giovedì 31 maggio 2018

Ricchezza che va... miseria che viene

Un grafico dall’economista Branko Milanovic ha rappresentato la crescita dei redditi nel mondo da trenta anni a questa parte. Per capirci di piu' rinviamo al suo intervento su twitter: https://twitter.com/BrankoMilan
 
Una fotografia pur parziale degli ultimi 30 anni va pur fatta per avere un quadro della ricchezza, e povertà, su scala globale. La crescita dei salari piu' accentuata la registra parte del continente Asiatico grazie anche alla grande peformance economica della Cina, paese in cui le diseguaglianze risultano assai accentuate. In Cina si è formata una classe di super ricchi accanto a un proletariato metropolitano proveniente dalle campagne, costretto a vivere nei sobborghi e a orari lavorativi di oltre 10 ore al giorno nonostante gli interventi dello Stato per limitare l'orario settimanale.
In recessione invece troviamo i lavoratori africani ma anche dell'Europa occidentale con la proletarizzazione della classe media, quella classe media ex operaia che alle elezioni politiche, in Usa e in Europa, sta votando a destra.  La globalizzazione liberista, perchè liberista è, ha non solo creato l'impoverimento della classe media ma anche la crescente miseria della classe operaia. Nasce da qui il disorientamento politico, sociale e culturale di ceti fino a pochi anni fa a sinistra ed oggi usciti malconci dalla crisi gobale. Allo stesso tempo, la sinistra o meglio i suoi incolori eredi, sono diventati gli alfieri dell'Europa liberista, difensori del debito e di tutte le misure , spesso draconiane, che hanno svenduto i settori pubblici, bloccato i salari e le pensioni.

Quanto accade in Italia da qualche settimana è palese di questa tendenza con i sindacati a rivestire un ruolo nefasto, quello di gendarmi delle politiche della Bce, silenti rispetto al crollo del potere di acquisto dei salari e delle pensioni, complici rispetto alla costruzione di un welfare nuovo basato su sanità e previdenza integrativa nella cui gestione hanno un ruolo importante.

Venuto meno il ruolo dei sindacati (non parliamo dei piccoli e di base) come difensori della classe lavoratrice, è iniziata una profonda crisi sociale, economica e culturale, la destra ha saputo interpretare al meglio lo sconforto di chi è stato sacrificato sull'altare del pareggio di Bilancio .  E in questa crisi vince chi soffia sul fuoco alimentando la paura dell’immigrazione o promettendo la salvaguardia delle merci nazionali e locali in antitesi al libero commercio. Il problema è che la sinistra non ha una variante conflittuale e di classe al popolismo di destra, ha finito solo con lo sposare le teorie di Maastricht.. 

Il paradosso è che la destra continua a guadagnare consensi perchè la sinistra è diventata paladina degli interessi della bce e del fmi, incapace di contrapporsi all'innazamento dell'età pensionabile e al blocco dei salari. Per questa semplice motivazione guadagnano consesi quanti hanno un programma di governo altrettanto pericoloso per le classi sociali meno abbienti, tra riduzione delle tasse per i ricchi e svendita\ privatizzazione dei servizi sociali, tra la flat tax che favorisce i redditi elevati e misure contrarie alle tutele per la classe lavoratrice.

In questo grande caos culturale, gli intellettuali sono diventati snob, guardano al populismo come un armamentario ideologico da combattere, disprezzano le classi sociali meno abbienti il cui impoverimento economico è palese ma ancora piu' forte è la perdita di identità culturale.

I comunisti sono decisamente spariti, a forza di prendersela con i populisti sono finiti nelle schiere dei paladini della Ue, un ' Europa capitalista a guida tedesca.

Un grande cambiamento culturale è necessario anche a sinistra ma sicuramente non si esce dalla crisi sostenendo i poteri forti della Bce o parteggiando per la Clinton. Una sinistra snob ed egocentrica non merita alcuna fiducia, sta quindi a noi costruire un'alternativa con teorie e pratiche conflittuali e una cassetta degli attrezzi da aggiornare visto che ormai quella ereditata dal novecento si è dimostrata del tutto inadeguata. Aggiorniamola in fretta perchè le disuguaglianze crescenti non saranno certo arrestate dal Mov 5 Stelle o dalla Lega nè tanto meno da uomini del FMI chiamati nel ruolo di salvatori della patria. 

E un futuro governo, ormai imminente dopo avere rinunciato alla nomina di Savona a ministro dell'economia come impostoci dai poteri finanziari, tra Lega e 5 Stelle non avrà certo remore a distruggere il diritto di sciopero e gli interessi materiali delle classi sociali meno abbienti. Continueranno l'opera intrapresa dal Pd, a quel punto o saremo noi a costruire un'alternativa o se pensiamo di riporre le speranze nella sinistra dell'euro e dei patti di stabilità andremo poco lontano

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