti per dotare l'esercito di una incredibile varietà di armi a beneficio di tutti i corpi miliari, E quasi sempre si scopre che le spese militari superano le previsioni iniziali creando al governo qualche problema per la copertura degli impegni e la realizzazione finale dei progetti
Senza fare la classica lista della spesa ci chiediamo se, alla luce del nuovo documento di Finanza Pubblica, ci saranno cambiamenti nelle strategie di spesa militare e di ammodernamento del nostro esercito, se tra le priorità da rivedere si troveranno gli impegni assunti per il complesso industrial militare o se, come crediamo, i tagli riguarderanno altri capitoli di bilancio, ad esempio quelli sociali
Il documento consegna al dibattito pubblico qualche dato preoccupante, il deteriorarsi (sono parole usate dal Governo) degli indicatori di finanza pubblica, il rincaro delle materie prime energetiche con effetti a catena su tutta l'economia
Il Governo intanto dichiara di voler sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese il che potrebbe tradursi nella conferma degli sgravi fiscali e di qualche bonus.
Vedremo nelle prossime settimane gli sviluppi sapendo che la crescita dell'economia perde uno 0,1 in percentuale solo come conseguenza delle prime settimane di guerra in Iran, si ritiene invece il 2028 e il 2029 anni nei quali l'andamento economico sarà migliore ma senza fare i conti con l'imprevedibile politica estera degli Usa e la mancanza di autonomia decisionale e programmatica della Ue. Il Governo giudica preoccupante lo scenario internazionale ma al contempo è ampiamente soddisfatto di avere contratto il debito pubblico sfiorando per poco quel 3 per cento che avrebbe permesso di uscire dalla procedura di controllo da parte comunitaria.
Se diminuisce il deficit ma l'economia al contempo non cresce, se la domanda interna rimane ferma, sarà possibile mostrare tanto entusiasmo per la riduzione del deficit? E soprattutto, come scrive Roberto Romano sulle pagine di Domani, non siamo davanti al mero fallimento del Governo Meloni ma alla inadeguatezza delle norme europee in materia di bilancio e spesa pubblica, alle politiche guerrafondaie della Ue aggiungeremmo noi che impegnano risorse crescenti nel Riarmo.
Sono quindi le regole europee a dover essere ridiscusse e con esse anche le norme che limitano la spesa pubblica, questo problema si presenterà al cospetto di qualunque governo, poi è lecito e necessario entrare nel merito delle deliberazioni dell'Esecutivo Meloni ma senza dimenticare la cornice in cui siamo costretti a muoverci.
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