I campi Rom in tempo di Lega

 Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Don Agostino sui campi Rom in una città a guida Leghista


I campi Rom in tempo di Lega


Com’è la vita nei campi Rom durante l’Amministrazione della Lega? Non è facile rispondere a questa domanda, anche perché presuppone la convinzione (secondo me errata!) che i campi Rom stessero meglio durante le Amministrazioni precedenti. Molti dimenticano troppo facilmente e velocemente che l’Amministrazione precedente (soprattutto quella a guida del dott. Marco Filippeschi), non è stata certo “tenera” verso i Rom. L’elenco sarebbe lungo, ma è bene ricordare brevemente dei passaggi, in quanto l’attuale Amministrazione eredita una gestione che già faceva buchi da più parti. Le cosiddette politiche sociali verso i Rom, spesso si identificavamo, si mischiavano con quelle della sicurezza, più finalizzate sul contenimento e sul controllo, meno su un reale ed effettivo percorso di integrazione o il raggiungimento di una reale autonomia, come il conseguimento e l’inserimento nel mondo del lavoro, oppure il riconoscimento che la persona, ogni persona in quanto tale è la fonte dei diritti. Le conseguenze di tale politica sociale non furono solo le decine di sgomberi di accampamenti di Rom (ruspe del PD), a volte con la compiacenza della cittadinanza, ma anche la mancanza di un progetto capace di guardare un po’ più avanti, ma soprattutto l’assenza di un reale ed effettivo coinvolgimento dei Rom stessi. Papa Francesco in varie occasioni cita i 4 verbi necessari per una sana azione sociale e politica: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. A tal proposito mi piace citare la lettera enciclica “Fratelli tutti” di papa Francesco: “Il dialogo presuppone la capacità di rispettare il punto di vista dell’altro, accettando la possibilità che contenga delle convinzioni o degli interessi legittimi.” (n. 203) Mi chiedo se il punto di vista dei Rom, quando mai è stato preso in considerazione, da chi aveva la responsabilità di farlo?

(Suggerirei a chi opera nel sociale a vario titolo, soprattutto oggi e che viene a contatto con le varie marginalità presenti sul nostro territorio, l’approfondimento se non lo studio della enciclica “Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale” di papa Francesco, sono quasi sicuro che troverebbe stimoli e suggerimenti utili.)

Anche il discorso sulla scolarizzazione (spesso tanto decantato) è stato un po' altalenante e a volte contradditorio. Basti pensare quanto è successo al campo della Bigattiera. In poco più di due lustri si è passati dalla raccomandazione (giusta e legittima) “dovete mandare i vostri bambini a scuola”, al chiedere alle scuole di non accettare più le iscrizioni dei minori Rom, per dare un segnale chiaro ai genitori, che dalla Bigattiera dovevano andarsene. Ricordiamoci anche della sospensione del servizio Scuolabus presso tale campo, deciso dal comune solo per rendere più difficile la loro partecipazione scolastica…salvo poi minacciare di denuncia i genitori di abbandono scolastico. Lo stesso ufficio che toglie lo scuolabus, poi minaccia di denuncia i Rom per abbandono scolastico.

Negli ultimi due decenni i Rom di Pisa sono stati visti soprattutto, come una questione di quote. Allora, si era deciso che Pisa “superava i numeri”, rispetto le altre provincie toscane, era quindi importante intervenire per ridurre i numeri. Ancora papa Francesco in varie occasioni ci ha ricordato che dietro i numeri, ci sono storie, volti, con situazioni particolari. Le storie non sono numeri e quale tristezza constatare che invece le politiche sociali di allora, si erano appiattite sui numeri. Il progetto “Città Sottili” nasceva contagiato al suo interno dal virus delle quote e che presto sarebbe diventato anche una trappola per tanti Rom, come puntualmente si è visto. Senz’altro, sono state fatte delle cose lodevoli ed utili, penso alla scuola, alla possibilità per tante famiglie pisane di conoscere la realtà dei Rom e di venire a contatto con gli adulti Rom. Vari insegnanti hanno sentito necessaria, se non indispensabile la conoscenza del mondo famigliare dei loro alunni Rom, quindi l’importanza di creare e costruire un percorso di relazione, superando la diffidenza e il pregiudizio.

È anche vero che molte famiglie hanno potuto abitare in appartamenti messi a disposizione con l’aiuto e il sostegno del Comune. Peccato però, che ieri come oggi, ai Rom non sempre è offerta la possibilità di scegliere come e dove vivere: in un campo Rom, su di un terreno, in una casa o anche di poter nomadizzare.

I campi Rom in un certo modo svolgono diverse funzioni: di controllo, di contenimento, di valvola di sfogo, ma anche come un bacino di consenso elettorale...questo valeva ieri, come oggi. Così sono stati sgomberati i campi della Bigattiera, di via Maggiore (esempio di un ecumenismo politico; sgombero iniziato con il PD e completato dalla Lega) e di tanti altri accampamenti sparpagliati nel territorio di Pisa e la riduzione drastica in quello di Coltano. Domanda: sono stati forse raggiunti gli obbiettivi prefissi? Come ad esempio è’ stato risolto il problema della sicurezza in città? Ma il campo può svolgere anche una funzione interna al mondo dei Rom, un compito senz’altro positivo, quando permette ai singoli di sentirsi parte di un gruppo, di una collettività, capace anche di sostenere e aiutare chi è più debole e in difficoltà, dando a chi lo abita un senso di appartenenza, che per molti è come il respiro.

Di fatto la Lega (attuale Amministrazione di Pisa) si è trovata tra le mani un “piatto ben servito”, direi cotto a puntino dalla Amministrazione precedente, ma cosa fa? Avrebbe varie possibilità di scelta, continuare l’opera iniziata (tra l’altro abbastanza in linea con visione della Lega), oppure correggere il tiro, invece cosa fa? Sceglie di lasciare “ ammuffire” questo piatto. Lo si è notato fin dall’inizio, anche con l’avanzamento di persone che già avevano manifestato in passato, non solo una certa inesperienza, ma anche con una dose di disprezzo verso i Rom.

Ora, con la Lega si volta pagina. Lo si diceva pubblicamente, anche se da un lato, questa pagina era già pesante e pericolosa per tanti Rom.

La nuova può essere peggiore della precedente?

L’opinione pubblica noterà la differenza?

Non so dare una risposta a queste domande, ma noi che abitiamo il campo, notiamo bene la differenza. Questa “nuova” pagina, per ora ci appare completamente illeggibile. Non lo diciamo solo noi, qualcuno obbietterebbe accusando i Rom, di essere ancora degli analfabeti, ma lo riconoscono gli stessi operatori, che non capiscono cosa e come il comune intenda procedere: non c’è un’idea, un programma chiaro, un’indicazione. Ciò che appare evidente è la volontà di non spendere un solo € per il campo, l’intenzione sembra quella di ridurre drasticamente le varie spese, comprese quelle necessarie e indispensabili. Lo si è visto all’apertura dell’anno scolastico, anche dopo alcune settimane, non si sapeva se ci sarebbe stato quest’anno il servizio dello scuolabus, perché la convenzione con la cooperativa che gestiva il servizio, non era stata ancora rinnovata. Comprese le iscrizioni scolastiche erano ancora in alto mare: a chi competeva farlo, dove, quali pratiche inoltrare? Per non parlare delle necessarie manutenzioni delle così dette “villette regalate ai Rom” (di proprietà del Comune), con le infiltrazioni d’acqua, le pareti che si gonfiano, i soffitti che si muovano, gli impianti delle fogne totalmente fuori uso, perché secondo il parere degli stessi tecnici venuti a controllare, realizzati a suo tempo malissimo e con criteri al massimo risparmio, e che necessitano un intervento urgente e risolutivo, non più rimandabile. Qui da noi, usiamo le mascherine per il Covid, anche per proteggerci dagli odori che appestano l’aria.

Se per anni i Rom hanno dovuto dipendere dalle decisioni di altri, sottostando a dei regolamenti a volte iniqui e “ballerini”, a dei contratti rinnovabili con scadenza annuale e spesso usati come dei cappi, creando in diverse famiglie un clima di insicurezza, di disagio e di sospetto tra le stesse famiglie, ora si respira tra i Rom un’aria di abbandono. È una comunità che si sente lasciata sola, ormai da tutti, quasi alla deriva. È difficile vivere con l’incertezza del domani.

Anche durante questo tempo di Pandemia, abbiamo avuto la stessa sensazione, con le difficoltà per varie famiglie di avere gli aiuti necessari e soprattutto la percezione di non essere presi in considerazione, come il resto della cittadinanza. Sentiamo tutti ripetere da diverse voci che: “siamo tutti sulla stessa barca”, ma lo siamo veramente? Perché la nostra assomiglia più ad una scialuppa di salvataggio, lasciata ormai alla deriva.

Comunque, credo che sia ancora possibile ridurre questo “divario”, ma è fondamentale che le parti in causa possano dialogare e potersi incontrare per confrontarsi alla pari, accettando di mettere le proprie carte sul tavolo, perché entrambe le parti possano assumersi le proprie responsabilità: i Rom e i responsabili delle Politiche Sociali, perché è fondamentale saper coinvolgere e questo spetta soprattutto a chi ha le responsabilità di dirigere.

All’inizio di ogni nuovo anno è legittimo per tutti sognare un pochino e desiderare nuovi inizi…ma poi toccherà ad ognuno dei soggetti in causa concretizzare il sogno, con scelte appropriate perché questo sogno diventi una realtà, quello della fraternità.

Può funzionare il mondo senza politica? Può trovare una via efficace verso la fraternità universale e la pace sociale senza una buona politica?” (papa Francesco, in Fratelli tutti)


don Agostino Rota Martir

Campo Rom di Coltano – 13 Gennaio 2020 -



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