Usa: cantiere di contraddizioni irrisolte
La vittoria alle presidenziali di Biden lascia un paese spaccato a metà con lo sconfitto, Trump, che riporta il maggior numero di un candidato perdente presentatosi alle elezioni.
Molti davano per scontato il voto delle minoranze ai democratici ma nei fatti la tenuta di Trump tra gli afro americani, pur sconfitto, e i consensi tra gli ispanici la dicono lunga su un esito del voto tutt'altro che scontato.
Le elezioni , e la pandemia, fotograno un paese in crisi, diviso tra zone costiere e l'America interna, tra Sud e Nord, tra le metropoli e le altre aree del paese, perfino i dati elettorali mostrano contraddizioni e sorprese.Davanti alla pandemia le zone costiere hanno accolto il lockdown contestato e violato dalle aree del Sud, se guardiamo ai favorevoli alla chiusura rappresentano oltre il 90% della California mentre la percentuale scende di molto nel Tennessee o nel Michigan. Le iniquità del sistema imperiale sono molteplici, etniche, religiose, sociali ed economiche, Trump aveva promesso alle regione del Midwest il miracolo economico, la reinternalizzazione di produzioni e aziende che si è dimostrata vana per non creare impicci agli interessi economici del Grande capitale a stelle e strisce.
E sempre in nome del capitale le promesse di Trump di riportare i contingenti militari dislocati nel mondo sono state disattese e perfino l'immigrazione non è diminuita nonostante le politiche anti immigrazione dei Repubblicani.
Dal canto suo Biden ha annunciato di volere scaricare parte degli oneri economici della Nato sugli alleati, ha annunciato di volere rafforzare lo stato sociale e l'intervento statale nella sanità e nell'istruzione, tra pochi anni verificheremo se agli impegni assunti saranno seguiti i fatti.
Dopo le Torre Gemelle Bush promosse la guerra in Medio Oriente, il ricorso alla guerra per l'imperialismo è anche dettato da ragioni interne oltre da quelle economiche , di tenuta del sistema capital imperialista sui cui si sorreggono e scenari del genere potrebbero ripresentarsi nell'immediato futuro.
Il sogno americano è in crisi, la classe media Usa da anni vive un sostanziale impoverimento, la crisi occupazionale ha riguardato soprattutto i meno scolarizzati, la piaga delle droghe, dell'alcoolismo e la emarginazione continuano a colpire duramente afro e ispanici ma da un quindicennio questi flagelli riguardano anche quella che un tempo definivamo classe media. E l'accesso all'università è di fatto impedito a una larga parte della popolazione e quella che arriva alla laurea contrae debiti per decenni che abbattono il potere di acquisto e si ripercuotono negativamente sulla stessa qualità della vita.
Da una parte le minoranze in miseria, dall'altra una classe media indebitata e sempre piu' timorosa del futuro, disposta a sposare razzismo e suprematismo come risposta alla crisi .
Alla fine degli anni settanta il tasso di disoccupazione maschile era attorno al 5%, oggi è al 15% dopo avere raggiunto anche il 20%, la istituzione della famiglia 50 anni fa era molto piu' presente di oggi visto che la precarietà economica è tra le cause del crollo dei matrimoni, la crisi della famiglia Usa è anche la crisi di un sistema sociale pieno di contraddizioni, limiti e disfunzioni e cosi' aumentano le dipendenze e le marginalità che l'attuale welfare non riesce a combattere o arginare.
La crisi della meritocrazia e del sogno americano ha bloccato da anni l'ascensore sociale, il tenore di vita cala e aumenta invece la disgregazione sociale, è entrato in crisi il teorema del paese che offre la opportunità di carriera e di benessere, gli americani si sono svegliati un giorno vulnerabili e impoveriti, in 50 anni la quota di ricchezza che va ai salari è passata dal 68% a meno del 60%, una parte rilevante delle ricchezze è oggi detenuta dai Fondi pensioni, dai Fondi sanitari privati mentre decine di migliaia di americani muoiono da Covid. l'aumento vertiginoso della produttività, e dei carichi di lavoro, stride con la perdita di produttività e il valore del salario medio.
Dal 2008 ad oggi la locomotiva Usa ha ripreso a correre ma con una marcia in meno rispetto al passato, se guardiamo alla crescita del Pil se prima superavano il 3% oggi nel migliore dei casi arrivano all'1,4 e la crescita del reddito procapite dopo decenni di crescita si è praticamente arrestata.
La presidenza Obama in ambito sanitario ha provato a invertire la tendenza ma alla fine ha dovuto limitare gli interventi per non scontentare lobby e interessi forti che erano stati decisivi per la vittoria elettorale dei democratici e cosi' oltre 30 milioni di americani sono ancora privi di copertura sanitaria in un paese che spende tantissimo per la sanità senza assicurare alla popolazione il diritto alla salute come evidenziato dai morti nella pandemia. In Usa la spesa sanitaria è quasi 4 volte quella dell'istruzione ma gran parte di questi soldi finiscono alle lobby, ai Fondi pensioni, agli speculatori privati.
Nel corso degli anni i contributi dei datori di lavoro alle spese sanitarie sono diminuiti, negli Usa è assai contenuta la medicina del lavoro e quella preventiva, il tasso di mortalità è particolamente elevato tra le minoranze etniche dove l'aspettativa di vita è sempre piu' bassa se rapportata ai paesi a capitalismo avanzato. I costi sanitari a carico dei datori di lavoro sono in costante diminuzione soprattutto per i salari medio bassi. Nel paese delle lobby il diritto di cura esclude milioni di cittadini e la stragrande maggioranza degli immigrati arrivati negli ultimi 25 anni.
Negli anni liberisti le disuguaglianze sono cresciute negli Usa piu' che in ogni altro paese capitalista, bloccato l'ascensore sociale, aumentano i laureati ma in misura inferiore in percentuale ad altri paesi visto che una retta annuale per l'università parte da 24 mila euro per arrivare a 70 mila negli atenei d'elites.
45 milioni di cittadini è alle prese con il debito universitario, costretto a contrarre mutui per 20 o 30 anni per una cifra totale astronomica pari a 1600 miliardi di dollari, queste le conseguenze dell'economia liberista basata sulla accumulazione finanziaria.
Negli Usa abbiamo lo 0,1 per cento di popolazione straricco, il 9,9% ricco e la restante parte della popolazione sempre piu' povera. Saranno sufficienti le ideologie sovraniste e religiose a impedire l'acuirsi delle contraddizioni sociali e la loro fragorosa esplosione? Se guardiamo allo 0,1%, lo scopriamo sempre piu' ricco, in 40 anni ha raddoppiato il proprio capitale, nelle metropoli piu' infuenzate dalla nuova tecnologia i salari sono cresciuti molto piu' che nelle altre aree ma allo stesso tempo il costo della vita e degli affitti ha raggiunto vette improponibili che vanno erodendo, anno dopo anno, i miglioramenti acquisiti.
E paradossalmente, ma non troppo, i voti delle classi sociali meno abbienti vanno o ai repubblicani o ai democratici piu' conservatori, le posizioni politicamente piu' avanzate godono del sostegno di laureati, in Italia non a caso parliamo della sinistra ztl per indicare i consensi nei quartieri borghesi e piu' agiati mentre in quelli popolari registriamo una voragine di consensi.
L'avvento di Reagan fu possibile dopo anni di strisciante propaganda neoliberista, di attacco frontale a sanità e istruzione pubblica, di lotta allo Stato come oppressione del sogno americano. Anche negli anni di Presidenza democratica non c'è stato il ritorno agli equilibri preesistenti, la perdita di consenso in alcune aree del paese e in determinate fasce sociali appare ancora oggi irreversibile. E i democratici non sono stati certo estranei all'avvento del noeliberismo come la sinistra europea è stata prona ai dettami dell'austerità e delle politiche di sacrificio imposte dalla BCE.
Ma da qui a ritornare sui propri passi corre grande differenza, come nel caso di Obama l'intervento in materia di sanità e istruzione pubblica è stato assai inferiore alle aspettative e alle necessità, dubitiamo che il moderatissimo Biden possa fare di meglio. E cosi' le contraddizioni cresceranno in seno all'impero (ma anche nei paesi del vecchio capitalismo europeo).
Da qui a ipotizzre la implosione sistemica corre grande differenza, nella patria del libero mercato i capitalisti ci hanno insegnato che, per quanto grandi siano le contraddizioni economiche e sociali, i dominati sono sempre un passo indietro rispetto ai dominanti e non sempre da situazioni favorevoli scaturiscono contraddizioni di classe e processi rivoluzionari. E gli stessi scenari riguardano il Vecchio continente con il vento che soffia a favore delle destre sovraniste che fanno il pieno di voti tra le classi sociali meno abbienti, lontani anni luce dalla sinistra politica e tecnocratica europea legata a doppio filo alle politiche di austerità
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