Confindustria detta le condizioni. E noi?

Confindustria sta giocando le sue carte, lo fa con il solito realismo tipico dei padroni, guarda al sodo delle questioni presentando il conto alla politica.. E in questi giorni i padroni avanzano un nutrito pacchetto di richieste che mira ad ottenere un periodo medio lungo nel quale siano sospese le tasse, ammortizzatori sociali, regime fiscali agevolati per le imprese, finanziamenti a fondo perduto.

E in questo contesto va collocata la querelle sull'orario di lavoro e già il Governo Conte sta facendo i primi passi indietro per non creare fratture con imprenditori e industriali , quindi se riduzione sarà potrebbe non essere  a parità di salario restituendo ai lavoratori e alle lavoratrici parte del  loro plus lavoro\ativo.

Ma gli scenari sono ancora in evoluzione, c'è chi rivendica aiuti alle imprese e quanti invece vorrebbero dei tagli fiscali, un leit motive che ormai accomuna la destra e Italia Viva.

Di certo mentre la cosiddetta sinistra esultava davanti a una storica conquista, la Ministra del Lavoro lanciava un messaggio rassicurante agli industriali, se ne parlerà (della proposta di ridurre gli orari utilizzando le risorse destinate alla formazione) piu' in avanti ammesso, ma non concesso, che resterà tra qualche mese argomento da trattare ai tavoli delle parti sociali. E sullo sfondo della querelle è evidente come il Governo in materia di statalizzazioni, orario di lavoro e legge sulla rappresentanza stia già facendo dei passi indietro per salvare una maggioranza fragile divisa tra nostalgici della Lega (il Mov 5 Stelle) e settori neo liberisti per i quali l'obiettivo resta sempre lo stesso ossia assicurare il massimo profitto ai padroni.

E intanto i sindacati si limitano a chiedere ammortizzatori sociali rinunciando a entrare nel merito delle questioni, ad esempio le modalità di gestione dei servizi , gli interventi a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori oppure, quando e se lo fanno,  si limitano a sottoscrivere protocolli di intesa facilmente aggirabili. Aria fritta al cospetto della sostanza padronale, di come si organizzano per tutelare i loro interessi di classe.

Ps in Parlamento si discute della eventuale responsabilità civile e penale per i contagi avvenuti nei luoghi di lavoro. A quanto si legge è sufficiente che il datore di lavoro abbia redatto dei protocolli chiedendone il rispetto. Nessuna responsabilità insomma se hai redatto linee guida anti covid, se quelle linee guida sono servite a giustificare l'apertura di aziende che per alcune settimane avrebbero dovuto chiudere i battenti. Non sappiamo ancora come finirà ma il rischio che passi una impunità di massa verso le responsabilità del contagio si fa sempre piu' forte. E per noi tanti luoghi di lavoro andavano chiusi visto che la circolazione di uomini e merci, la mobilità umana, si sono dimostrate tra le cause del diffondersi del Covid 19.  La storia puo' essere maestra di vita ma anche oggetto di rimozione, sta a noi scrivere le pagine dei prossimi mesi.

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