venerdì 4 maggio 2018

Reintegrazione sul posto di lavoro? L'azienda puo' evitarla se troppo onerosa. Come ti distruggo quanto resta del diritto del lavoro

Come ti distruggo quel poco che resta del diritto del lavoro? Con sentenze di Cassazione come la 10435 del 2018
Non solo la riscrittura dello Statuto dei Lavoratori in epoca Fornero, ora arrivano anche Sentenze , che fanno giurisprudenza, consentendo ad un Giudice di non decretare la reintegra in caso di crisi aziendale. La tutela indennitaria, che poi tutela non è, diventa cosi' preponderante rispetto  a quella reintegratoria anche nei casi sarebbe possibile il ritorno del licenziato nel suo luogo di lavoro .

Proviamo a capire meglio , siamo in presenza di una crisi aziendale (e sulla nozione di crisi bisognerebbe aprire un altro capitolo) , viene stabilita la impossibilità di utilizzare in mansioni diverse il lavoratore licenziato, impossibilità a ricollocarlo insomma,  a quel punto si applica la cosiddetta tutela risarcitoria al posto del reintegro 
Basta insomma addurre le giuste motivazioni alla base del licenziamento, essere in una situazione di crisi per cavarsela con un asemplice indennizzo.
E' questa giustizia o illegittimo aribitrio che assegna ai padroni un potere mai avuto fino ad oggi?

Proviamo allora a sviluppare alcuni ragionamenti:

- se il padrone licenzia illegittimamente un lavoratore potrà cavarsela con poche mensilità, magari nel frattempo ha operato scelte aziendali errate che hanno determinato uno stato di crisi e per questo addurre la motivazione che una reintegra sia incompatibile con lo stato economico e la organizzazione aziendale
-si stabilisce il primato dell'azienda e dei suoi interessi, il giudice potrà scegliere cosi' l'indennità risarcitoria  al posto  del ripristino del rapporto  di lavoro se la reintegra viene giudicata troppo onerosa per la parte datoriale
-comportamenti datoriali giudicati di particolare  gravità e in presenza di violazioni palesi dei diritti non costituiranno motivo sufficiente per la reintegra, le ragioni dei padroni dettano ormai le linee guida di un diritto a uso e consumo delle aziende calpestando cosi' i diritti piu' elementari dei luoghi di lavoro.

Ingiustizia è fatta, i profitti aziendali diventano una variabile dipendente per applicare il diritto.


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