La Blackwater è nel Donbass col battaglione Azov

 

L'’Arte della guerra

La Blackwater è nel Donbass col battaglione Azov

Manlio Dinucci

La telefonata tra il presidente Biden e il presidente ucraino Zelensky «non è andata bene», titola la Cnn: mentre «Biden ha avvertito che è praticamente certa l’invasione russa in febbraio, quando il terreno gelato rende possibile il passaggio dei carrarmati», Zelensky «ha chiesto a Biden di abbassare i toni, sostenendo che la minaccia russa è ancora ambigua». Mentre lo stesso presidente ucraino assume un atteggiamento più prudente, le forze armate ucraine si ammassano nel Donbass a ridosso dell’area di Donetsk e Lugansk abitata da popolazioni russe. Secondo notizie provenienti dalla Missione di monitoraggio speciale dell'OSCE in Ucraina, oscurate dal nostro mainstream che parla solo dello schieramento russo, sono qui posizionati reparti dell’Esercito e della Guardia Nazionale ucraini per l’ammontare di circa 150 mila uomini. Essi sono armati e addestrati, e quindi di fatto comandati, da consiglieri militari e istruttori Usa-Nato.

Dal 1991 al 2014, secondo il Servizio di ricerca del Congresso Usa, gli Stati uniti hanno fornito all’Ucraina assistenza militare per 4 miliardi di dollari, cui si sono aggiunti oltre 2,5 miliardi dopo il 2014, più oltre un miliardo fornito dal Fondo fiduciario Nato al quale partecipa anche l’Italia. Questa è solo una parte degli investimenti militari fatti dalle maggiori potenze della Nato in Ucraina. 

La Gran Bretagna, ad esempio, ha concluso con Kiev vari accordi militari, investendo tra l’altro 1,7 miliardi di sterline nel potenziamento delle capacità navali dell’Ucraina: tale programma prevede l’armamento di navi ucraine con missili britannici, la produzione congiunta di 8 unità lanciamissili veloci, la costruzione di basi navali sul Mar Nero e anche sul Mar d’Azov tra Ucraina, Crimea e Russia. In tale quadro, la spesa militare ucraina, che nel 2014 equivaleva al 3% del pil, è passata al 6% nel 2022, corrispondente a oltre 11 miliardi di dollari.

Agli investimenti militari Usa-Nato in Ucraina si aggiunge quello da 10 miliardi di dollari previsto dal piano che sta realizzando Erik Prince, fondatore della compagnia militare privata statunitense Blackwater, ora ridenominata Academy, che ha fornito mercenari alla Cia, al Pentagono e al Dipartimento di stato per operazioni segrete (tra cui torture e assassini), guadagnando miliardi di dollari.  Il piano di Erik Prince, rivelato da un’inchiesta della rivista Time, consiste nel creare in Ucraina un esercito privato attraverso una partnership tra la compagnia Lancaster 6, con cui Prince ha fornito mercenari in Medioriente e Africa, e il principale ufficio di intelligence ucraino controllato dalla Cia. Non si sa, ovviamente, quali sarebbero i compiti dell’esercito privato creato in Ucraina dal fondatore della Blackwater, sicuramente con finanziamenti della Cia. Si può comunque prevedere che esso, dalla base in Ucraina, condurrebbe operazioni segrete in Europa, Russia e altre regioni.

Su questo sfondo è particolarmente allarmante la denuncia, fatta dal ministro russo della Difesa Shoigu, che nella regione di Donetsk vi sono «compagnie militari private Usa che stanno preparando una provocazione con impiego di sostanze chimiche sconosciute». 

Potrebbe essere la scintilla che provoca la detonazione di una guerra nel cuore dell’Europa: un attacco chimico contro civili ucraini nel Donbass, subito attribuito ai russi di Donetsk e Lugansk, che verrebbero attaccati dalle preponderanti forze ucraine già schierate nella regione, per costringere la Russia a intervenire militarmente a loro difesa. In prima linea, pronto a fare strage dei russi del Donbass, c’è il battaglione Azov, promosso a reggimento di forze speciali, addestrato e armato da Usa e Nato, distintosi per la sua ferocia negli attacchi alle popolazioni russe di Ucraina.  

L’Azov, che recluta neonazisti da tutta Europa sotto la sua bandiera ricalcata da quella delle SS Das Reich, è comandato dal suo fondatore Andrey Biletsky, promosso a colonnello. Non è solo una unità militare, ma un movimento ideologico e politico, di cui Biletsky è il capo carismatico in particolare per l’organizzazione giovanile che viene educata all’odio contro i russi col suo libro «Le parole del Führer bianco».

(il manifesto, 1 febbraio 2022)

 

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