Blocco le attività, no anzi ci ripenso...La lettera di Confindustria e il dietro front di Conte?

Nella serata di domenica 22 Marzo è stato firmato il nuovo decreto che sancisce ulteriori limitazioni nei movimenti al fine di contenere i contagi.

Prima della emanazione del Decreto, conseguenza delle dichiarazioni di Conte in diretta Tv nella serata del 21\3, è arrivata una lettera di Confindustria  alla Presidenza del Consiglio che ha messo alcuni steccati.

Quali erano\sono le richieste dei padroni?
  • disposizioni generali per consentire attività escluse dalla categoria di quelle giudicate essenziali ma ad esse legate (quindi allargare la lista delle attività e non restringerla).
  • un atto chiaro  e non soggetto a intepretazioni di sorta per lasciare aperte tutte le attività a ciclo continuo
  • una sorta di autonomia di impresa con procedura amministrativa ultrasemplificata per consentire ad una aziende richiedente di avere risposte rapide , e positive, per continuare l'attvità
  • la salvaguardia di tutti i lavori\interventi connessi alla manutenzione e alla efficienza di impianti e macchinari che poi tradotto in altri termini potrebbe anche determinare il calo della produzione ma non la chiusura della stessa
  • lasciare tempi tecnici alle aziende definite non indispensabili giusto per avere qualche giorno in piu' e terminare lavorazioni in corso, per esaurire la lista delle ordinazioni  e delle consegne, una misura che alla fine aggirerebbe il decreto lasciando aperte innumerevoli attività industriali con tutta una serie di spostamenti e di circolazione di merci e forza lavoro
  • un dpcm snello da approvare e per precisare nei giorni a venire i codici esclusi dal blocco (ma la lista allegata sulle attività da mantenere aperte sono già fin troppo lunghe)
  • operatività delle imprese facenti parte di filiere internazionali
  • operatività della Borsa e del mercato finanziario
Se non credete a noi andate a leggere direttamente quanto Confindustria scrive a Conte  ( https://www.ilsole24ore.com/art/boccia-conte-industria-servizio-paese-ma-servono-correttivi-ADgS28E)

Non sappiamo quali fossero gli accordi tra Governo e Parti Sociali, quello che leggiamo è l'esatto contrario di un accordo.

Il Governo ha manifestato la sua volontà di contenere il contagio, i Sindacati hanno chiesto la temporanea chiusura di alcune attività nelle quali gli scioperi quotidiani rappresentavano una continua delegittimazione dell'operato stesso di Cgil Cisl Uil, i padroni hanno precisato, poche ore dalle dichiarazioni in Tv di Conte, che la filiera produttiva e logistica non va fermata, al massimo appena rallentata.

Alla fine, decreto alla mano, vince Confindustria e perdono i lavoratori che faranno bene in futuro a non fidarsi dei tavoli istituzionali e degli accordi, che sembravano già definiti, tra le parti sociali.

Allora, se la produzione deve andare avanti e con essa la speculazione finanziaria, se la cassa integrazione non si vuole applicare a settori per i quali sovente sono state decise lunghe serrate in base agli andamenti di mercato,  ai lavoratori e alle lavoratrici non resta che lo sciopero a tutela della loro salute e sicurezza.

Saranno loro a doverci pensare, rinunciando al salario, visto che Governo e Padroni non intendono farlo

Commenti