Gli attivisti di pace contro l’emarginazione sociale, i conflitti armati, il baratro nucleare.

 Gli attivisti di pace contro l’emarginazione sociale, i conflitti armati, il baratro nucleare. I digiuni di giustizia di padre Zanotelli e la via impegnativa della non violenza 

di Laura Tussi


La guerra imperversa nel nostro tempo con conseguenze devastanti e massacri quotidiani di cui i canali di comunicazione di massa spesso non fanno menzione. È una guerra che assume molte forme: quella del colonialismo e dell’imperialismo, delle dittature e dello sfruttamento economico, una guerra che produce fame, desertificazione e morte, e che genera incessantemente nuova violenza.

Le connivenze e le complicità con i conflitti armati contribuiscono progressivamente ad anestetizzare la coscienza civile, che smette di reagire. Non si provano più orrore, sdegno, vergogna. La violenza si normalizza, diventa abitudine, rumore di fondo del quotidiano, fino a non essere più percepita come scandalo. Le conseguenze devastanti delle guerre e i massacri quotidiani restano così ai margini dell’informazione dominante, mentre la sopraffazione viene interiorizzata come parte di una normalità profondamente distorta.

Eppure, gli attivisti dei movimenti per la pace, il disarmo e la nonviolenza continuano a resistere. Lo fanno attraverso campagne di digiuno e di astensione dalla parola, per opporsi alle guerre e alla minaccia della catastrofe nucleare. Queste iniziative, intraprese spesso da singole persone che si riconoscono nei valori della nonviolenza, costituiscono nel loro insieme un modo concreto di mettersi in gioco personalmente, di assumersi responsabilità dirette e di indicare una strada praticabile verso la pace.

È una via che intende sottrarci alla follia e al baratro senza fine dei conflitti bellici e dell’era nucleare. È la scelta di una pace intesa come umanità capace di riconoscersi una, plurale e solidale, concretamente incarnata nei singoli esseri umani: tutti uguali per diritti e dignità e, al tempo stesso, differenti per caratteri, inclinazioni e opinioni. Una pace fondata sull’umana convivenza, sulla responsabilità condivisa e sulla solidarietà reciproca, di cui ogni persona può e deve farsi promotrice.

In un tempo segnato da conflitti che sembrano non avere fine e da un linguaggio pubblico sempre più assuefatto alla violenza, tornano così a farsi sentire le voci di chi continua a scegliere la nonviolenza come forma concreta di resistenza. È in questo orizzonte che si colloca l’iniziativa del Digiuno di Giustizia, promossa dal missionario comboniano padre Alex Zanotelli: una pratica radicale e silenziosa che richiama l’attenzione sulle guerre dimenticate, sulle responsabilità politiche e sull’urgenza di una pace fondata sulla giustizia.

Il prossimo appuntamento del Digiuno di Giustizia si terrà a Napoli, il 25 febbraio, in Largo Berlinguer, dalle ore 16.30 alle 18.30, in solidarietà con i migranti e con tutte le vittime dei conflitti armati. Un gesto che non è semplice testimonianza simbolica, ma una forma di assunzione di responsabilità personale e collettiva, capace di mettere in gioco il corpo e la salute per rompere l’indifferenza e richiamare le coscienze.

Il Digiuno di Giustizia si inserisce pienamente nella tradizione della nonviolenza attiva. Non è una protesta contro qualcuno, ma un appello rivolto a tutti: alle istituzioni, ai media, alle comunità religiose e civili, affinché si torni a guardare in faccia la realtà delle guerre e delle migrazioni forzate. La solidarietà con i migranti diventa così un segno concreto di rifiuto delle politiche di esclusione e di morte, e insieme un richiamo a riconoscere l’umanità come una sola famiglia, plurale e solidale.

Come ricorda spesso padre Alex Zanotelli, la pace non è un evento improvviso, ma un processo lungo di preparazione e di meditazione dei popoli. È una forma mentis che deve attraversare le scelte quotidiane di ogni essere umano, orientando comportamenti, linguaggi e responsabilità. Ringraziare chi pratica la nonviolenza significa riconoscere il valore di chi, giorno dopo giorno, accetta di correre rischi personali per un ideale che riguarda tutti: la pace come bene comune, come orizzonte politico ed etico irrinunciabile.

L’appuntamento di Napoli per il Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti si propone dunque non solo come momento di testimonianza, ma come spazio di riflessione collettiva. In un’epoca in cui la guerra sembra tornare a essere considerata uno strumento accettabile, il digiuno diventa una parola muta ma potentissima, capace di interrogare le coscienze e di ricordare che un’altra via è possibile: quella della giustizia, della solidarietà e del riconoscimento della dignità di ogni persona, senza eccezioni.


Nella foto: padre ALex Zanotelli con l’autrice dell’articolo, attivista anche lei per la pace, Laura Tussi

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