L'Italia fa affari con l'Egitto. Ma gli stessi politici vogliono parlare di Giulio Regeni

 Sui Balconi di tanti Comuni troviamo gli striscioni per Giulio Regeni, affissi dagli stessi politici che oggi tacciono sulla vendita di armi a un paese, l'Egitto i cui governanti sono in qualche modo responsabili (anche se alcuni insigni giuristi  continuano a sostenere la tesi della mancanza di prove che attesti il diretto coinvolgimento  del Governo egiziano nella morte di Regeni come se l'apparato poliziesco fosse un corpo estraneo e non braccio dell'Esecutivo), della morte del giovane ricercatore. Torurato e poi ucciso da agenti dei servizi segreti, anni di insabbiamenti, di mancate collaborazioni con la Procura italiana, in sordina la vendita di armi ad un paese che viola palesemente i diritti umani con migliaia  di detenuti senza processo per chiudere la bocca agli oppositori politici di un Governo militare.

La consegna di una Fregata costruita in Italia è avvenuta in silenzio, hanno fatto di tutto per tenere occultata la notizia di una  Fregata  multiruolo prodotta da Fincantieri e consegnata  agli ufficiali della Marina Militare dell’Egitto, dai cantieri del Muggiano a La Spezia 

Un accordo commerciale che include la vendita di due fregate Fremm all’Egitto, paese che senza motivo ha incarcerato da quasi un anno lo studente Patrick Zaki; la vendita di armi continua imperetterita nonostante il caso Regeni e la Risoluzione  del Parlamento europeo che condanna le esecuzioni in Egitto, il ricorso alla pena capitale per decine di oppositori nonchè il sistematico ricorso ad ogni palese violazione dei diritti umani e civili.

La lista delle commesse egiziane all'Italia è ben piu' grande e include altre fregate, pattugliatori e caccia da guerra, la presenza di militari italiani nel ruolo di addestratori dell'esercito egiziano.

 Cosa possiamo aspettarci da chi baratta i diritti umani con il commercio di armi?

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