Virus: produci, consuma, crepa?

 Virus: produci, consuma, crepa?

di Marco Bersani


Come in un cinico gioco dell'oca, le strategie messe in atto dal governo per fronteggiare la pandemia continuano a perseguire l'eterno ritorno dell'uguale.

Mentre è sempre più evidente come la scelta estiva di dichiarare il “liberi tutti e senza cautele”, cedendo alla pressione dei grandi interessi turistici, sia stata una delle cause della virulenza della seconda ondata che ha investito il Paese, rieccoci proiettati nella medesima situazione con l'avvicinarsi delle feste natalizie.

Dal primo lockdown sono stati spesi oltre 120 miliardi, ma la situazione del sistema sanitario, della sicurezza nei posti di lavoro e del trasporto pubblico è rimasta invariata, trasformando ancora una volta un serio problema epidemiologico in una tragedia di massa.

Contemporaneamente, sono state inondate di soldi, e senza condizione alcuna, le imprese, relegando alla disperazione le fasce meno protette della popolazione, nelle quali, secondo gli ultimi dati della Caritas, vanno annoverati 450.000 nuovi poveri.

Diritto al reddito e diritto alla salute sono quotidianamente messi in contraddizione per continuare a servire la religione del mercato e del profitto, dentro una narrazione che considera la pandemia come una parentesi in un percorso di per sé lineare, e un costante anelito al vaccino risolutivo che permetterà di tornare ad una normalità di 'ricchi premi e cotillon'.

Paradigmatica di questa ideologia è la discussione politica di quest'ultima settimana, con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in veste di santone della setta pentecostale della Borsa,


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