domenica 22 aprile 2018

Rei , lavoro o salario minimo?

Hanno ragione quanti scrivono e dicono che a prescindere dalla composizione del prossimo governo, è scontato il rafforzamento del Reddito di inclusione (Rei) come misura atta a contrastare la dilagante e crescente miseria. La forbice si va allargando, parliamo delle differenze tra quanti detengono una ricchezza in aumento e chi invece ha sempre maggiore difficoltà ad arrivare in fondo al mese.

Il Rei ha sostituito il vecchio Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) ma le cose non sono cambiate e i soldi continuano a mancare solo per garantire un reddito (o un sussidio?!) ai circa 4.7 milioni di uomini e donne che vivono in condizioni di assoluta povertà. di autentica indigenza.

L'ultima legge di stabilità non ha stanziato i soldi necessari prevedendo da qui al 2020 progressivi aumenti per il Rei, aumenti tuttavia che risultavano da mesi del tutto inadeguati a fronteggiare l'emergenza miseria.
Ma quanti sono i poveri in Italia e poi quale è il parametro che misura e attesa la povertà? Intanto il Governo Gentiloni ha sentenziato che i poveri sono circa 2,5 milioni , ossia meno della metà del loro numero effettivo stando almeno ai dati relativi ai redditi deunciati, quindi la dotazione del Rei pari a  1,5 miliardi l’anno è ben poca cosa per affrontare questa emergenza sociale

Il  Reddito di cittadinanza sbandierato da piu' parti avrebbe un costo di 30 miliardi se erogato in maniera piu' o meno seria, cifre corrispondenti al Reddito di dignità proposto da destra.

Intanto è bene fornire dei numeri, giusto per non cadere nell'equivoco dei diffusori di dati parziali e spesso manipolati. I lavori sottopagati sono sempre piu' numerosi, basti pensare che ormai l'economia digitale dei lavoretti prevede salari da 5\700 euro a fronte di orari giornalieri di 7\8 ore.

Il povero non è solo colui che non ha lavoro o reddito, spesso è un lavoratore che ha una o piu' collaborazioni o un regolare contratto a tempo indeterminato, un lavoro subordinato malpagato.
Povero è il pensionato con un assegno previdenziale da fame o il nucleo familiare che con uno stipendio e mezzo non arriva a fine mese e ricorre ai prestiti di Finanziarie o Inps solo per andare avanti.

 Attualmente sono circa 300 mila i beneficiari (110.138 famiglie) del Rei con un assegno che non arriva a 300 euro al mese. A questi aggiungiamo quanti percepiscono la  Sia (http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Sostegno-per-inclusione-attiva-SIA/Pagine/default.aspx)  ormai in scadenza, erano circa 477mila nel 2017 per un importo mensile di 244 euro.

Sono cifre decisamente basse con le quali si puo' pagare al massimo una bolletta e fare la spesa per una settimana (ma bisogna vedere quanti sono i componenti del nucleo familiare), sono misure destinate ad una platea alquanto ridotta a fronte di una miseria che ormai colpisce anche le famiglie con un lavoro che non riescono a far fronte al costo della vita (per esempio i ritardi nel pagamento delle bollette sono sempre piu' lunghi con il pagamento della mora per non parlare poi degli sconfinamenti dei fidi in banca con relativi interessi da pagare).

Il Rei partirà a pieno regime dal 1° luglio (per saperne di piu'..http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Reddito-di-Inclusione-ReI/Pagine/default.aspx) .

Incontrovertibile è il fatto che le misure Governative non hanno gli strumenti e le cifre necessarie a combattere la miseria e l'impoverimento crescente, l'importo che aumenta in base alla composizione familiare si avvale di cifre irrisorie.

In un paese dove i redditi da lavoro sono sempre piu' bassi, nel paese dove sta per arrivare il salario minimo come regola assoluta a cui attenersi, la questione lavoro\reddito\povertà\inclusione è diventata dirimente e non solo nell'ottica di tamponare la miseria con sussidi o redditi .

Quello che serve è altro: un investimento pubblico per creare lavoro (da non contrapporre al reddito), per migliaia di posti socialmente utili destinati ad opere di ammodernamento del paese, di manutenzione del territorio, di ricostruzione dei territori colpiti dai terremoti, ma per raggiungere questo scopo occorrerebbe rompere la gabbia dell'Ue di Maastricht. In caso contrario continueremo a parlare di misure tampone per contrastare una povertà che ormai attanaglia anche  quelle famiglie  fino a 15 anni fa ceto medio ed oggi cosi' impoverite e indebitate da essere sempre piu' risucchiate nel mare magnum della indigenza.

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