Ma perchè tanti dipendenti sono ancora negli Enti pubblici e nelle aziende private?

Alla caccia dei nuovi untori, appassionati della corsetta, ciclisti per i quali l'attività all'area aperta rappresenta un'esigenza insopprimibile anche in presenza di pandemia, giovani e vecchi ignari  della loro positività al Coronavirus  ma a zonzo nei centri commerciali.

C'è sempre bisogno di un falso obiettivo contro cui scatenare l'immaginario collettivo, la rabbia repressa, la necessità di individuare un nemico pubblico per non affrontare i problemi reali imposti dal contagio.

Siamo debitori  a Sergio Cararo ( https://contropiano.org/news/politica-news/2020/03/20/coronavirus-troppa-gente-in-giro-allora-chiudete-le-attivita-non-essenziali-0125573) di un breve articolo che fotografa, cartine allegate, le aree del contagio identificandole con le province legate alle attività industriali e della logistica, un motivo valido per chiudere da qui a una decina di giorni tutte le attività non essenziali.

La Società italiana di medicina ambientale poi mette in guardia dal pericolo inquinamento, la maggiore concentrazioni di PM10 sarebbe letale per quanti hanno già problemi respiratori, tanto piu' aumenta l'inquinamento tanto maggiori saranno i decessi o il deteriorarsi delle condizioni di salute dei contagiati.

Ragioni sufficienti a ridurre l'inquinamento, per imporre a tanti padroni la chiusura delle loro aziende, il virus si è del resto propagato non solo con la mobilità dei lombardi e dei veneti verso le loro seconde case o il ritorno al Sud di tanti studenti e pendolari, il contagio è avvenuto soprattutto attraverso la filiera produttiva ed industriale, la catena logistica lungo la quale le merci transitano maggiormente e piu' elevati sono i casi di Coronavirus. Ecco spiegata, e in poche battute, la necessità di chiudere le attività produttive come autentica risposta al diffondersi dei contagi.

Chiudiamo con la Pubblica amministrazione e l'invito ministeriale a svuotare gli uffici pubblici, un invito per altro non raccolto da tanti Enti locali che lesinano ai dipendenti le concessioni dello smart working.

La mancata chiusura delle aziende \magazzini privati e degli uffici pubblici veiene presentata come insopprimibili necessità, un po' come se ci mancassero l'acqua e i generi di prima necessità.

Innumerevoli uffici potrebbero lavorare in smart working, ci sono casi paradossali nei quali, senza alcuna attività in corso, vengono comandanti al lavoro gli uffici del cerimoniale, la Pubblica amministrazione nel suo complesso non intendere ripensare le modalità di organizzazione del personale e gestione dei servizi, paralizzata dalla palese incapacità di guardare al futuro ma perfino al presente.

 Nelle PA ridurre ai minimi essenziali e la presenza dei dipendenti nelle sedi sarebbe fin troppo semplice, ma gli Enti locali, incapaci come sono di riorganizzare i servizi, non vogliono ammettere il loro fallimento e cosi' piuttosto che mandare a casa il personale senza prestazione lavorativa ma con normale retribuzione (come se svolgessero servizio), al solo scopo di diminuire gli spostamenti e i contatti,  ricorrono a continui arbitri come imporre le ferie o rifiutare lo smart working.

Se gli Enti locali, e piu' in generale la Pubblica amministrazione , volessero dare il buon esempio, potrebbero non solo utilizzare lo smart working ma anche assumersi la responsabilità di mettere a casa, retribuito, il personale impossibilitato a svolgere  attività di questo tipo. Sarebbe una sfida, contro il tempo per altro, che i dirigenti dovrebbero accogliere per riorganizzare uffici e servizi, ridurre al minimo le presenze negli uffici, stabilire le rotazioni...

Il lavoro agile nelle Pa dovrebbe, decreti alla mano, costituire la modalità ordinaria, eccezion fatta per le cosiddette attività indifferibili che richiedono la presenza negli uffici, attività tuttavia ampliate oltre misura dagli atti dei segretari generali.

Le Pubbliche amministrazioni stanno solo guadagnando tempo, non hanno capito che mettere a casa la stragrande maggioranza del personale è la misura necessaria per arrestare i contagi, troppi dirigenti continuano a guardare al pubblico con gli occhi dei contabili di Bruxelles o con la testa paralizzata da codicilli e norme che in una situazione di emergenza servono solo ad acuire i problemi. Si aspetta che tutti i dipendenti abbiano esaurito ferie e permessi per metterli a casa o in congedo o  comunque retribuiti, ma nel frattempo saranno trascorse settimane decisive per combattere i contagi


Per queste ragioni il Governo deve subito emanare una norma chiara, poche righe per imporre al 99% la assenza dal lavoro da qui a due settimane, svuotare i luoghi pubblici, le aziende e i magazzini, ridurre al minimo gli spostamenti, non è terrorismo ma solo necessità.

E la ritrosia dei padroni a rinunciare ai loro profitti è del tutto simile alla follia dei dirigenti pubblici che continuano a chiedere al loro personale di recarsi al lavoro anche quando potrebbe svolgere lo stesso servizio da casa. Al contrario invece i dirigenti sono come i contabili dell'era pre computer a contare i  giorni di ferie, le ore eccedenti, i permessi compensativi, a pesare le varie norme per poi non prendere alcuna decisione.

Ecco perchè pubblico e privato, soggetti alle stesse regole di Maastricht, finiscono con l'avere atteggiamenti speculari e contribuire al diffondersi del contagio. Detto cosi' puo' essere una accusa ingenerosa ma esistono tanti strumenti per mettere in sicurezza i salari e i servizi, non farlo oggi è da irresponsabili, in ballo del resto c'è la salute pubblica, quella che in teoria dovrebbe essere un bene comune.

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